AGI - Le Olimpiadi di scacchi, le più grandi organizzate finora, tornano dal 15 al 27 settembre in Uzbekistan, a Samarcanda. Saranno 400 le squadre al via tra torneo Open e femminile, con quasi duemila giocatori iscritti. L'India proverà a difendere i due ori conquistati a Budapest 2024, gli Stati Uniti partono come prima testa di serie nell'Open, mentre l'Uzbekistan padrone di casa è tra le nazionali che possono puntare alla vittoria. Sullo sfondo anche il possibile incrocio tra le squadre di Gukesh e Sindarov, avversari nel prossimo Mondiale, previsto a Ginevra a fine anno.
Il formato rende l'Olimpiade diversa da un normale torneo individuale. Ogni incontro si disputa su quattro scacchiere e la classifica viene determinata dai punti ottenuti dalle squadre: una vittoria vale due punti, un pareggio uno. Per questo un successo per 3-1 e uno per 2,5-1,5 hanno lo stesso peso nella graduatoria generale. Il risultato dipende dall'insieme delle quattro partite e anche una sconfitta nelle scacchiere più basse può incidere quanto una vittoria ottenuta in prima.
La cerimonia inaugurale è in programma il 15 settembre, mentre il primo turno si giocherà il giorno successivo. I turni saranno undici, con una giornata di riposo il 22 settembre e l'ultima giornata di gara prevista per il 27. Open e torneo femminile si disputano in contemporanea con sistema svizzero. Ogni squadra schiera quattro giocatori per incontro e può contare su una riserva. I numeri confermano la dimensione dell'evento: 208 squadre nell'Open e 192 nel torneo femminile, per un totale di 400 formazioni, venti in più rispetto a Budapest 2024. I giocatori iscritti sono 1.971, tra cui 233 grandi maestri e 214 maestri internazionali.
Olimpiadi di scacchi, regole e tempi di gioco
Le partite si giocano a cadenza classica: ogni giocatore ha a disposizione 90 minuti per le prime 40 mosse e altri 30 minuti per concludere la partita, con un incremento di 30 secondi a mossa fin dall'inizio. Non è consentito concordare la patta prima della trentesima mossa del Nero. Prima di quel momento il regolamento ammette il pareggio soltanto in caso di triplice ripetizione della posizione o stallo.
Ogni squadra è composta da quattro giocatori più una riserva. A ogni turno ne vengono quindi schierati quattro. L'ordine delle scacchiere pubblicato attualmente da Chess-Results è ancora provvisorio: i giocatori sono elencati in ordine decrescente di Elo in attesa che i capitani presentino l'ordine definitivo, che resterà poi fisso durante il torneo.
È anche per questo che un'Olimpiade può essere meno prevedibile di un torneo individuale. Avere un fuoriclasse in prima scacchiera non basta: un match può essere deciso sulle scacchiere più basse. Allo stesso modo, una nazionale senza giocatori ai vertici della classifica mondiale può compensare con maggiore profondità e continuità di rendimento.
Un torneo di scacchi che ha quasi cento anni
La prima Olimpiade ufficiale organizzata dalla FIDE si disputò a Londra nel 1927, con 16 nazioni partecipanti e la vittoria dell'Ungheria. Dopo la Seconda guerra mondiale il torneo riprese nel 1950 e da allora si disputa normalmente con cadenza biennale. La prima Olimpiade femminile arrivò invece nel 1957, a Emmen, nei Paesi Bassi, e fu vinta dall'Unione Sovietica.
Accanto alle medaglie, vengono assegnati tre principali trofei a squadre. La nazionale vincitrice dell'Open riceve la Hamilton-Russell Cup, messa in palio dal mecenate inglese Frederick Hamilton-Russell per la prima edizione del 1927. Il trofeo è proprietà della FIDE e resta alla federazione vincitrice fino all'Olimpiade successiva, senza poter essere acquisito definitivamente. Alla squadra che vince il torneo femminile viene invece assegnata la Vera Menchik Cup, intitolata alla prima campionessa del mondo di scacchi.
C'è poi il Nona Gaprindashvili Trophy, destinato alla federazione che ottiene il miglior risultato combinato tra torneo Open e femminile. Istituito nel 1997, porta il nome della quinta campionessa del mondo e della prima donna a ricevere dalla FIDE il titolo di grande maestro, nel 1978. L'India ha conquistato il trofeo nelle ultime due edizioni, a Chennai nel 2022 e a Budapest nel 2024.
Gli Stati Uniti partono davanti a tutti
Guardando al rating, la prima favorita è ancora una volta la squadra a stelle e strisce. Gli Stati Uniti sono la testa di serie numero uno dell'Open, con una media Elo di 2753, davanti a India e Uzbekistan. La formazione comprende Fabiano Caruana, Wesley So, Levon Aronian, Hans Niemann e Awonder Liang.
Manca invece Hikaru Nakamura, numero tre del mondo e assente anche all'Olimpiade di Budapest del 2024. Il 38enne americano ha parlato della sua scelta durante uno dei suoi stream, soffermandosi anche sulle condizioni economiche offerte per partecipare. Nakamura ha spiegato che il compenso proposto era di circa 10.500 dollari, sostanzialmente invariato rispetto a dieci anni fa. Tra le ragioni indicate ha però citato anche la volontà di lasciare spazio a giocatori più giovani. Anche senza Nakamura, gli Stati Uniti presentano una delle rose più forti del torneo. Caruana, So e Aronian hanno già una lunga esperienza olimpica, mentre Niemann e Liang faranno il loro debutto con la nazionale statunitense.
Il rating, tuttavia, negli ultimi anni non è bastato agli Stati Uniti per dominare la competizione. A Budapest 2024 erano già la prima testa di serie e conclusero al secondo posto. L'ultimo oro americano risale al 2016, a Baku.
L'India deve difendere due titoli
Due anni fa a Budapest l'India dominò l'Olimpiade. Nell'Open vinse dieci match su undici, pareggiandone soltanto uno, e chiuse con 21 punti. Gukesh realizzò 9 punti in 10 partite e conquistò l'oro individuale in prima scacchiera. Nella stessa giornata arrivò anche il successo della squadra femminile. A Samarcanda quattro quinti della formazione Open campione sono ancora presenti: Arjun Erigaisi, Praggnanandhaa, Gukesh e Vidit Gujrathi. L'unica novità è Nihal Sarin, che prende il posto di Pentala Harikrishna. Nonostante l'esperienza di Vidit, 31 anni, l'età media della squadra resta inferiore ai 24.
Rispetto a Budapest è però cambiata soprattutto la situazione di Gukesh. Nel 2024 arrivò all'Olimpiade dopo avere vinto il Torneo dei Candidati ed era già lo sfidante designato di Ding Liren per il titolo mondiale, che avrebbe poi conquistato a dicembre. Due anni dopo il suo Elo è sceso a 2703 e il campione del mondo non è più il giocatore con il rating più alto della squadra indiana. Davanti a lui ci sono Praggnanandhaa, a 2761, Arjun Erigaisi, a 2759, e Nihal Sarin, a 2718. Una distribuzione della forza che rende comunque l'India una delle squadre più profonde del torneo: in una competizione giocata su quattro scacchiere, la qualità complessiva della formazione può contare quanto avere una prima scacchiera dominante. C'è infine un precedente da inseguire. Se l'India dovesse vincere nuovamente l'Open, sarebbe la prima nazionale dai tempi dell'Armenia, campione nel 2006 e nel 2008, a difendere con successo il titolo olimpico.
L'Uzbekistan non è più una sorpresa
La terza testa di serie è anche una delle squadre più attese dell'Olimpiade. L'Uzbekistan si presenta davanti al pubblico di casa con una media Elo di 2720 e una formazione composta da Javokhir Sindarov, Nodirbek Abdusattorov, Nodirbek Yakubboev, Shamsiddin Vokhidov e Mukhiddin Madaminov. Il capitano è l'ex campione del mondo FIDE Rustam Kasimdzhanov. Quattro anni fa a Chennai l'Uzbekistan fu la grande sorpresa del torneo. Partiva come 14esima testa di serie e conquistò l'oro senza perdere neppure un match. A Budapest 2024 confermò di essere ormai stabilmente tra le migliori nazionali al mondo, chiudendo al terzo posto.
Da allora la squadra è cresciuta ancora. Abdusattorov si è consolidato ai vertici degli scacchi mondiali, mentre Sindarov ha compiuto un ulteriore salto di qualità: nel 2025 ha vinto la World Cup di Goa e pochi mesi dopo si è imposto anche nel Torneo dei Candidati, conquistando il diritto di sfidare Gukesh per il titolo mondiale. Il quadro rispetto al 2022 è quindi completamente cambiato. A Chennai l'Uzbekistan era una giovane nazionale capace di sorprendere le grandi potenze. Quattro anni dopo arriva all'Olimpiade da terza testa di serie, con due giocatori sopra quota 2760 e ambizioni dichiarate di vittoria. E questa volta gioca in casa.
La Cina e il ritorno di Ding Liren
La quarta squadra con una media Elo superiore a 2700 è la Cina, testa di serie numero quattro a Samarcanda. Il nucleo della formazione è quello che da anni accompagna la nazionale ai vertici: Wei Yi, Ding Liren e Yu Yangyi, affiancati da Xu Xiangyu e Kong Xiangrui.
Wei, Ding e Yu facevano già parte delle squadre cinesi che conquistarono l'oro olimpico nel 2014 e nel 2018. Dodici anni dopo il primo successo, la Cina si presenta quindi con alcuni dei protagonisti di quella generazione ma anche con due volti nuovi. L'osservato speciale è soprattutto Ding Liren. Dopo aver perso il titolo mondiale contro Gukesh nel dicembre 2024, l'ex campione del mondo ha attraversato un lungo periodo con poca attività agonistica, soprattutto negli scacchi classici. Il ritorno a un torneo classico è arrivato soltanto nell'aprile 2026, nel campionato cinese a squadre.
Negli ultimi mesi Ding ha però aumentato progressivamente gli impegni, giocando nella lega cinese, nel China Chess King e nel World Team Rapid & Blitz Championship di Hong Kong. Non è più il numero uno del Paese: davanti a lui nel rating c'è oggi Wei Yi, che guida anche la formazione cinese nelle liste provvisorie dell'Olimpiade. Una Cina con Wei, Ding e Yu Yangyi competitivi resta comunque una delle principali candidate al podio. Non ha la profondità di Stati Uniti, India e Uzbekistan, ma può contare su tre giocatori con una lunga esperienza ai massimi livelli e su una tradizione recente che comprende due ori olimpici nelle ultime sei edizioni disputate.
Dalla Germania alla Turchia, le altre squadre da seguire
Dopo le prime quattro il rating medio scende, ma il gruppo delle possibili outsider resta ampio. La Germania, quinta testa di serie, è guidata da Vincent Keymer, numero sei del mondo nella classifica FIDE di settembre. Con lui ci sono Matthias Bluebaum, Frederik Svane, Alexander Donchenko e Rasmus Svane. Subito dietro c'è l'Olanda, che schiera Anish Giri e Jorden van Foreest e ritrova Loek van Wely, 53 anni, alla prima Olimpiade dal 2018. Completano la squadra Erwin l'Ami e Casper Schoppen. L'Azerbaigian, settima testa di serie, punta ancora su Shakhriyar Mamedyarov, mentre l'Ungheria si presenta con Richard Rapport e Peter Leko. Tra le squadre della seconda fascia ci sono anche Francia, Armenia, Ucraina, Spagna, Turchia, Serbia e Polonia: formazioni con un rating medio inferiore alle grandi favorite, ma in grado di rendere complicato qualsiasi scontro diretto.
Tra queste, la Turchia presenta una delle coppie più giovani e interessanti del torneo. Ya??z Kaan Erdo?mu?, 15 anni, è già a 2716 Elo ed è affiancato dal 17enne Ediz Gürel, a 2636. Erdo?mu? aveva superato quota 2700 già a maggio, quando aveva ancora 14 anni.
I grandi assenti
Il numero uno del mondo Magnus Carlsen non sarà a Samarcanda. La Norvegia arriva all'Olimpiade senza di lui e senza altri due giocatori inizialmente selezionati, Aryan Tari e Jon Ludvig Hammer. Con una media Elo di 2577, la squadra norvegese è scesa fino alla 21esima posizione nella graduatoria di partenza. L'assenza di Carlsen pesa anche per un motivo storico. Le Olimpiadi restano uno dei pochi grandi traguardi che il norvegese non ha mai raggiunto: ha rappresentato il suo Paese in otto edizioni, senza mai conquistare una medaglia a squadre.
Non ci sarà, come detto, neppure Hikaru Nakamura, assente anche a Budapest nel 2024. Senza Carlsen e Nakamura, il giocatore con il rating più alto tra gli iscritti all'Open sarà Fabiano Caruana, a 2789 Elo. Tra gli assenti c'è anche Alireza Firouzja. Il numero uno francese ha declinato la convocazione senza rendere pubbliche le ragioni della decisione. La Federazione francese ha reagito in modo netto, ricordando che si tratta del quinto anno consecutivo in cui Firouzja non partecipa né alle Olimpiadi né ai Campionati europei con la nazionale. La FFE ha inoltre annunciato che il giocatore non verrà più convocato in futuro, a meno che non manifesti chiaramente la volontà di rientrare stabilmente nel progetto della squadra francese.
Olimpiadi femminile: l'India parte ancora davanti
Nel torneo femminile la squadra da battere è ancora l'India, prima testa di serie e campione in carica. A Samarcanda schiera Humpy Koneru, Divya Deshmukh, Vaishali Rameshbabu, Vantika Agrawal e Savitha Shri, con l'obiettivo di difendere l'oro conquistato due anni fa a Budapest. Nel 2024 l'India arrivò all'ultimo turno appaiata al Kazakhstan e conquistò il titolo battendo 3,5-0,5 l'Azerbaigian, mentre le kazake pareggiavano contro gli Stati Uniti. Fu il primo oro olimpico della storia indiana nel torneo femminile e contribuì al doppio successo insieme alla squadra Open. Tra le protagoniste ci fu Divya Deshmukh, che chiuse con 9,5 punti su 11 e vinse l'oro individuale in terza scacchiera.
La principale rivale sulla carta è la Georgia, seconda testa di serie e una delle grandi potenze storiche degli scacchi femminili. Nana Dzagnidze, Nino Batsiashvili, Bella Khotenashvili, Lela Javakhishvili e Meri Arabidze formano una squadra esperta e senza grandi punti deboli. Dall'indipendenza dall'Unione Sovietica, la Georgia ha conquistato quattro ori olimpici nel torneo femminile.
Subito dietro c'è il Kazakhstan, terza testa di serie e reduce da un'Olimpiade 2024 chiusa a un solo punto dall'India. La squadra è guidata da Bibisara Assaubayeva, affiancata da Alua Nurman, Meruert Kamalidenova, Elnaz Kaliakhmet e Zarina Nurgaliyeva. Assaubayeva, 22 anni, arriva a Samarcanda dopo essere diventata una delle giocatrici più riconoscibili del circuito: a fine 2025 ha conquistato per la terza volta il titolo mondiale blitz e nel 2026 ha vinto anche il Norway Chess Women. La Cina, quarta testa di serie, resta una candidata alle medaglie ma non si presenta con la formazione più forte possibile. La prima scacchiera è Zhu Jiner, che con circa 2550 Elo è la giocatrice con il rating più alto tra le iscritte e che a Budapest vinse l'oro individuale sulla prima scacchiera. Con lei ci sono Song Yuxin, Lu Miaoyi, Yan Tianqi e Zhai Mo. Mancano però alcuni dei nomi più importanti degli scacchi cinesi, a cominciare dalla campionessa del mondo Ju Wenjun, oltre a Lei Tingjie e Tan Zhongyi.
Gli Stati Uniti completano il gruppo delle principali candidate al podio. Carissa Yip e Alice Lee guidano una formazione che comprende anche Irina Krush, Tatev Abrahamyan e Rose Atwell. A Budapest gli Usa conquistarono il bronzo e Yip vinse l'oro individuale in seconda scacchiera. Subito dietro c'è l'Ucraina, che porta a Samarcanda uno dei nomi emergenti più interessanti dell'intera Olimpiade. Anastasiia Hnatyshyn, 16 anni, figura nelle liste provvisorie come prima scacchiera della nazionale. A giugno ha vinto il Campionato europeo individuale femminile a Batumi quando aveva ancora 15 anni: partiva come 76esima testa di serie e ha chiuso con 9 punti su 11, conquistando anche una norma da maestro internazionale.
Tra le giovanissime da seguire c'è anche Bodhana Sivanandan, nella squadra dell'Inghilterra. Ha appena 11 anni ma è già alla sua seconda Olimpiade dopo l'esordio di Budapest 2024. Nel frattempo ha continuato a scalare rapidamente il ranking e ad agosto è diventata la più giovane campionessa britannica femminile della storia.
L'Italia degli scacchi all'Olimpiade
La squadra azzurra Open è composta da Lorenzo Lodici (2583), Luca Moroni (2556), Francesco Sonis (2542), Sabino Brunello (2535) ed Edoardo Di Benedetto (2466). Il capitano è Pierluigi Piscopo. La media Elo delle prime quattro scacchiere è 2554, che vale all'Italia la 27esima testa di serie. Il punto di forza è soprattutto l'equilibrio della formazione, con i nostri giocatori che possiedono stili diversi e possono, di squadra, adottare strategie sempre differenti in base all'avversario.
In un'Olimpiade questa profondità può contare quanto avere una prima scacchiera molto più forte del resto della formazione. Le squadre della seconda fascia vengono spesso messe in difficoltà quando il livello scende sensibilmente nelle ultime scacchiere; nel caso italiano, almeno nelle prime quattro, la differenza è molto ridotta.
Molto dipenderà però dagli abbinamenti prodotti dal sistema svizzero. Per una nazionale che parte intorno alla 27esima posizione, uno o due risultati positivi contro squadre della top 15 possono cambiare rapidamente il torneo. Allo stesso modo, perdere punti contro avversarie con un rating inferiore può far arretrare di molte posizioni. Il riferimento iniziale può quindi essere la top 30, sostanzialmente in linea con il valore assegnato all'Italia dal rating. Entrare nelle prime venti richiederebbe invece un torneo sopra le attese. Il precedente di Budapest invita comunque alla cautela: nel 2024 gli azzurri partirono come 28ª testa di serie e conclusero al 43° posto.
L'Italia femminile
Più indietro nella starting list parte la nazionale femminile, 31esima testa di serie con una media Elo di 2220. La squadra è formata da Marina Brunello (2308), Olga Zimina (2305), Kamilla Rubinshtein (2146), Tea Gueci (2122) e Giulia Sala (2055). Il capitano è il grande maestro Mihail Marin.
La struttura della formazione è diversa rispetto a quella dell'Open. Marina Brunello e Zimina, entrambe maestre internazionali, formano una coppia di testa praticamente equivalente per rating. Alle loro spalle il divario aumenta, con Rubinshtein e Gueci chiamate a sostenere soprattutto le scacchiere centrali e Sala a completare la squadra.
Proprio il rendimento delle ultime due scacchiere può diventare determinante. Se Brunello e Zimina possono giocare alla pari con le prime scacchiere di molte nazionali della stessa fascia, per risalire la classifica servirà raccogliere punti anche nelle altre partite. È il meccanismo tipico dell'Olimpiade: il risultato della squadra dipende meno dal singolo nome di punta e molto dalla capacità di non concedere punti nelle posizioni più basse. Anche per il femminile la top 30 rappresenta il primo riferimento naturale, considerata la posizione di partenza. Entrare nelle prime 25 significherebbe guadagnare terreno rispetto al rating, mentre avvicinarsi alla top 20 sarebbe un risultato di particolare rilievo.
Russia fuori, Bielorussia dentro
L'Olimpiade continua a riflettere anche le tensioni politiche e istituzionali che attraversano la FIDE. Per la terza edizione consecutiva non ci sarà la Russia, assente dopo aver saltato anche Chennai 2022 e Budapest 2024. La Chess Federation of Russia è attualmente sospesa dalla FIDE. Il provvedimento è stato adottato il 10 giugno dal Consiglio della federazione internazionale, dopo che, secondo la FIDE, non erano stati rispettati entro i termini gli obblighi stabiliti da un precedente lodo del Tribunale arbitrale dello sport (CAS). La sospensione riguarda la federazione e non impedisce ai singoli giocatori russi che ne abbiano i requisiti di partecipare alle competizioni internazionali alle condizioni stabilite dalla FIDE.
La questione è tornata sul tavolo ad agosto. In risposta a una richiesta della Federazione scacchistica dell'Uzbekistan sulla possibile partecipazione di Russia e Rwanda all'Olimpiade, il Consiglio FIDE ha ribadito che può prendere parte alla competizione soltanto la nazionale di una federazione con una membership valida e non sospesa. La Russia è quindi rimasta esclusa.
Diversa è la situazione della Bielorussia. Il 21 luglio il Consiglio FIDE ha rimosso tutte le restrizioni precedentemente imposte alla federazione bielorussa, richiamando la nuova raccomandazione approvata il 6 e 7 maggio dall'Executive Board del Comitato olimpico internazionale. Il CIO aveva stabilito di non raccomandare più limitazioni alla partecipazione degli atleti bielorussi, comprese le squadre, nelle competizioni organizzate dalle federazioni internazionali.
La decisione permette ai giocatori e alle squadre bielorusse di tornare a competere negli eventi FIDE sotto la propria bandiera nazionale. La stessa FIDE ha indicato l'Olimpiade di Samarcanda, insieme all'Olimpiade per persone con disabilità, tra i primi grandi eventi mondiali in cui la Bielorussia sarebbe tornata ufficialmente con i propri colori. Nelle liste aggiornate di Samarcanda la Bielorussia è 39esima testa di serie nell'Open, con una media Elo di 2503, e 32esima nel torneo femminile, con una media di 2218.
A Samarcanda si elegge anche il presidente della FIDE
Samarcanda non ospiterà soltanto l'Olimpiade. Dal 19 al 28 settembre è in programma anche il Congresso FIDE, che riunisce gli organi della federazione internazionale, le commissioni e i rappresentanti delle federazioni nazionali. Il passaggio politicamente più importante è previsto il 26 settembre, quando durante l'Assemblea generale si terranno le elezioni per la presidenza della FIDE. I lavori dell'Assemblea proseguiranno anche il giorno successivo.
Sono tre i ticket presidenziali dichiarati validi dalla Commissione elettorale: Jan Henric Büttner con Malcolm Pein, Wadim Rosenstein con Gordon Tang e Timur Turlov con Viswanathan Anand, candidati rispettivamente alle cariche di presidente e Deputy President. Ogni federazione membro rappresentata all'Assemblea generale e avente diritto al voto dispone di un voto. La battaglia per la presidenza meriterebbe un capitolo a parte, ma la coincidenza con l'Olimpiade è significativa. Il 26 settembre, mentre i delegati delle federazioni saranno chiamati a scegliere la nuova guida della FIDE, sulle scacchiere si disputerà il decimo e penultimo turno. Il giorno successivo arriveranno contemporaneamente l'ultima giornata dell'Olimpiade e la seconda giornata dell'Assemblea generale.
Insomma, in quei giorni il mondo degli scacchi potrebbe cambiare strada e dirigersi verso un futuro diverso da quello intrapreso negli ultimi anno o, se vincesse Turlov, proseguire nel segno della continuità. Il presidente uscente Arkady Dvorkovich non si è candidato per un terzo mandato. Il 23 luglio ha inoltre sospeso volontariamente l'esercizio delle sue funzioni dopo essere stato inserito nella lista delle sanzioni dell'Unione europea nel contesto della guerra russo-ucraina.
Perché l'Olimpiade si gioca in Uzbekistan
La scelta dell'Uzbekistan non arriva per caso. Negli ultimi anni il Paese è diventato uno dei nuovi centri degli scacchi mondiali, sia per i risultati dei suoi giocatori sia per il numero crescente di grandi eventi internazionali organizzati sul proprio territorio. La generazione guidata da Nodirbek Abdusattorov, Javokhir Sindarov e Nodirbek Yakubboev ha portato rapidamente l'Uzbekistan ai vertici. L'oro conquistato all'Olimpiade di Chennai nel 2022, seguito dal bronzo di Budapest due anni dopo, ha trasformato una nazionale emergente in una delle principali potenze del circuito.
Anche Samarcanda è diventata nel frattempo una sede abituale per gli scacchi di alto livello. Nel 2023 ha ospitato i Campionati mondiali Rapid e Blitz e nel 2025 il Grand Swiss. L'Olimpiade rappresenta quindi il passaggio più importante di un percorso iniziato già negli anni precedenti. C'è anche una curiosità legata alla scelta della città. Alla cerimonia di chiusura dell'Olimpiade di Budapest 2024, quando la torcia fu consegnata alla delegazione uzbeka, la FIDE indicò inizialmente Tashkent come sede dell'edizione 2026. Poche settimane più tardi, però, l'organizzazione aveva già iniziato a lavorare su Samarcanda, dove una delegazione della federazione internazionale visitò il nuovo Expo Center e le strutture destinate ad accogliere l'evento.
La prossima settimana Samarcanda diventerà così per quasi tre settimane il centro agonistico e politico degli scacchi mondiali: dal 10 al 17 settembre ospita la terza Olimpiade FIDE per persone con disabilità, dal 15 al 27 la 46esima Olimpiade e dal 19 al 28 il Congresso FIDE, con le elezioni per la nuova presidenza della federazione internazionale.