ADDIO A MEI BAOJIU, MUORE A 82 ANNI NOTO ARTISTA DELL'OPERA DI PECHINO

traduzioni a cura di Giovanna Tescione

 


Roma, 27 apr. – La Cina piange Mei Baojiu (梅葆玖), noto artista dell'Opera di Pechino (jingju 京剧), morto lunedì all'età di 82 anni. A lui va il merito di aver contribuito agli scambi culturali e alla promozione dell'arte teatrale cinese nel mondo, portando avanti la tradizione di un'arte antica e quanto mai affascinante.Nato nel 1934 e nono figlio di Mei Lanfang, uno dei maggiori interpreti dell'arte teatrale cinese e primo ad esibirsi fuori dalla Cina negli anni '20, Mei Baojiu ha iniziato a studiare l'Opera di Pechino all'età di 10 anni, calcando il palcoscenico per la prima volta a 13 anni.

 

Famoso, come il padre, per l'interpretazione di Dan (旦),  ruolo femminile spesso recitata da un uomo, a rendere celebre Mei Baojiu sono state le sue performance in Farewell My Concubine, The Drunken Beauty, Lady General Mu Takes Command e molti altri. Spettacoli dove Mei ha saputo omaggiare al meglio il ricordo e la grande bravura del padre, riportando sul palcoscenico quello che era stato il suo stile unico fatto di gesti delicati e di grande compostezza che lo hanno sempre distinto.Uno stile da cui è nata una vera è propria scuola, la Mei School e che Mei Baojiu si è sempre impegnato a portare avanti. Mei era anche capo troupe dell'Opera di Pechino che porta il nome del padre 'Mei Lanfang'.

 

Una vita dedicata all'arte teatrale e al ricordo di suo padre, dunque, senza mai abbandonare il palcoscenico, con un periodo di 'riposo forzato' durato ben 14 anni durante la Rivoluzione Culturale, dopo il quale però Mei è tornato a calcare le scene con la stessa passione di sempre. La sua ultima apparizione risale al 29  marzo scorso quando nel giorno del suo 82esimo compleanno ha regalato la sua ultima performance agli studenti dell'Università degli studi internazionali di Pechino. "L'opera di Pechino è il suono della Cina, la più valida voce del nostro paese", aveva dichiarato lo scorso anno in un programma radiofonico.

 

Inclusa nel Patrimonio Culturale immateriale dall'Unesco nel 2010, la jingju, che risale al 18esimo secolo e inizialmente riservata ai soli uomini, racconta in genere storie d'amore e intrighi di corte. Un'arte teatrale unica che combina dialoghi, canzoni, ballo e movimenti di arte marziale, dove tutto, dalla mimica alla gestualità, fino ad arrivare al trucco e all'abbigliamento degli attori, rivela qualcosa sulla natura del personaggio e sulla scena in corso. Rosso per la lealtà, nero per i personaggi dal carattere brusco e diretto, blu per il coraggio e l'orgoglio e bianco per la slealtà, ogni esibizione è ricca di simbologia intrecciandosi con la storia e la cultura millenaria cinese.

 

28 APRILE 2016

 

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