AGI - È morto Sandro Mazzola, storico simbolo dell'Inter. Aveva 83 anni. A dare l'annuncio è stato il club nerazzurro con una nota. "È stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra", si legge nel comunicato dell'Inter, che ricorda la figura dell'ex attaccante e capitano tra i protagonisti assoluti della Grande Inter.
"È stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra". L'Inter ricorda così Sandro Mazzola, morto a 83 anni, con un lungo messaggio pubblicato sul sito, dedicato a uno dei simboli assoluti del club. Per i nerazzurri Mazzola non è stato semplicemente un grande giocatore: "Lui è stato la storia dell'Inter: ci è entrato da ragazzino e non ci è più uscito".
L'infanzia segnata da Superga
Una storia iniziata quando era ancora bambino, con sulle spalle il peso enorme del cognome del padre Valentino, capitano del Grande Torino morto nella tragedia di Superga. Mazzola aveva poco più di sei anni quando perse il padre. L'Inter ricorda il bambino che vedeva "le facce distrutte della gente" che lo abbracciava senza capire fino in fondo cosa stesse accadendo. Valentino lo avrebbe conosciuto soprattutto attraverso il racconto degli altri e attraverso una memoria diventata presto leggenda.
Nella sua crescita ci furono anche due grandi figure della storia nerazzurra, Giuseppe Meazza e Benito Lorenzi. Meazza contribuì alla sua formazione tecnica, mentre Lorenzi arrivò fino a casa sua, a Cassano d'Adda, con scarpe e pallone. A otto anni Sandro e il fratello erano già, ricorda l'Inter, quasi delle mascotte della squadra, tra campo, spogliatoi e stadio.
L'esordio e l'ascesa nella Grande Inter
L'esordio in prima squadra arrivò presto e in una delle partite più singolari della storia nerazzurra. Il 10 giugno 1961, nella ripetizione di Juventus-Inter, il club schierò la formazione Primavera. Finì 9-1 per i bianconeri, ma l'unico gol dell'Inter fu segnato proprio da Mazzola, allora diciottenne.
Da lì iniziò una carriera destinata a coincidere con una delle epoche più importanti della storia del club. Helenio Herrera trovò per lui il ruolo ideale tra centrocampo e attacco e Mazzola divenne uno degli uomini simbolo della Grande Inter.
La consacrazione di Mazzola: la Coppa dei Campioni del 1964
La consacrazione arrivò nel 1964, nella finale di Coppa dei Campioni contro il Real Madrid al Prater di Vienna. L'Inter ricorda un Mazzola quasi incantato davanti a Di Stefano, Puskas e agli altri campioni spagnoli prima dell'ingresso in campo. Poi, in partita, segnò due gol nel 3-1 che consegnò ai nerazzurri la prima Coppa dei Campioni. A fine gara Puskas gli regalò la maglia e gli disse: "Sei degno di tuo papà Valentino".
Con l'Inter Mazzola vinse quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Fu capocannoniere della Serie A nel 1965 con 17 reti e della Coppa dei Campioni nel 1964 con sette. Nel 1971 arrivò secondo nel Pallone d'Oro alle spalle di Johan Cruyff.
Il club ripercorre anche alcune delle immagini che hanno segnato la sua carriera: il gol all'Independiente in Coppa Intercontinentale, la rimonta contro il Liverpool, la rete nel derby dopo appena 13 secondi e quella contro la Lazio nel 1966 che valse all'Inter la prima stella.
Il dopo campo, da dirigente a maestro
Il rapporto con il club non si interruppe con il ritiro nel 1977. Dopo 17 stagioni, 565 partite ufficiali e 158 gol, Mazzola continuò a lavorare per l'Inter anche da dirigente e direttore sportivo. Il club ricorda tra le sue intuizioni Walter Zenga e soprattutto il ruolo avuto nell'arrivo di Ronaldo: quando il Fenomeno venne presentato nella sede nerazzurra, accanto a lui c'erano Luis Suarez e Sandro Mazzola.
Negli ultimi anni aveva continuato a frequentare la sede e Appiano Gentile, raccontando ai giocatori del presente le storie della Grande Inter e mantenendo vivo il legame con quella che aveva definito "per me come una mamma". Nel maggio 2024 era tornato anche sul prato di San Siro insieme a Gianfranco Bedin e Mario Corso per le celebrazioni della seconda stella, ricordando quella prima conquistata 58 anni prima.
Il saluto dell'Inter si chiude con una frase che Mazzola aveva indicato come il modo in cui avrebbe voluto essere ricordato: "Come un bravo uomo, che se la gioca anche quando è impossibile vincere, come in quel 9-1".