IL PENTAGONO SENZA IL SOLE CINESE

Ancona, 10 gen. - La visita di Hu Jintao negli Usa questa settimana (il 18 gennaio, ndr), verrà disturbata e non poco dal vincolo a comprare pannelli solari americani contenuto in una legge per l'esercito firmata lo scorso venerdì dal presidente Obama. La Cina produce infatti circa la metà dei pannelli solari del mondo. E, anche se gli Stati Uniti coprono circa un ventesimo del mercato, i cinesi devono iniziare a preoccuparsi. La legge che vincola la provvista di pannelli solari da parte del Pentagono è infatti stata scritta con ogni accuratezza per resistere alle proteste cinesi presso l'Organizzazione Mondiale del Commercio (World Trade Organization, WTO). E per di più presso il WTO gli americani hanno già presentato il 22 dicembre una circostanziata protesta contro i sussidi cinesi ai loro produttori di turbine eoliche.

 

La misura del Congresso non è insomma solo un atto estemporaneo, che compiace i deputati americani più avversi al commercio cinese. La legge richiede inoltre che l'esercito americano censisca i suoi bisogni di metalli rari, la cui maggioranza proviene dalla Cina. E l'esercito americano sta rapidamente crescendo come consumatore di energie rinnovabili, anche per gli effetti ambientali delle recenti guerre in Iraq e Afghanistan. Ma non paiono i moventi strategico-militari a spiegare la legge. Semmai è l'indignazione crescente del  Congresso per il vincolo imposto lo scorso anno dal governo cinese a spendere virtualmente tutti i 600 miliardi di dollari di
stimolo statale nei confini della Repubblica Popolare.

 

A rendere ancora più insostenibile la situazione è il paradosso indotto dai buoni propositi ambientali della presidenza Obama. Mentre Stati Uniti ed Europa sussidiano i compratori di pannelli solari, la Cina sussidia i suoi produttori, ed esporta quasi tutti i suoi pannelli in Occidente. La violazione delle regole del WTO, è flagrante, il che renderà delicata la visita del leader cinese, e difficile la sua replica. 

 

Anche perché le nazioni industrializzate hanno firmato l'accordo di reciprocità che prevede che gli acquisti del settore statale rispettino il libero mercato. Tutte, ma non la Cina, che tergiversa a riguardo da che è entrata nel WTO, una cosa non solo irrita il  governo ma è anche inaccettabile a detta dei funzionari del suo Ministero del Commercio. I pannelli cinesi costano circa un 20% meno di quelli americani; e la mossa sortirà l'effetto di incoraggiare i cinesi a trasferire alcune loro produzioni nel territorio degli Stati Uniti.

 

di Geminello Alvi

 

Geminello Alvi è economista, autore di libri come "Le seduzioni economiche di Faust" e "Il Secolo Americano".

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