Mariam continuerà a cucire i suoi abiti e a difendere il suo sogno

Pizzigati (Fondazione Zanetti Onlus): "Sosterremo le spese di affitto per un anno". Storia di una donna della Costa D'Avorio che ha provato a cambiare vita e a liberarsi da droga e prostituzione

Mariam continuerà a cucire i suoi abiti e a difendere il suo sogno

Nei mesi scorsi, proprio su questo Blog, vi ho raccontato la storia di Mariam. Una ragazza della Costa d’Avorio. Ora una giovane donna. Una vicenda tragica. Mariam non ha mai conosciuto i suoi genitori, ha sempre vissuto con la nonna, un po’ malata, a cui ha dovuto provvedere per tutto, cibo, medicine, casa. Lei, Mariam, dall’età di 8 anni ha praticato quello che nella sua città Grand Bassam, chiamano “sesso di sopravvivenza”.

Un modo per poter sopravvivere. Per anni si è drogata per sopportare il fatto di dover andare anche con 10 uomini ogni notte. Eppure aveva un sogno. “Il mio sogno?”, mi ha raccontato tutte le volte che l’ho incontrata, “avere una macchina da cucire, un posto dove cucire e degli allievi a cui insegnare un mestiere”. Un sogno che piano piano è diventato realtà. Ha seguito un corso di cucito, ha mostrato di avere talento, nonostante sia pressoché analfabeta, ma il sogno è stato più forte di ogni altra cosa. “Nella mia testa non c’è più la droga, non c’è più il sesso per sopravvivere, ma l’idea di confezionare un abito. Ci sono riuscita. Il mio sogno si è avverato. Ora ho una macchina da cucire, un luogo dove poterlo fare. Fino a ieri ero proprio contenta”.

Fino a ieri. Fino a quando, questa mattina, è arrivata la polizia. Mariam, insieme alle altre persone che vivevano nella corte dove c’era la sua baracca, poco più di una stanza con un materasso di gomma piuma dove dormiva lei e la nonna, è stata sgomberata dalla polizia. Il proprietario, a cui lei come gli altri pagavano l’affitto, ha venduto il sito, senza dire nulla a loro, e così i gendarmi hanno eseguito l’ordine di sfratto: immediato, senza preavviso. Mariam mi ha chiamato questa mattina per raccontarmi questa vicenda. Come si può bene immaginare, piangeva. Soprattutto mi ha detto che ora non sa “dove poter far dormire la nonna, io una sistemazione magari la trovo, ma mia nonna dove potrà andare”. È riuscita a recuperare le sue poche cose.

Mariam, fino a ieri, viveva nel quartiere Odos di Grand Bassam, un quartiere fatto di baracche messe in piedi alla belle e meglio, pareti di legno e cartone con un tetto di lamiera che durante le giornate torride di sole fa diventare la baracca un forno. E quando, invece, piove tutto diventa un lago di fango. Certo non è il luogo dove un essere umano può vivere, ma era la sua casa, il luogo dove sua nonna poteva stare tranquilla, lo spazio dove c’erano tutte le loro cose: vestiti, pentole, il necessario per cucinare e per lavarsi, tutto in uno spazio ristretto.

Ora, in pochi minuti tutto questo non c’è più. Con gli amici italiani che vivono a Grand Bassam riusciremo a trovare una soluzione, ci inventeremo qualcosa per trovare i soldi per affittare una stanza da qualche parte, non più una baracca. Mariam e la nonna, per ora, andranno a dormire da un’amica, Aisha, ma Leone della Comunità Abele di Grand Bassam, che continuerà ad aiutarle come ha sempre fatto insieme ad Alessandro di Terre des Hommes, mi ha assicurato che nei prossimi giorni si riuscirà a trovare una casa. 

E la solidarietà non è mai stanca. La Fondazione Zanetti Onlus, nell’ambito del progetto #dallapartedinice, ha deciso di sostenere gli sforzi di Mariam: “Siamo da sempre vicini al progetto #dallapartedinice e siamo lieti di poter essere accanto a Mariam in questo momento – afferma il presidente della Fondazione, Mauro Pizzigati – attraverso il sostegno delle spese per l’affitto per un anno, per dare alla giovane e forte Mariam anche il tempo di provvedere successivamente ai bisogni della sua famiglia”.

Di sicuro Mariam continuerà a lavorare nel suo atelier, a confezionare i suoi abiti. Proprio domani dovrebbe iniziare un corso per imparare a gestire meglio l’atelier.  Il suo atelier, un container giallo messo a bordo della strada, vicino a quella che era la sua baracca, che si distingue dal grigiore che regna tutto intorno. Un segno e un simbolo di speranza. Mariam vuole tenere duro. Quell’atelier è il sogno diventato realtà, è il suo laboratorio di idee, un luogo che ha chiamato “Konaté Création”.

Konaté è il suo cognome, le creazioni sono le sue. La nonna ne è sempre andata orgogliosa, tanto che ha battuto le strade polverose del quartiere per chiamare a raduno le sue amiche e conoscenti. Le ha portate tutte davanti all’atelier di Mariam per dire loro che la nipote ce l’ha fatta e quel container giallo è lì a dimostrarlo. 

Mariam mi ha detto che al corso ci andrà, che continuerà a cucire i suoi abiti. Non vuole abbandonare il suo sogno perché, come lei dice, “il tempo fa maturare, la speranza fa vivere”.



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