L'uomo invisibile. Intervista al fotografo Liu Bolin

Liu Bolin, classe 73, unisce body painting, street art, fotografia, performance e arti visive. Espone nelle più importanti città del mondo: Parigi, New York, Berlino e oggi anche a Roma in una retrospettiva al Vittoriano fino al 1 luglio 2018

liu bolin intervista mostra vittoriano

Tra il 2005 e il 2006, Suojia Cun, un quartiere della periferia nord di Pechino, viene smantellato dalle autorità cinesi. Il terreno viene affidato a una delle numerose aziende di costruzione edile. Liu Bolin, come tanti altri artisti che vivevano nella zona, vede così il suo studio-laboratorio ridursi in macerie. Pochi hanno dato a quell'esperienza un valore aggiunto come ha fatto Liu. In quel periodo è nata infatti Hiding in the city, prima di tante serie in cui l'artista cinese scompare nello sfondo della città retrostante attraverso un'attenta opera di camouflage.

Liu Bolin, classe 73, unisce body painting, street art, fotografia, performance e arti visive. Espone nelle più importanti città del mondo: Parigi, New York, Berlino e oggi anche a Roma in una retrospettiva al Vittoriano fino al 1 luglio 2018.

In questa intervista l'artista affronta il suo percorso decennale, dai suoi inizi fino all'attuale consacrazione.


Vieni spesso descritto come performer o fotografo, mi piacerebbe invece cominciare questa intervista dai tuoi inizi. Gli studi sulla scultura come hanno influenzato la tua forma d'arte e il tuo pensiero?

Ho studiato e mi sono specializzato in scultura all'università ed è stata proprio la scultura a farmi entrare nel tempio dell'arte. Ha suscitato il mio interesse, le mie riflessioni e mi ha aiutato a concepire un metodo personale di riflessione artistico-filosofica. Da un certo punto di vista, la scultura stessa è una forma di linguaggio, come lo sono lo spazio e il tempo. La trasformazione dello spazio attraverso la forma della scultura ha avuto un grande impatto su di me, ma contemporaneamente, non volendo limitarmi ai confini di un artista scultoreo, me ne sono anche allontanato. Uso il contatto tra il mio corpo e lo sfondo più come un intervento tra un oggetto e il suo sfondo. Mi interessa l'interpretazione che si fa dal punto di vista sociale di questo intervento, trovo che sia più efficace della scultura.

Molti critici o giornalisti ti chiamano L'uomo invisibile, mi puoi parlare invece dell'importanza del corpo e del concetto di presenza nel tuo lavoro?

Ci sono alcuni punti su cui riflettere se vogliamo parlare del corpo partendo dai miei lavori. Partiamo dal colore: per prima cosa bisogna ripristinare il colore dello sfondo davanti al corpo. In questo caso si tratta di pura tecnica. Come si ripristina? Faccio emergere una nuova forma, un'immagine a colori conforme allo sfondo sul mio corpo. Il secondo livello di riflessione mi spinge a chiedermi: perché voglio apparire? C'è una ragione invisibile, e risponde alla nostra idea sulla natura stessa della vita e del rapporto che intercorre tra noi e il mondo. Come possiamo usare una prospettiva per interpretare la relazione tra la vita e il mondo? A mio modo di vedere, lo facciamo proprio con il corpo. La ragione invisibile della relazione tra la natura della nostra vita e il mondo circostante si manifesta gradualmente con la mia espressione di forma e di colore. Questo può essere un appello all'essenza della vita stessa o un'indagine e una riflessione sulla forma della vita.

Ho letto in una tua intervista che ti interroghi sulle evoluzioni della società di oggi, sui problemi e la direzione che si sta prendendo. Mi puoi dire cosa pensi della contraddizione che vede la commercializzazione e lo sviluppo di varie forme d'arte, come è successo alla Fabbrica 798 di Pechino?

La società cinese è passata attraverso numerosi cambiamenti che ne hanno caratterizzato il suo sviluppo. Oggi siamo in un momento storico in cui è stato introdotto il capitale, il capitale è concentrato nelle mani di pochi e va di pari passo alla mercificazione, per non parlare dei veloci cambiamenti dell'informazione. Questi cambiamenti vanno affrontati. È  stato consentito - infatti - di trasformare la vita di un popolo impostata su una determinata ideologia in un modello che porta avanti il commercio a livello internazionale. In questa fase dobbiamo affrontare tutto questo e soprattutto prevedere delle politiche conformi al cambiamento, questo è il problema.

Come scegli i temi e gli sfondi del tuoi lavori in Cina e all'estero? Ci sono delle differenze nel loro significato?

In Cina scelgo temi come la sicurezza alimentare, l'ecologia, l'inquinamento ambientale. All'estero, ad esempio negli Stati Uniti, ho scelto il crollo delle Torri gemelle, in Francia, invece, i fatti della rivista Charlie Hedbo o lo scandalo sulla carne equina. Ogni società ha i propri problemi.

Fin dagli inizi del 2000 hai stabilito un rapporto molto intenso con l'Italia e la galleria d'arte Boxart di Verona è stata un importante luogo per i tuoi lavori. Ci racconti come è nato questo rapporto e come l'Italia si distingue per te dagli altri paesi. Come hai concepito le tue serie italiane come hai scelto i temi e gli sfondi?

I miei rapporti con la Galleria Boxart di Verona sono sempre stati molto stretti, ma la nostra effettiva collaborazione è partita all'incirca nel 2007. Avevamo stabilito che ogni due anni sarei venuto in Italia per realizzare alcune opere, per delle mostre o per partecipare a fiere d'arte o mostre in alcuni musei. Il tema delle mie opere sull'Italia riguarda le due vette culturali rappresentate dall'antica cultura greca e dal Rinascimento e perfino il primato che l'Italia ha per la fermentazione del vino. Dietro c'è la voglia di approfondire e comprendere questa cultura, c'è il dialogo e la comunicazione.

Com'è il rapporto con i tuoi assistenti prima e durante il lavoro? Su cosa si basa la vostra comunicazione, quali sono le tue esigenze per una buona riuscita? C'è una persona sempre con te o cambi assistente?

I miei assistenti cambiano a seconda dei paesi in cui lavoro. In Italia, Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Russia e Cina, sono tutti diversi assistenti. Da un punto di vista delle tecniche tradizionali non ho delle pretese così alte, chi si occupa di pittura generalmente sa interpretate quello che voglio. Necessito solamente di persone serie e attente. È importante avere una buona comunicazione: se vedo un problema lo comunico immediatamente, lavoriamo in modo sereno e siamo particolarmente indipendenti.

Mi racconti com'è andata la tua collaborazione con l'artista francese JR? Cosa avete in comune e quali sono le differenze?

La mia prima collaborazione con l'artista francese JR è stata nel 2012 a New York, fuori dal suo studio a Soho. Ho dipinto il suo corpo, facendolo scomparire nello sfondo retrostante in cui erano raffigurati i miei occhi ingranditi di varie proporzioni. È stato un bell'inizio. Abbiamo poi lavorato davanti al Louvre nel 2016, mimetizzandoci davanti la facciata del museo. Siamo entrambi due street visual artist, facciamo arte all'aperto e creiamo sempre nuove possibilità. JR fotografa le persone comuni, gente sconosciuta, poi ingrandisce queste foto realizzando dei poster giganti e in questo modo esprime la sua visione della realtà. Dietro le sue opere c'è un ritorno all'epoca della stampa analogica e una visione sulla commercializzazione dietro le mie opere c'è la volontà di esprimere il rapporto tra uomo e il mondo circostante. Entrambi abbiamo un pensiero critico nei confronti della società in cui viviamo e siamo attratti dalle capacità che caratterizzano il genere umano oggi.

Le tue opere d'arte concedono allo spettatore la libertà e uno spazio proprio per una riflessione, ma allo stesso tempo si nota un approccio manieristico, una ossessione verso lo stile e la tecnica che spesso sembra divenire più importante del soggetto e del tema che viene rappresentato. Qual'è la tua risposta a questa considerazione?

Un bravo artista ha molto chiaro in mente cosa vuole esprimere. In altre parole sa disegnare per il suo pubblico un perimetro, un'area, in cui poi lo spettatore entra e sente ciò che l'artista vuole rappresentare. Da questo punto di vista, non importa né la tecnica né lo stile, gli artisti ti sanno portare all'interno di un mondo. Soffermarsi a considerare la tecnica superiore all'espressione è un finto problema. La cosa importante è che l'artista sappia molto chiaramente si vuole rappresentare e aver chiaro quali sono gli strumenti per farlo, così si avrà una comunicazione più efficace. Un artista eccellente nella propria espressione è legato alla perseveranza della tecnica utilizzata e al proprio senso dell'arte. È importante che l'artista sappia genuinamente tirare fuori la propria espressività e trasmetterla fino al cuore del pubblico.

Puoi raccontarci quali sono i tuoi nuovi progetti?

Andrò presto in Corea del Nord per un lavoro, poi sto lavorando alla mia serie sugli hacker. Scarico fotografie e carico in rete alcune mie opere utilizzando alcune tecniche di decriptaggio informatico. È importante avere un approccio critico riguardo il fenomeno contemporaneo degli smartphone e delle nuove tecnologie. Questo argomento mi interesserà sempre.



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