Nel Milan ha militato per 20 stagioni, diventando il secondo calciatore per presenze in rossonero, preceduto soltanto da Paolo Maldini. Dopo il suo ritiro dal calcio giocato, la società ha deciso di ritirare per sempre la sua maglia numero 6.
Dagli esordi scartato dall'Inter al mito del Milan
La sua parabola gloriosa era iniziata quasi per caso. All’età di 12 anni sostenne un provino con l’Inter, ma i nerazzurri lo scartarono ritenendolo troppo gracile. Fu Italo Galbiati a intuirne il talento e a farlo approdare tra le fila rossonere: proprio per via di quella costituzione fisica inizialmente minuta, un massaggiatore del Milan gli diede il celebre soprannome di "el Piscinin". Dalle giovanili in poi, la sua è stata una scalata leggendaria.
Il palmarès rossonero e la difesa dei sogni
Libero dotato di straordinaria visione di gioco, tecnica e scatto, grazie alle sue doti poteva essere impiegato anche come centrocampista — ruolo che gli ritagliò Enzo Bearzot in Nazionale. Nel 1989 sfiorò persino il Pallone d’Oro, classificandosi secondo alle spalle del compagno di squadra Marco van Basten.
Con la maglia del Milan ha vinto praticamente tutto: sei Scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, due Supercoppe UEFA e quattro Supercoppe Italiane. Insieme a Mauro Tassotti, Paolo Maldini e Alessandro Costacurta ha composto uno dei comparti difensivi più forti della storia del calcio mondiale.
L'epopea con la Maglia Azzurra
In Nazionale ha militato per 13 anni, indossando la fascia di capitano dal 1991 al 1994. Ha partecipato ai Mondiali di Spagna 1982 (laureandosi Campione del Mondo), Italia 1990 e Stati Uniti 1994 (chiusi da vicecampione del mondo dopo una stoica finale disputata da capitano), oltre agli Europei del 1980 in Italia e del 1988 in Germania Ovest.
Il soprannome "Kaiser Franz" gli fu dato proprio in analogia con Franz Beckenbauer, consacrandolo tra le più grandi "bandiere" e i più forti interpreti del ruolo nella storia dello sport.
Il dolore del club e il messaggio della società
‘Per sempre Capitano'. Così il Milan Fc annuncia su X la morte di Franco Baresi. "La storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi. Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del Dna e del cammino di tutto il Club. Le condoglianze che AC Milan porge alla famiglia tutta di Franco Baresi sono le stesse che ogni tifoso rossonero fa a sé stesso in un'ora così dura".
"Non è semplice comunicare la perdita di un battito del nostro cuore, di uno dei respiri della nostra anima — si legge poi nel comunicato diffuso sul sito della società —. Ma tutto il Milan e tutti i milanisti devono provare ad essere all'altezza di Franco Baresi: bisogna farsi forza e raccogliere tutte le energie utili, pur fra le lacrime e la commozione di un momento che pesa tantissimo".
"Franco ci ha lasciati — conclude il messaggio — dopo averci regalato solo pochi mesi fa l'ultima grande, orgogliosa immagine di sé in uno stadio gremito, collegato con tutto il mondo, per una cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali milanesi che lui ha reso storica. Abbracciamo tutti uniti il ricordo gigantesco di Franco, sapendo che ci terrà sempre per mano e che ci darà una motivazione in più per ogni istante della nostra vita rossonera. Per sempre. Perché Baresi è per sempre".