Ho sperato per un attimo nel silenzio dei beceri su Silvia Romano. Sono stato smentito

Si va da "adesso quanto ci costa" a "che ci è andata a fare in Kenya". Anche in questa occasione l'ondata di commenti sui social e vergognosa, ma qual è il guadagno?

Ho sperato per un attimo nel silenzio dei beceri su Silvia Romano. Sono stato smentito
 Foto: Facebook 
 Silvia Costanza Romano

Quando ho ricevuto la notizia che la nostra connazionale, Silvia Romano, è stata rapita in Kenya, il primo pensiero è andato a lei e alla famiglia affinché tutto si risolva per il meglio. Il secondo pensiero è stato un augurio che mi sono fatto: speriamo che i beceri non si scatenino in rete con insulti e stupidaggini, per usare un termine gentile, che offuschi l’operato di questa giovane donna.

Quando tutto è ridotto alla banalizzazione

Ma sono stato smentito. Purtroppo. E mi sono vergognato di essere italiano ma anche cittadino del mondo. Si sono sprecati i: "adesso quanto ci costa", "che ci è andata a fare in Kenya", "i keniani dovrebbero sentirsi offesi perché una bianca è andata lì ad aiutarli, perché i keniani sanno badare a se stessi". In pochi hanno sottolineato che una giovane donna, Silvia, sia partita per il Kenya per inseguire un suo sogno, il desiderio di essere e sentirsi utile, di essere vicina a una popolazione, nella zona in cui operava, che ha poco o nulla.

Nessuno. Perché? E’ così difficile apprezzare? Cosa ci viene in tasca, invece, a disprezzare? Non lo so. Le domande sono molte. Nessuno cerca di capire. Tutto viene ridotto alla banalizzazione: che ci è andata a fare lì, quanto ci costerà, per non citare cose peggiori. Tutto ciò è frutto di un clima che si è creato nel nostro paese. Cioè: se io discredito il migrante, il volontario, la ONG, io ne ho un guadagno. Quale guadagno? Nessuno. Anzi, chi disdegna perde in umanità, che non è buonismo, ma la consapevolezza che le povertà se si scontrano, perdono tutti, se si incontrano, guadagnano tutti.

Il caso della nave di "Medici seza frontiere"

E’ un clima. Io non so se Medici senza frontiere, la sua nave, ha scaricato rifiuti pericolosi o tossici o addirittura infettivi. Ma quando leggo che i vestiti possano trasmettere la meningite, la tubercolosi, l’AIDS, credo che anche chi ha un minimo di buon senso si metta ridere. Tutto ciò lo sostiene il pm Zuccaro, tutti se lo ricordano per le parole al vento sulla complicità delle ONG con i trafficanti di uomini. Indagine finita nel nulla. Magari anche quest’ultima finirà allo stesso modo. Ma la gente ci ha creduto e continuerà a pensare quello che Zuccaro sostiene.

E’ possibile che in un paese civile, come l’Italia è, non prevalga il buon senso, non la rivolta al pensiero che si sta diffondendo, ma solo il buon senso? Basterebbe quello. Sarebbe la vera rivoluzione. Poi lo stesso magistrato, competente per territorio, perché non apre indagini sul Cara di Mineo, che sta diventando, giorno dopo giorno, una bomba umanitaria, sanitaria ed ecologica? Perché?

Allora concludo. Posso vergognarmi di essere italiano se il pensiero dominante è quello del magistrato Zuccaro? Penso di sì. Non voglio offendere nessuno. Ma sembra proprio che Zuccaro l’abbia giurata alle ONG, perché?

Chi parla a sproposito non conosce l'Africa

L’Africa l’ho vissuta e la vivo. Chi ne parla a sproposito non la conosce, non conosce il Kenya, forse Malindi, ed è inutile spigare cosa sia e da chi è frequentata questa città. Il rapimento è stato messo a segno a Chakama nella contea Kilifi, che non ha nulla a che fare con Malindi. Non solo, credo che occorra capire ciò che muove migliaia di volontari a frequentare quelle aree dell’Africa, sperdute e abbandonate a se stesse.

Dove lo Stato non c’è, perché allo Stato non interessa il proprio popolo, ma solo arricchire il proprio clan al potere. Quella gente, se non ci fossero le ONG, non saprebbe davvero cosa fare, come arrivare a sera, come curarsi, altro privilegio riservato a pochi. Gente che potrebbe accarezzare l’idea di un arruolamento nelle file del terrorismo islamico, oppure prendere la via indicata dal sogno di arrivare dove si sta meglio, in Europa. Se non ci fossero missionari e ONG, quella gente non avrebbe nemmeno il minimo per sopravvivere.

In Congo

Voglio raccontare un episodio che ho vissuto personalmente, quando vivevo nella Repubblica del Congo, nella città di Pointe Noire. La città è divisa – non ci sono barriere, ma la divisione la si percepisce perfettamente – tra la ville, dove vivono soprattutto gli espatriati (Pointe Noire è la capitale economica del Paese), e la cité, dove vivono i poveri in case fatiscenti, senza acqua corrente, con l’elettricità che arriva a singhiozzi, senza fogne.

Ebbene, nel 2010, per 12 giorni di fila, è venuta a mancare la fornitura di energia elettrica. La ville non ha avuto grossi problemi perché ogni casa o palazzo d’uffici aveva un proprio generatore di corrente autonomo, e quindi c’era anche acqua. La citè è rimasta al buio, senza acqua potabile, e ad aggravare la situazione ci si è messa anche la stagione delle piogge. Morale. In quel periodo, proprio a causa della mancanza della corrente elettrica è scoppiata un’epidemia tremenda di poliomielite.

In 12 giorni 500 morti

Migliaia di malati e in 12 giorni quasi 500 morti, contati male. Io ho potuto essere rivaccinato. La povera gente no. E’ stata assistita da servizi di volontariato, supportati dal ministero della Salute. La poliomielite era stata debellata nel 2000, dieci anni senza un caso. E in 12 giorni, in soli 12 giorni, sono morte centinaia di persone, oltre ai malati. La gente delle Ong percorre quei sentieri battuti dalla gente che non ha nulla e riceve poco. Per carità non saranno dei santi, ma farli passare tutti per dei trafficanti di esseri umani, oppure in soggetti dediti al malaffare che smaltiscono senza controlli rifiuti pericolosi, ce ne passa.

Infine, solo un augurio che tutto, per Silvia e la sua famiglia, finisca nel migliore dei modi. Convinto che continuerà a inseguire e realizzare il suo sogno. Di donne come lei il mondo ha bisogno, soprattutto l’Italia. Non di eroi o rivoluzionari, ma solo persone di buon senso, quelli che Jorge Luis Borges chiamava “i gusti”. Una poesia che in molti, nel nostro Paese, dovrebbero imparare a memoria.



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