AGI - Chi si aspettava una serata di sola musica sarà rimasto deluso. Questa volta le politiche del presidente americano Donald Trump, comprensive della questione immigrazione e delle violenze dell'Ice, hanno fatto una pesante irruzione nella serata di Losa Angeles dedicata ai Grammy Awards, gli oscar americani per la musica.
Ma che l'aria fosse diversa dal solito lo si era capito subito. Già prima del via della 68esima edizione molte star avevano criticato l'applicazione militarizzata delle leggi antimmigrato registrata in diverse città americane, tra cui la stessa Los Angeles. Sul palco, poi, è successo di tutto.
La cantante di origine cubana Gloria Estefan, che ha vinto il suo quinto Grammy in carriera per il miglior album Latin tropical, parlando in sala stampa accanto al red carpet ha invitato i latinoamericani ad "alzare la voce" contro politiche che ha definito "disumane". "Non credo che qualcuno direbbe che vogliamo un 'liberi tutti' alla frontiera", ha commentato. "Ma quello che sta succedendo non riguarda i criminali. Queste sono persone che hanno famiglie e che contribuiscono a questo Paese da decenni. Bambini piccoli, ci sono centinaia di bambini nei centri di detenzione". "Spero che il governo ascolti il nostro appello all'umanità, che è la cosa principale di cui abbiamo bisogno", ha aggiunto.
Kehlani, accettando il Grammy per la migliore performance R&B, ha concluso il suo discorso invitando i presenti nella sala "a unirsi come comunità di artisti e a parlare apertamente contro quello che sta succedendo", aggiungendo una frase contenente una parolaccia per esprimere la sua disapprovazione nei confronti dell'Ice.
Shaboozey, vincitore del Grammy per la migliore performance country duo/gruppo per "Amen" con Jelly Roll, ha brindato agli immigrati che, ha detto, "hanno costruito questo Paese, letteralmente". E ha aggiunto: "Grazie per aver portato qui la vostra cultura, la vostra musica, le vostre storie e le vostre tradizioni. Date colore all'America". In sala stampa Shaboozey si è commosso citando i suoi genitori immigrati dalla Nigeria. "Vengo da quella stirpe", ha detto, "che ispira le persone, spero, e che cerca di vivere al massimo del proprio potenziale".
Kehlani è tra gli artisti che indossano una spilla con la scritta "Ice Out", assieme a Justin Vernon della band indie Bon Iver e la cantante jazz Samara Joy. La campagna di sensibilizzazione è stata lanciata ai Golden Globes, dove Olivia Rodrigo, Ariana Grande e Jean Smart erano tra coloro che indossavano spille con quel messaggio o con la scritta "Be Good", un riferimento a Renee Good, la donna di 37 anni uccisa a sangue freddo a Minneapolis da un agente dell'Ice.
La polemica su Nicki Minaj
Un'ovazione alla notte dei Grammy ha accolto l'annuncio fatto dal conduttore, Trevor Noah, quando ha detto che non era presente in platea Nicki Minaj, la rapper diventata una sostenitrice del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e delle sue politiche. La scelta ha deluso molti suoi fan e colleghi.
Bad Bunny contro le retate dell'Ice
Durante le premiazioni dei Grammy, a prendersi le luci della ribalta è stato la megastar portoricana Bad Bunny che ha lanciato un messaggio forte contro le retate contro gli immigrati che stanno scuotendo gli Stati Uniti. Ritirando il premio per il miglior album di musica urbana dell'anno, il 31enne ha detto: "Prima di ringraziare Dio, dirò: fuori l'Ice", guadagnandosi gli applausi del pubblico di Los Angeles. Tra una settimana, Bad Bunny si esibirà come headliner durante l'intervallo del Super Bowl. Una scelta di far esibire Bad Bunny al Superbowl è stata criticata dalla base Maga, che gli rimprovera di cantare in spagnolo oltre che le sue prese di posizione definite "woke". Mentre Trump ha fatto delle espulsioni di migranti un asse centrale della sua politica, Bad Bunny ha deciso che il suo tour mondiale che sta portando avanti da novembre non passerà dagli Stati Uniti, per proteggere i suoi spettatori da potenziali retate dell'Ice. Poiché Porto Rico è sotto giurisdizione americana dal 1898, anche lui è cittadino statunitense.
Il messaggio di Billie Eilish
Il Grammy per la miglior canzone dell'anno è andato a Billie Eilish con "Wildflower". Anche la cantante ha lanciato dal palco un messaggio a favore degli immigrati, bersaglio del governo Trump. "Nessuno è illegale su una terra rubata" ai nativi americani. Il suo messaggio ha scatenato l'ovazione della platea della arena di Los Angeles. "Dobbiamo continuare a combattere e a far sentire la nostra voce e protestare, le nostre voci contano e la gente conta", ha concluso tra gli applausi.
La stoccata di Trevor Noah a Trump
Una stoccata al presidente americano è poi arrirvata dal conduttore dei Grammy, Trevor Noah. "Ogni artista vuole vincere un Grammy quanto Trump vuole la Groenlandia, visto che l'isola di Epstein non c'è più e a lui ne serve un'altra in cui andare in giro".
La reazione del presidente
La replica del presidente Usa è stata immediata. Trump ha affermato di "non essere mai stato sull'isola di Jeffrey Epstein e "né in nessun posto vicino" e ha annunciato di querelare il presentatore dei Grammy Awards. "I Grammy Awards sono i peggiori, praticamente inguardabili! La Cbs è fortunata a non avere più questa spazzatura infestare le sue onde radio. Il presentatore, Trevor Noah, chiunque sia, è quasi pessimo quanto Jimmy Kimmel agli Academy Awards per i bassi ascolti. Noah ha detto, sbagliando sul mio conto, che Donald Trump e Bill Clinton hanno trascorso del tempo sull'isola di Epstein. Sbagliato!!! Non posso parlare per Bill, ma non sono mai stato sull'isola di Epstein, né in nessun posto vicino, e fino alla falsa e diffamatoria dichiarazione di stasera, non sono mai stato accusato di esserci stato, nemmeno dai media che si occupano di fake news", ha scritto il capo della Casa Bianca su Truth. "Noah, un completo perdente, farebbe meglio a chiarire i fatti, e a chiarirli in fretta. Sembra che manderò i miei avvocati a fare causa a questo povero, patetico, senza talento, idiota di presentatore, e gli farò causa per tanti soldi. Chiedete al piccolo George Slopadopolus e ad altri come è andata a finire. Chiedete anche alla Cbs! Preparati Noah, mi divertirò un po' con te! Presidente DJT", conclude.
Il Dalai Lama vince il suo primo Grammy
Tra i vincitori della serata figura, a sorpresa, anche il Dalai Lama, guida dei buddisti di tutto il mondo, al suo primo Grammy assegnato per la categoria audiolibri, narrazione e storytelling. Il carismatico novantenne, che vive in esilio in India e lodato in tutto il mondo per la sua instancabile campagna a favore di una maggiore autonomia per la sua patria tibetana, che Pechino considera parte integrante della Cina, è stato proclamato vincitore alla cerimonia dei Grammy a Los Angeles per il suo libro "Meditations: The Reflections of His Holiness the Dalai Lama" (Meditazioni: le riflessioni di Sua Santità il Dalai Lama).
"Ricevo questo riconoscimento con gratitudine e umiltà'", ha dichiarato in un post sui social media. "Non lo considero qualcosa di personale, ma un riconoscimento della nostra responsabilità universale condivisa. Credo sinceramente che la pace, la compassione, la cura per il nostro ambiente e la comprensione dell'unicità dell'umanità siano essenziali per il benessere collettivo di tutti gli otto miliardi di esseri umani", ha aggiunto. "Meditation: Reflections Of His Holiness The Dalai Lama" vede la partecipazione di artisti come Rufus Wainwright, che ha ritirato il premio a nome del leader spirituale, e Maggie Rogers. Il Dalai Lama aveva solo 23 anni quando fuggì dalla capitale tibetana Lhasa temendo per la sua vita dopo che le truppe cinesi repressero una rivolta nel 1959. Non è mai tornato. Il premio Nobel per la pace insiste nel dire che ha ancora molti anni da vivere, ma i tibetani si stanno preparando per un inevitabile futuro.