CRISI: COME LA VEDONO GLI EUROSCETTICI  

CRISI: COME LA VEDONO  GLI EUROSCETTICI  

(di Geminello Alvi)

Ancora a gennaio i commentatori in Europa si compiacevano  spiegando che la moneta unica aveva smentito lo scetticismo degli economisti americani. La crisi mostrava, a loro dire, che l’euro non era stata una cattiva idea e sarebbe durato.  Paul Krugman se ne ricorda e controbatte: “sembra essere stato una cattiva idea proprio per le ragioni dette dagli scettici; e per quanto riguarda la sua durata: la questione è ancora aperta.” Ma inclina al pessimismo: “Ora che Grecia e Germania hanno la stessa moneta, comunque la sola maniera di ridurre i costi relativi dei greci è qualche combinazione di inflazione tedesca e deflazione greca. Siccome la Germania non accetterà l’inflazione, è deflazione”. E’ peraltro inverosimile che il Pil  greco torni ai livelli del 2008 prima del 2017. In scenari di crisi bancaria conclude a sua volta Krugman “si aprirebbe la porta all’uscita dall’euro.”  Un esito negativo guadagna probabilità pure per Nouriel Roubini.  Egli riconferma il suo scetticismo circa il salvataggio europeo. “Aumentare il programma per la sola Grecia - fino a 100-120  miliardi di euro, come suggerito dal FMI- non funzionerà” Meglio per lui un Piano B ovvero: un’immediata ristrutturazione del debito greco; drastiche misure fiscali nell’area PIIGS; una politica accomodante di Germania e Bce. Il piano A risulta insomma a suo dire non solo ingestibile, ma pure economicamente inutile.

Non diversa sfiducia si ritrova negli argomenti di Jean Paul Fitoussi. “La deflazione aumenta il peso del debito, quindi si sta assecondando un circolo vizioso che ci porta all’inferno”. Anche Thomas Piketty, sempre da Parigi,  giudica insostenibile il riaggiustamento chiesto alla Grecia.  Concorda con le stime dell’Economist: la riduzione brutale del deficit primario di 12 punti percentuali in tre anni lascerebbe un debito in crescita fino al 149% del Pil. Il rischio è ancora che il salvataggio europeo sia peggio che improbabile: inutile.  Peraltro un piano B che ristrutturi subito il debito, reflazioni la Germania e tagli i deficit del PIIGS, richiede prontezza e unità d’intenti: leadership europea effettiva. Quella di cui tutti lamentano però l’assenza . Kenneth Rogoff, circa il salvataggio infatti dichiara.  “Non ho mai pensato che la l’Europa potesse prenderne la leadership”. Rogoff stima che tra Grecia, Spagna, e Portogallo il FMI potrebbe arrivare ad impegnarsi per 200 miliardi di dollari, ma ammette: potrebbero non bastare.



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