PRESIDENTE FLOS

PRESIDENTE FLOS
Piero Gandini è dal 1999 presidente di FLOS S.p.A., fondata nel 1962 a Merano e oggi tra le più note aziende d'illuminazione al mondo. Nel corso degli anni con FLOS hanno collaborato designer come Philippe Starck, i fratelli Castiglioni, Mario Bellini, Tobia Scarpa. Il 28 gennaio 2010 FLOS inaugura il suo showroom di Pechino.

A Milano avete il "Professional Space", uno spazio pensato per fare sperimentare ad architetti e designer le soluzioni della vostra illuminazione. Come sarà lo spazio di Pechino?


Questo showroom è stato creato per fare da testimonial della filosofia aziendale; è certamente  uno spazio in cui si possono vedere i prodotti,  ma anche dove si farà informazione, educazione, e assistenza per "addetti ai lavori" come architetti e negozianti di design. È un centro motore del business che svilupperemo in quest'aria; ovviamente, anche i privati saranno benvenuti, ma l'obiettivo principale sono gli addetti ai lavori.

Siete presenti in tutto il mondo, e in ogni vostro punto formate personale del paese d'origine: sarà così anche qui?


Abbiamo avuto una coincidenza abbastanza fortunata, grazie  ad una ragazza cinese che si è laureata alla Bocconi di Milano, ha lavorato per un po' nella moda e poi ci ha scritto. Difficile incappare in queste coincidenze: lei, insieme a una persona più specificamente orientata alle vendite, formerà il personale, che penso sarà quasi esclusivamente locale. Ovviamente quando si arriva in un paese distante e culturalmente complicato come la Cina quella di non avere un italiano qui è una scelta più complessa. Ma il punto è che la filosofia aziendale, il nostro modo di interpretare il design della luce,  è molto forte:  per trasferirlo in un paese nuovo è essenziale che chi lo fa sia originario di quel paese. Così si salta una barriera culturale, perché siamo un'azienda cultural oriented.

Cosa intende? Qual è il vostro approccio culturale?


Flos è un'azienda che ha fatto una base dell'impegno e dell'innovazione culturale. Ognivolta che si fa un prodotto ci si domanda non solo quanto potrà servire nel catalogo, ma ci si chiede che ruolo avrà rispetto allo scenario dell'illuminazione contemporanea in quel momento. Ha davvero una valenza importante? Dice davvero qualcosa? Ovviamente facciamo anche cose che hanno solo una una molto interessante e non una valenza assoluta, ma teniamo sempre presente questo aspetto. Ad esempio: ci siamo inventati delle macchine apposta per riuscire a decorare col gesso un certo tipo di lampada e donarle così  le giuste gradazioni. Flos ha sempre fatto dell'immaginario il suo obiettivo; poi si accetta qualsiasi sfida per realizzarlo. Non facciamo prodotti apposta per certi mercati, direttamente per una certa nazione. Non crediamo al target, crediamo all'individuo come individuo, ed è un'impostazione difficile. Ma è la ragione per cui questi prodotti si sono dimostrati così forti e durano per così tanti anni.

Come vi scontrate con la contraffazione in un paese come la Cina


Terribile. La questione della protezione della proprietà intellettuale in Cina è terribile. Credo che vada fatto molto e che sia anche nell'interesse della Cina farlo. Non ne faccio una questione di scandalo  perché so che l'Italia è uno dei paesi che ha copiato di più; l'Italia ha una strana contraddizione, è un paese innovatore ma è anche il terzo plagiatore al mond e  siamo gli unici a non avere una legislazione sul copyright del design in Europa. Il punto fondamentale è: la Cina vuole consegnare la leadership a chi innova o a chi copia? La scelta che hanno davanti è questa. Chi copia tanto, in Italia, non è mai stato leader. Le aziende che hanno trainato il sistema sono sempre state quelle guidate dagli innovatori. Se in Cina è puramente un problema di tempo, allora  so che c'è uno scotto da pagare; sicuramente dovremo fare delle battaglie dure, ma non sarà una questione di lunghissimo termine. Se invece la cutura che prevarrà è quella dell'imitazione, dell'astuzia, sarà un enorme problema. Ci deve essere una questione di orgoglio e di affezione nel riconoscere chi ha avuto per primo un'idea.

Lei ha ottenuto dei risultati eccellenti da quando è presidente. Da che tipo di formazione viene?

L'azienda è un'azienda di famiglia e io ero un ragazzo difficile, in una famiglia in cui il rigore era importante. Ho fatto malissimo il liceo classico. Rifiutavo l'autorità, ma in realtà ero permeato di questi valori. Quando venni mandato nella nostra filiale tedesca di allora mi trovai a contatto con gente che lavorava; in un contesto del genere ti metti a lavorare per forza, per rispetto della gente che hai a fianco. Ed è così che ho introdotto quei valori che erano già miei, di cui l'innovazione è uno dei principali. Mio padre mi ha sempre detto: "Non essere così ingenuo da credere che il potere non derivi da quante azioni hai, ma la realtà non è quella. La realtà è che comanda chi ha le idee. Non affidarti a una leadership basata solo sugli strumenti".

Avete incontrato molte difficoltà ad aprire in Cina?

Abbiamo ritardato l'apertura. In ogni posto al mondo ci sono difficoltà, ma qui, in un modo esasperato, contano le skill delle tue risorse umane, cosa difficilissima da trovare. Penso che in Cina sia fondamentale investire tantissimo in risorse umane.

Antonio Talia