JALONGO, LA SCUOLA OGGI NON SA PIU' DARE GIOIA

(AGI) - Roma, 29 ott. - "Il problema della scuola di oggi e'che non riesce a rappresentare un momento di approfondimentocome apertura o qualcosa di gioioso. Gli studenti siallontanano e diventano quasi irraggiungibili perche' sonoimmersi in una scuola noiosa, priva di passioni e di stimoli".Questa e' l'opinione di Valerio Jalongo, regista del primo filmitaliano in gara questa sera al Festival Internazionale delFilm di Roma, "La scuola e' finita". Al suo debutto in unlungometraggio, Jalongo, professore, ha realizzato una sorta divideo diario in una scuola romana per 3 anni e da questo,

JALONGO, LA SCUOLA OGGI NON SA PIU' DARE GIOIA

(AGI) - Roma, 29 ott. - "Il problema della scuola di oggi e'che non riesce a rappresentare un momento di approfondimentocome apertura o qualcosa di gioioso. Gli studenti siallontanano e diventano quasi irraggiungibili perche' sonoimmersi in una scuola noiosa, priva di passioni e di stimoli".Questa e' l'opinione di Valerio Jalongo, regista del primo filmitaliano in gara questa sera al Festival Internazionale delFilm di Roma, "La scuola e' finita". Al suo debutto in unlungometraggio, Jalongo, professore, ha realizzato una sorta divideo diario in una scuola romana per 3 anni e da questo, conla collaborazione di Daniele Lucchetti, ha tratto spunto per ilsuo film, interpretato da Valeria Golino, Vincenzo Amato el'esordiente Fulvio Forti. "La scelta del liceo Pestalozzi e'anche legata al nome dell'educatore che ha pronunciato lamassima che per noi e' stata guida in questo progetto: nessunapprendimento ha valore se toglie la gioia - spiega il registadurante la conferenza stampa -. Questo non vuole essere un filmdi denuncia sociale o autoreferenziale per i festival. Volevofare un lungometraggio rivolto proprio ai ragazzi ed ho sceltoun liceo di periferia come ce ne sono moltissimi, diverso daquelli rassicuranti della buona borghesia raccontati moltevolte dal cinema e dalla televisione". In "La scuola e' finita"si trattano temi molto forti quali la droga. "Non e' inventatonulla - dice ancora il regista - dalla mia esperienza diprofessore ho visto molte volte girare tra le aule e neicorridoi pasticche e stupefacenti vari, per non parlare deglispinelli, che, a mio avviso, sono pericolosissimi perche'creano dipendenza psicologica tra i ragazzi. Purtroppo oggi -aggiunge - negli istituti scolastici c'e' troppa tolleranza,figlia del revisionismo nato negli anni '70 di cui oggi si e'quasi perso il controllo. I professori molte volte sonoimpossibilitati ad intervenire, oppure non ne hanno vogliaperche' hanno perso stimoli. Inoltre - conclude - il problemaeconomico non e' irrilevante: la figura dell'educatore ha persoprestigio anche agli occhi degli studenti, soprattutto se unragazzo guadagna piu' di un professore vendendo, per esempio,cd piratati".
La scuola descritta da Jalongo e' costituita in prevalenza da studenti annoiati distratti cinici e da professori infastiditi e disillusi. Come spiega lo stesso regista, il titolo originale doveva essere 'L'aria' perche' "nella scuola manca il senso di aria, ossigeno, qualcosa che ci accomuna tutti, qualcosa da condividere". Per questo "per molti studenti i libri di testo sono quasi oggetti esotici, inutili, e preferiscono vivere di televisione o videogiochi, eppure - dice ancora il regista - se viene tesa loro la mano come accade nel mio film, questi ragazzi apparentemente 'irraggiungibili' ti seguono". La professoressa 'Golino' ha vissuto in maniera particolare questo film: "Non ho ricordi memorabili dei miei insegnanti - dice l'attrice - ma la scuola fa parte della mia vita perche' mio padre era un professore. Credo che fosse eccezionale come insegnante, ma era certamente a disagio nell'istituzione scolastica. Per tirare avanti, infatti, era costretto a fare altri lavori, come scrivere articoli per i giornali". (AGI)



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