BOOM IMMOBILI: I RICCHI E POVERI

Pechino, 18 nov. - Da giorni lo scrivono i giornali cinesi, in articoli destinati a portare il buonumore soltanto tra gli speculatori edilizi. I prezzi delle case in Cina stanno salendo da mesi e, in ottobre, in 70 città del Paese si sono impennati del 3,8%, segnando il balzo annuale più alto dopo quello registrato alla fine delle Olimpiadi, nel settembre 2008. Il governo ha già annunciato la corsa ai ripari e sulle testate cinesi, in particolare quelle economiche, sono fioriti i commenti.  Ping Haining, commentatore del "Meiri Jingji Xinwen" (Notizie economiche del giorno) l'11 novembre ha scritto un editoriale criticando i metodi di controllo sulla speculazione edilizia applicati dal governo, definendoli «poco scientifici» e «poco approfonditi sul campo». Il giornalista ne elenca tre: l'invio di gruppi di indagine sul territorio per raccogliere informazioni di prima mano; l'invio di rapporti sulla speculazione edilizia locale da parte degli uffici governativi delle diverse regioni; e la partecipazione di rappresentanti degli uffici governativi locali a colloqui informali a Pechino. E nessuno funziona a dovere.
Da una parte, «poiché i gruppi di indagine sono pochi e hanno solo dieci giorni di tempo a disposizione per studiare la situazione di un'area, è molto difficile che possano davvero comprendere quello che sta succedendo». Contare sui rapporti inviati dagli uffici locali, però, sarebbe ingenuo: «Questi rapporti non sono credibili, sia perché i responsabili locali potrebbero non essere in grado di scovare gli speculatori, sia perché, anche se trovassero le informazioni, comunicarle ai piani superiori vorrebbe dire rompere alleanze di interesse, o addirittura mettere a repentaglio alcuni funzionari corrotti che lavorano nel proprio ufficio. E chi si metterebbe nei guai da solo?». E lo stesso vale per la pratica dei colloqui informali a Pechino, «ognuno svela solo ciò che gli è favorevole». Secondo Ping, «alcuni uffici governativi locali hanno stretto legami di interesse con gli imprenditori edili, fondati sullo sfruttamento finanziario della terra. La speculazione avviene alla luce del sole in molti posti. Non è che i governi non la vedono. E' che temono, avviando indagini approfondite, di spaventare gli imprenditori. Questo farebbe calare gli investimenti nella propria zona, riducendo il Pil locale. Un risultato che non giova alla carriera politica di nessuno». Li Yan, commentatore dello "Yanzhao Dushi Bao" (Quotidiano della metropoli di Yanzhao), lo stesso giorno ha affrontato il lato sociale dell'emergenza edilizia, esaminando il funzionamento del nuovo sistema degli affitti popolari (a prezzo calmierato) lanciato quest'anno nelle principali città del Paese. Al centro delle sue preoccupazioni stanno le esigenze e le aspirazioni del cosiddetto "strato sandwich" (jiaxin ceng): le famiglie, schiacciate come il prosciutto tra le due metà di un panino, che sono troppo povere per acquistare una casa a prezzi di mercato, ma troppo ricche per accedere all'edilizia calmierata. «Da quando è stato abbandonato il sistema di assegnazione pubblica delle abitazioni, la commercializzazione ha fatto sentire una segreta preoccupazione a un crescente numero di cinesi che vedono il proprio futuro segnato dal conto in banca in rosso - dice Li -. Il continuo impennarsi dei prezzi immobiliari sta trasformando le persone in lumache, caricando sulle spalle di chi sogna di possedere una casa un peso sempre più insostenibile». In queste condizioni, alle famiglie "sandwich" «non rimane che l'opzione di affittare una casa. Un affitto normale, però, si mangia metà del loro stipendio mensile. Così non possono nemmeno sperare di mettere da parte i soldi per acquistare una casa in futuro». Il 10 novembre il "Zhongguo qingnian bao" (Quotidiano della gioventù cinese) ha pubblicato un'indagine sul sistema degli affitti popolari condotta su 10mila persone. Secondo il sondaggio, il 95,1% degli intervistati è favorevole all'estensione su scala nazionale del sistema degli affitti popolari e il 72,4 per cento lo considera una nuova alternativa per i giovani, capace di alleviare le ansie del problema casa. Oltre uno su tre dice che questo sistema permetterà a un crescente numero di persone di affittare casa invece che di comprarla. Per Li, «il fatto che il 90 per cento degli intervistati sia a favore della diffusione degli affitti popolari è un segnale forte dell'incapacità dello "strato sandwich" di sostenere gli attuali prezzi immobiliari». Peccato che, secondo Li, il sistema degli affitti popolari e la vendita di case a prezzi calmierati, non funzionano ancora a dovere: «A Shenzhen, a causa dell'aumento degli affitti fissi, le aree destinate agli affitti popolari sono rimaste vuote al 70 per cento. A Pechino, invece, le persone che hanno più bisogno di accedere agli affitti popolari, cioè quelle provenienti da altre aree del Paese, non possono farlo a causa delle limitazioni legate al sistema di registrazione (hukou)». Ecco allora la ricetta per rendere più efficace il sistema degli affitti popolari: «Bisogna intervenire su più fronti per migliorare la situazione abitativa delle famiglie "sandwich", aggiustando le modalità con cui vengono fissati gli affitti, definendo in modo più appropriato le condizioni di accesso a questo sistema e rendendo più efficace la comunicazione al pubblico di queste iniziative. È già successo che persone che guidano una BMW ottenessero una casa a prezzo calmierato, ed è lunga la serie di scandali legati alla selezione degli aventi diritto. Il controllo sull'accesso agli affitti popolari può imparare anche da queste esperienze precedenti». Fondamentale, però, è che «il governo abbandoni la mentalità finanziaria nella gestione dei terreni». O, almeno, «che trovi un sistema che salvaguardi sia la popolazione sia il mercato, magari promuovendo politiche che incoraggino gli imprenditori a costruire abitazioni destinate all'affitto popolare». Il governo, afferma Li, «deve garantire non soltanto un'amministrazione finanziaria efficace, ma anche il benessere della gente».


Emma Lupano


Emma Lupano, sinologa e giornalista, cura per AgiChina24 una rassegna stampa bisettimanale volta a cogliere pareri autorevoli di opinionisti cinesi in merito a temi che si ritengono di particolare interesse per i nostri lettori.