BENDING ADVERSITY

di Davide Cucino*

 

Pechino, 02 mar. - In questi giorni si è ricordato il quarto Anniversario della tragedia dello tsunami che ha colpito parte delle coste del Giappone, ma che ha soprattutto fatto scoppiare una delle più gravi crisi nucleari della storia del pianeta. Il disastro dello tsunami rappresenta il punto di partenza del volume di David Pilling, Bending Adversity. Japan and the Art of Survival (Penguin, 2014). Pubblicato già da qualche mese, l'opera di Pilling è quanto mai attuale per cercare di comprendere, attraverso la sua storia più recente ma con un occhio anche alla sua tradizione culturale e alla psicologia della sua popolazione, quale direzione questo paese stia prendendo. La difficile collocazione del Giappone, un paese divenuto troppo poco asiatico per mantenere costantemente una leadership nell'area in cui si trova, ma anche troppo poco occidentale e poco aperto per consentirgli di rivendicare un ruolo globale diverso, non rappresenta che una delle mille contraddizioni che contraddistinguono questa incredibile nazione.

 

Le numerose contraddizioni tuttavia trovano, secondo Pilling, una giustificazione nella difficoltà che il popolo giapponese ha dovuto affrontare a causa della estrema asprezza delle condizioni naturali dell'isola in cui è stato edificato il paese. Un isolamento che ha consentito al Giappone di mantenere un alto livello di sicurezza nel corso di quasi tutta la sua storia, ma che gli ha anche impedito a lungo di interagire e diventare a tutti gli effetti un attore dello scacchiere globale con effetti che si manifestano fino ai giorni nostri.

 

Nella prima parte del volume si cerca proprio di dare enfasi al senso di unità che permea il carattere dei giapponesi. E' così che questi hanno saputo reagire alla tragedia dello tsunami così come hanno potuto ricostruire il paese dopo la pesante sconfitta subita nella II Guerra Mondiale, quando proprio questo senso di essenza di un Giappone “puro” e unito aveva obnubilato gli animi e indotto i suoi governanti a perpetrare atrocità in molti paesi del continente asiatico. Dai tempi del dopoguerra il Giappone probabilmente non si era più trovato in un tale stato di emergenza, nonostante le numerose calamità naturali che colpiscono sovente questo luogo impervio. Allora, pur avendo subito l'umiliazione dell'annientamento, la popolazione aveva mantenuto “l'impulso di fuggire dall'eredità asiatica”.  La Guerra scoppiata in Corea, l'aiuto degli USA che non avevano interesse a indebolire ulteriormente una nazione affranta dalla sconfitta del conflitto mondiale, e la fase di smantellamento dell'industria bellica accompagnata da uno sviluppo di quella dell'acciaio e di conseguenza di alcuni settori manufatturieri, portarono presto il Giappone ad una ripresa economica, aiutata enormemente dalla forte chiusura verso l'esterno, esponendolo quindi meno alla concorrenza mondiale. La determinazione con cui gli agglomerati industriali si sono concentrati sull'innovazione, a volte a scapito dei margini di guadagno, grazie ad un sistema in cui lo stato e le banche hanno svolto un ruolo decisivo negli aiuti, ha fatto si' che negli anni ottanta il Giappone potesse diventare una superpotenza industriale e la seconda potenza economica mondiale, in grado di finanziare direttamente e indirettamente il debito dell'occidente.

 

Pilling si sofferma sul periodo della crisi degli anni novanta, in cui la stagnazione, la deflazione, la caduta libera del mercato azionario, il fallimento della politica di finanziamento dell'industria da parte delle banche, il deterioramento delle condizioni di lavoro, la scarsa propensione a garantire un ruolo paritetico di genere, il debito pubblico crescente hanno creato un clima di depressione che ancora oggi influisce negativamente sul morale della nazione. Di fatto però, a questi fattori egli aggiunge quelli di carattere sociale e, sfruttando gli argomenti di un'intervista con lo scrittore Haruki Murakami indica quale vero motore del declino del paese due avvenimenti accaduti nel 1995, il terremoto di Kobe e l'attentato nella Metropolitana di Tokyo con il gas nervino da parte della setta Aum Shinrikyo. Nel primo caso il crollo di edifici e infrastrutture a seguito del terremoto ha messo in crisi un sistema in cui i traguardi ingegneristici del paese rappresentavano un vanto mondiale del Giappone. Mentre lo shock dell'azione terroristico-criminale degli adepti dello pseudo-santone Shoko Asahara ha posto degli interrogativi sullo stato di salute mentale di un'intera popolazione. Il paese continuava ad essere colpito dal declassamento economico, aggravato dall'ascesa della Cina, con la perdita da parte del Giappone del secondo posto nella classifica delle economie mondiali, si aggravava inoltre la crisi politica interna, attraverso la mancanza di una vera opposizione causata da una sorta di consociativismo legato a stretto filo con gli interessi delle corporazioni.

 

L'apparizione sulla scena di un Primo Ministro anomalo nei modi e nei contenuti ha contribuito nel corso dell'inizio del nuovo secolo ad attutire tale  declino. La gestione del paese da parte del Premier Junichiro Koizumi viene ben delineata da Pilling, che descrive i retroscena di politica interna volti a distruggere i particolarismi, a modificare un sistema di protezione sociale ormai insostenibile così come le scommesse elettorali di questo inconsueto leader politico. Lascia semmai a desiderare la scarna analisi dell'autore sull'uscita di scena di Koizumi. Una uscita di scena che fa ripiombare il Giappone nel clima di incertezze da cui stava uscendo, aggravato peraltro dalla forte crisi di identità del mondo giovanile, lasciato a sé stesso, e incapace di trovare una collocazione nella societa' e nel mondo del lavoro.

 

Il volume prosegue raccontando la storia politica degli ultimi anni. Se del breve periodo di governo Democratico (2009-2011) si parla come di  una grande occasione perduta, ciò rappresenta senza dubbio un importante cambio di tendenza, perché potrebbe rappresentare l'avvio di una possibile alternanza politica in grado di offrire maggiori traguardi economici e sociali grazie alle sfide che essa offre. Fino all'ascesa di Shinzo Abe, che ha riportato il Partito Liberal Democratico al potere, collocata nel difficile contesto del deterioramento dei rapporto con la Cina a causa della contesa delle Isole Senkaku/Diaoyu, (di cui ho precedentemente parlato in questo blog e in alcuni recenti articoli *)La sua agenda politica (conosciuta nel mondo come Abenomics) volta a spingere i consumi attraverso un nuovo pacchetto di stimolo, ad espandere la politica monetaria e fiscale e infine ad intraprendere la strada delle riforme strutturali, rappresenta una scommessa a cui i giapponesi e il resto del mondo vogliono credere. Accanto a questo pacchetto Abe ha l'obiettivo di far riconquistare al Giappone una posizione a livello mondiale. L'ambizione di emendare la costituzione post-bellica che oggi prevede la sola esistenza della forza di autodifesa; di esportare la propria industria militare; e di sperimentare nuove tecnologie nucleari, nonostante le forti opposizioni dovute al disastro di Fukushima, è considerata dai suoi vicini, e dalla Cina in primis, un vero e proprio atto di ostilità. Non aiutano gli atteggiamenti di ambiguità sui massacri della II Guerra Mondiale, mai completamente riconosciuti e le continue visite ailsacrario di Yasukuni in cui sono commemorati anche famosi criminali di Guerra.

 

Pilling termina la sua opera, tornando nei luoghi dello tsunami. La descrizione della caparbietà con cui le genti colpite dalla tragedia stiano ricostruendosi una vita è il segnale per l'autore, della capacità di un'intera popolazione a mantenersi unita e a superare ogni tipo di difficoltà. Ce la farà il Giappone?

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Acque Agitate nel Mar Cinese Orientale in Magda Abbiati and Federico Greselin (ed.), “Il liuto e i libri: studi in onore di Mario Sabattini”, Edizioni Ca' Foscari, Venezia, 2014

The difficult transition of China and the return of Japan in "Nomos & Khaos 2013-2014. Nomisma Report on Economic-Strategic Horizons", Nomisma Libri per l'Economia, Bologna, 2014


Davide Cucino, lavora per una multinazionale italiana in Cina, dove vive dalla fine degli anni ottanta. Sinologo, gia' presidente della Camera di Commercio Europea in Cina, ha scritto "Tra poco la Cina" (Bollati Boringhieri). E' appassionato di libri. Il suo contributo per Agichina rispecchia esclusivamente il suo personale punto di vista.