I LAVORI DEL CONVEGNO IN ONORE DI MARIO BUSSAGLI

Di Adolfo Tamburello

 

Napoli, 27 ott. - Si è svolto a Roma a Palazzo Brancaccio fra il 21-23 settembre il Convegno in onore di Mario Bussagli che annunciavo su AgiChina lo scorso 13 marzo. È stato ospitato nella storica sede del Museo Nazionale d'Arte Orientale Giuseppe Tucci, ora ribattezzato "Sezione d'Arte Orientale Giuseppe Tucci " del Museo delle Civiltà. Donatella Mazzeo, già soprintendente di quel Museo, ha rilevato la personalità umana e scientifica di Mario Bussagli; a lei è seguito Marco Bussagli nel ricordo del padre.

 

Com'era prevedibile, le relazioni hanno spaziato dall'Oriente classico dell'Egitto nilotico al Giappone, cioè la vasta area di interessi culturali e di studio di Bussagli, tanto che uno dei relatori, Giorgio Mantici, è intervenuto sul tema "A lezione da Mario Bussagli: ovvero a lezione prima dell'avvento della 'rete'".  Fabio Scialpi, quasi a ricollegarsi a Mantici ha spaziato: "Dalla Cultura classica al'Umanesimo asiatico. L'immagine dell'India nell'opera di Mario Bussagli".

 

Prescindo, si è capito, dal denso calendario dei lavori e la loro sequenza e mi limito a citare le relazioni i cui titoli hanno presentato  collegamenti col mondo cinese e sue adiacenze vicine e lontane. Filippo Salviati ha intrattenuto l'uditorio sulla prima Cina imperiale e i suoi contatti in campo artistico con l'Occidente e il mondo nomade. Il mondo nomade è stato, si sa, di arricchimento duraturo delle arti cinesi e a sua volta veicolo di loro trasmissione fin nel lontano Mediterraneo. Maria Grazia Chiappori  ha coerentemente con questo illustrato  "La frontiera mobile: il confronto culturale tra l'Occidente e i nomadi nel mondo antico".

 

Sul tema della "diffusione", che è stato forse quello più coltivato, Vinicio Serino ha confermato la Cattedrale di Siena un "laboratorio iniziatico" partendo dalle già acute analisi di  Bussagli sulle presenze orientali nel monumento; Marco Bussagli ha ripreso un altro dei "cavalli di battaglia" del padre illustrando "L'idea d'Oriente nell'opera pittorica e grafica di Jheronimus Bosch con particolare riferimento al pittogramma 'da' nell'Incoronazione di spine della National Gallery di Londra".  Il giapponese Tanaka Hidemichi si è intrattenuto su "Leonardo da Vinci e l'Estremo Oriente", una tematica  che annovera oggi diversi cultori italiani sulla "sinicità" di Leonardo, come  ebbi di esporre nella nota su AgiChina "La Cina e Leonardo" del 13 giugno 2016.

 

Auspico che gli Atti del Convegno di prossima pubblicazione raccolgano un saggio di considerazioni conclusive sulle nuove conoscenze e i nuovi spunti dati dalle relazioni summenzionate, e da quelle che seguono su come l'Europa abbia recepito e vissuto nella storia l'Oriente, non sempre l'Asia. Su questo tema Marina Del Nunzio ha trattato "L'Oriente visto da Roma: le vetrate di Guillaume de Marcillat; Claudia Cieri Via  "La pittura vivente. Immagine e scrittura fra Oriente e Occidente";  Aldo Mastroianni "Il teatro del Mondo di Padre Athanasius Kircher fonte per gli influssi dell'arte e dell'architettura orientale nell'iconografia del Barocco e per la conoscenza delle immagini dell'arte orientale in Occidente".

 

Oggi si parla di globalizzazione, che è un fenomeno in rapidissima crescita, non nuovo, e che nelle arti ha avuto prima nome di "esotismo", poi magari di "chinoiserie", che in realtà percepiva e proponeva all'attenzione aspetti visualizzabili già oggi nelle loro matrici e sedi d'origine: questo il soccorso dell'archeologia per le età più antiche che Raffaele Biscione e Ali Azghar Vahdati hanno insieme presentato  con "Le aree culturali dell'Iran Orientale e dell'Asia Centrale meridionale dal Calcolitico all'Età del Ferro: persistenze e mutamenti"; Giovanna Lombardo con i "Rapporti tra nomadi e sedentari nelle Età del Bronzo e del Ferro nel Tajikistan meridionale (III-I millennio a.C.)".

 

Ancora sull'Asia centrale un tempo chiamata "Turkestan cinese", Andrea Di Castro ha riferito di "Kashgar: influenze kushana, eftalite e sogdiane lungo le vie della seta", Patrizia Cannata degli Uighuri  e lo loro conversione al manicheismo. Del transfert favorito nelle simbologie hanno relazionato Massimiliano Alessandro Polichetti e Pierfranceso Fedi, quest'ultimo sulla "Raffigurazione e modalità di utilizzazione del cristogramma IHS nella produzione giapponese nanban tra i secoli  XVI e XVII".

 

Contributi sulle arti buddhiste sono stati introdotti da Nicoletta Celli  su "Immagini e gesti. La reinvenzione del codice gestuale nell'iconografia buddhista in Cina". In merito al Tibet, specificato nella sezione "tra passato  e presente", le relazioni di Paola Mortari Vergara Caffarelli: "Persistenza nel Tibet buddhista di riti e costruzioni del periodo animistico e sciamanico"; di Marialaura Di Mattia, "Alcune riflessioni sul mandala nell'arte e nell'architettura dello mNga'ris all'inizio della Seconda Diffusione del Buddhismo"; di Elena De Rossi Filibeck, "Nostalgia del passato: voci e immagini nel Tibet contemporaneo". Sulla contemporaneità in connessione col tempo che fu la relazione di Alessandra Lavagnino: "Dunhuang, cinquant'anni dopo".

 

 

Nel ricordo di Edoardo Chiossone che raccolse una famosa collezione d'arte cinese e giapponese in Giappone oggi ben valorizzata a Genova, Donatella Failla ha illustrato i bronzi cinesi e giapponesi di quel Museo. Parlando di musei, mi sovvengono le collezioni cinesi e giapponesi del Museo Preistorico Etnografico Luigi Pigorini di Roma, anch'esso oggi sezione del Museo delle Civiltà. Peccato che non sia stata presentata alcuna relazione sulla fruibilità e lo studio delle sue collezioni cinesi e giapponesi del lascito di Vincenzo Ragusa e quelle più recenti preistoriche e protostoriche giapponesi e di folclore ainu ricevute a suo tempo dal Museo Nazionale di Osaka in cambio di nostri oggetti della collezione Gorgia. Già Bussagli si era proposto di chiedere le autorizzazioni a fare pubblicare tali collezioni a qualcuno dei suoi allievi.

 

26 OTTOBRE 2017


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