AGI - La Spagna ha vinto il primo Mondiale a 48 squadre della storia superando in finale l'Argentina e tornando ad alzare la coppa più prestigiosa 16 anni dopo la prima volta. Ma quella che si è disputata negli Stati Uniti, in Messico e in Canada, è un'edizione che sarà ricordata non solo per il trionfo delle furie rosse di Luis de la Fuente, ma anche per quanto accaduto attorno ai (tanti) match disputati nell'ultimo mese.
Nella serata della finale di New York sono arrivati i fischi per Gianni Infantino e Donald Trump, un segnale del clima controverso che ha accompagnato l'evento, tra politica e business, polemiche e trend social. È cresciuto intanto il peso della FIFA nel governo del calcio mondiale, mentre gli Stati Uniti si confermano nuovo baricentro economico dello sport, con incassi da record ma anche critiche per i prezzi esorbitanti dei biglietti e gli stadi non sempre pieni. Resta aperto anche il dibattito sul nuovo formato a 48 squadre, che ha ampliato la partecipazione ma sollevato dubbi tra addetti ai lavori e tifosi, mentre il Var ha fatto ancora discutere. La lista delle cose che ricorderemo, oltre all'assenza dell'Italia, è molto lunga. Proviamo a fare ordine.
La Spagna vince una finale brutta e nervosa
La finale della Coppa del Mondo, disputata nel New Jersey alle ore 15 locali per rispondere alle esigenze di programmazione televisiva dei mercati internazionali, è stata una delle meno divertenti della storia. Le elevate temperature di luglio hanno inciso sui ritmi di gioco, riproponendo uno scenario climatico affine a quello della finale del 1994 giocata a Pasadena, quando Italia e Brasile faticarono a esprimere il loro miglior gioco e conclusero il match ai rigori dopo uno scialbo 0-0. Durante i tempi regolamentari la squadra spagnola ha registrato la maggiore percentuale di possesso palla, un tiki-taka versione più moderna, trovando l'opposizione del portiere argentino Emiliano Martínez che ha mantenuto il punteggio sulla parità, nonostante uno stile non sempre impeccabile.
L'equilibrio si è sbloccato al 106', nel secondo tempo supplementare, con la rete di Ferran Torres su assist di Nico Williams. Il gol dell'attaccante 'di riserva' ha garantito alla formazione spagnola il secondo titolo mondiale della sua storia, a sedici anni di distanza dalla vittoria ottenuta in Sudafrica nel 2010. L'Argentina ha terminato l'incontro in inferiorità numerica a causa dell'espulsione di Enzo Fernández, all'interno di una partita caratterizzata da contrasti fisici, frequenti interruzioni e tensioni tra le due formazioni, con un accenno di rissa al fischio finale. Già contro l'Inghilterra i sudamericani erano stati criticati per la loro eccessiva irruenza.
I ragazzi di Scaloni hanno chiuso i primi novanta minuti senza effettuare alcun tiro nello specchio della porta e mostrando le difficoltà di una nazionale arrivata a metà luglio con pochissime energie. La finale ha rappresentato (quasi certamente) l'ultima presenza in un campionato del mondo per Lionel Messi: il capitano argentino ha ritirato la medaglia d'argento, concludendo il torneo con otto reti all'attivo e il piazzamento come secondo miglior marcatore della competizione.
Tra i premi individuali, la sorpresa più discussa riguarda il riconoscimento di miglior giocatore del torneo. La Spagna ha fatto incetta di tutti i premi in palio: Unai Simon miglior portiere, Cubarsì miglior giovane e Rodri Pallone d'Oro del torneo, un premio che molti davano per scontato sarebbe andato proprio a Messi. La scelta ha diviso i tifosi sui social, tra chi la ritiene coerente con il ruolo di Rodri nella squadra che si è laureata campione e chi la considera un torto simbolico all'ultimo mondiale della 'Pulce', che pure aveva trascinato l'Argentina fino alla finale.
Il caso Iran, tra visti negati e base a Tijuana
Il fronte geopolitico più delicato del torneo ha riguardato l'Iran. La nazionale, a causa del conflitto tra Washington, Tel Aviv e Teheran, ha dovuto rinunciare al ritiro previsto negli Stati Uniti e trasferire la propria base in Messico, a Tijuana, entrando negli Usa solo per le partite con permessi temporanei che imponevano il rientro entro 24 ore. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, gli Stati Uniti hanno inoltre negato il visto ad almeno 15 membri dello staff iraniano, escludendoli dalla spedizione. Durante la partita contro la Nuova Zelanda, la diaspora iraniana negli Stati Uniti ha manifestato contro la Repubblica islamica, mentre dentro lo stadio molti tifosi hanno esposto il vecchio simbolo del leone e sole, trasformando gli spalti in una protesta contro il governo.
Il caso dell'arbitro somalo Omar Artan
Una vicenda meno seguita ma significativa è quella dell'arbitro Omar Artan, nominato miglior direttore di gara africano del 2025 e atteso al debutto mondiale. Gli Stati Uniti gli hanno negato il visto per una presunta associazione con l'organizzazione Al-Shabab, circostanza che l'entourage dell'arbitro attribuisce a un caso di omonimia mai chiarito ufficialmente. Le autorità americane si sono limitate a dichiarare che chi ha contatti con soggetti considerati pericolosi per la sicurezza nazionale non può entrare nel paese. La FIFA gli ha comunque garantito l'intero compenso previsto per il torneo, mentre il presidente Infantino ha definito il caso "sfortunato e spiacevole" senza intervenire contro la decisione statunitense.
Il tema dei diritti umani ha accompagnato il torneo fin dalla vigilia. Oltre 120 associazioni hanno diffuso avvisi ai tifosi immigrati residenti negli Stati Uniti, mentre il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha assicurato che i visitatori regolari non avevano nulla da temere. Per molte famiglie di immigrati, comunque, il rischio percepito ha reso il biglietto "una scommessa troppo alta".
Trump protagonista assoluto
Donald Trump è stato uno dei protagonisti politici del Mondiale, dentro e fuori dagli stadi. Già nel dicembre 2025, in occasione del sorteggio della Coppa del Mondo, il presidente degli Stati Uniti aveva ricevuto da Gianni Infantino il primo FIFA Peace Prize – Football Unites the World, un riconoscimento istituito dalla FIFA e assegnato per la prima volta proprio a lui.
La presenza di Trump, nelle ultime settimane, ha accompagnato lo svolgimento dell'intero torneo fino alla finale del MetLife Stadium, dove è sceso sul terreno di gioco insieme a Infantino per la cerimonia di premiazione. Il suo ingresso è stato accolto da una sonora contestazione del pubblico, tra fischi e "buu" di scherno. Dopo aver consegnato il trofeo alla Spagna, il presidente americano è rimasto per alcuni istanti accanto ai giocatori durante i festeggiamenti, prima di essere invitato ad allontanarsi dalla scena, lasciando ai campioni del mondo il momento della celebrazione.
A rendere ancora più virale la sua presenza è stato anche un video, ampiamente condiviso sui social, che lo ritrae mentre tocca la Coppa del Mondo prima della premiazione ufficiale, un gesto inconsueto rispetto al protocollo tradizionalmente riservato ai vincitori.
Il mondiale più caro e pop di sempre
Quello del prezzo dei biglietti è stato uno dei temi più controversi dell'intero torneo. Per la prima volta nella storia della Coppa del Mondo, la FIFA ha adottato un sistema di variable pricing, un meccanismo che adegua i prezzi in base all'andamento della domanda, sul modello già utilizzato da compagnie aeree e organizzatori di grandi eventi. L'effetto è stato immediato. Per la finale, il biglietto più costoso è passato dai 6.730 dollari della prima fase di vendita ai 10.990 dollari dell'ultima finestra aperta ad aprile, quasi sette volte il prezzo massimo della finale di Qatar 2022, che si fermava a circa 1.600 dollari. Anche Donald Trump, in un'intervista al New York Post, ha ammesso che non avrebbe speso oltre 1.000 dollari per assistere a una partita degli Stati Uniti.
La FIFA preferisce parlare di variable pricing anziché di 'dynamic pricing', sostenendo che il sistema consente di allineare i prezzi alla domanda e di limitare i margini di guadagno del mercato secondario. Gianni Infantino ha difeso la scelta spiegando che prezzi inizialmente più bassi avrebbero favorito soprattutto i bagarini e che gli introiti aggiuntivi saranno destinati a finanziare lo sviluppo del calcio a livello globale. Di fronte alle critiche, la federazione ha introdotto una nuova fascia di biglietti da 60 dollari riservata ai tifosi delle nazionali qualificate. La quota, pari al 10% dell'allocazione destinata a ciascuna federazione, è stata presentata come una misura per rendere il torneo più accessibile, ma per molti osservatori ha rappresentato un correttivo limitato rispetto all'impennata dei prezzi registrata durante tutta la fase di vendita.
Sul piano economico, il 2026 passerà come il mondiale dei record. Secondo il Guardian, la FIFA si avvicina a incassi record che potrebbero raggiungere i 15 miliardi di dollari, una somma molto superiore alla stima iniziale di 11 miliardi, un aumento legato soprattutto al mercato secondario della rivendita dei biglietti. Per gli Stati Uniti, che hanno ospitato la maggior parte delle partite, l'impatto economico complessivo è stato stimato in 30,5 miliardi di dollari, con un ritorno di 3,64 dollari per ogni dollaro investito.
La conferma mondiale di Marocco e Norvegia
Se il Marocco aveva già stupito il mondo con la storica semifinale raggiunta in Qatar 2022, il Mondiale del 2026 ha confermato che non si è trattato di un episodio isolato. I "leoni" hanno eliminato ai rigori l'Olanda agli ottavi e raggiunto i quarti di finale per la seconda edizione consecutiva, diventando la prima nazionale africana a riuscirci. Il percorso si è interrotto contro la Francia, ma la squadra ha consolidato il proprio status tra le protagoniste del calcio mondiale.
Anche la Norvegia ha confermato la crescita di una generazione attesa da anni. Trascinata da Erling Haaland e Martin Odegaard, la nazionale scandinava ha superato il Brasile agli ottavi di finale e ha raggiunto per la prima volta i quarti di un Mondiale, dove è stata eliminata dall'Inghilterra soltanto ai tempi supplementari dopo essere passata in vantaggio e aver sciupato numerose occasioni. Due percorsi diversi, ma accomunati dallo stesso messaggio: il divario tra le tradizionali potenze del calcio e le inseguitrici continua a ridursi.
La Viking Row e le esultanze del calcio
Non solo gol e risultati. Il Mondiale 2026 ha confermato come anche le esultanze possano trasformarsi in un fenomeno virale. Il tradizionale "Siuuu" di Cristiano Ronaldo ha continuato a riecheggiare negli stadi americani, accompagnando ogni rete del portoghese e coinvolgendo anche i tifosi avversari. Allo stesso tempo, la "Viking Row" della Norvegia, una sorta di voga collettiva eseguita da squadra e tifosi dopo le vittorie, è diventata uno dei simboli del torneo, superando i 170 milioni di visualizzazioni su TikTok e diffondendosi ben oltre gli stadi, fino a Times Square e al Parlamento norvegese.
Il ballo delle debuttanti
L'allargamento del torneo a 48 squadre ha portato alla fase finale quattro nazionali all'esordio assoluto in un Mondiale FIFA: Curaçao, Capo Verde, Giordania e Uzbekistan, il numero più alto di 'novità' dal 2006. Tra queste, Curaçao è diventata la nazione meno popolosa di sempre a qualificarsi a una Coppa del Mondo, con circa 156.000 abitanti. Capo Verde ha conquistato l'attenzione mondiale fermando sullo 0-0 la Spagna nella gara d'esordio e andando vicina a eliminare l'Argentina nei sedicesimi. A diventare virale è stata anche la storia del capitano e portiere Vozinha, 39 anni, protagonista delle celebrazioni della nazionale e trasformato dai social in uno dei volti simbolo del torneo, con milioni di nuovi follower su Instagram.
La Giordania, dal canto suo, ha festeggiato la prima storica partecipazione dopo il secondo posto nella Coppa d'Asia 2023. Storica anche la qualificazione dell'Uzbekistan, prima nazionale dell'Asia centrale a raggiungere la fase finale di un Mondiale, guidata in panchina dall'ex ct azzurro Fabio Cannavaro. Tra le storie più significative del torneo c'è anche il ritorno della Repubblica Democratica del Congo, qualificata alla fase finale di un Mondiale per la prima volta dal 1974, quando il Paese partecipò con il nome di Zaire. Il Mondiale 2026 è stato inoltre quello con il maggior numero di rappresentanti africani nella storia della competizione: dieci nazionali, rese possibili ovviamente dall'allargamento delle nazionali iscritte.
L'halftime show della finale, il primo della storia mondiale
Per la prima volta un mondiale ha avuto un halftime show in stile Super Bowl, curato dai Coldplay, con Madonna, BTS, Justin Bieber, Shakira con Burna Boy, i Muppet e un cameo di Jason Sudeikis nei panni di Ted Lasso. Le reazioni social sono state fortemente polarizzate: da una parte entusiasmo per la scala mai vista prima in un mondiale, dall'altra critiche di chi ha giudicato lo show sovraccarico e distante dallo spirito del calcio, con commenti diventati virali. Tra i più critici Wayne Rooney che in una diretta televisiva ha definito il tutto con un termine dal significato facilmente intuibile: "Crap".
Le nuove regole: coprirsi la bocca, inno allargato e Var
Sul piano regolamentare, il mondiale ha introdotto diverse novità. La più discussa riguarda il cartellino rosso per chi si copre la bocca parlando con un avversario, regola applicata per la prima volta contro il paraguaiano Miguel Almiron ma non fatta rispettare allo stesso modo su Jude Bellingham in Inghilterra-Ghana, episodio che ha sollevato dubbi sulla coerenza di questo tipo di norme.
Altre novità hanno portato l'intera rosa delle squadre a cantare l'inno nazionale intorno al centrocampo e l'estensione del VAR alle doppie ammonizioni e ai casi di scambio di persona. Sono regole, secondo la Fifa, pensate per aumentare disciplina e trasparenza, ma che nella pratica hanno alimentato accuse di applicazione disomogenea tra le partite. Il Var, insomma, continua a restare al centro delle polemiche tipiche da bar.
Le pause idratanti e gli spot collegati
Tra le novità più discusse del Mondiale ci sono state le hydration break, introdotte dalla FIFA a metà di ciascun tempo in tutte le 104 partite del torneo. La federazione ha motivato la scelta con la necessità di garantire condizioni uniformi ai giocatori di fronte alle elevate temperature estive del Nord America. Ad accendere il dibattito è stato il loro utilizzo da parte delle emittenti televisive come nuove finestre pubblicitarie. Fox ha trasmesso spot durante le interruzioni, arrivando nella gara inaugurale a perdere persino alcuni secondi di gioco per il prolungarsi del blocco pubblicitario. Secondo le stime riportate dalla Bbc e dalla stampa specializzata, gli spot trasmessi durante le pause potrebbero aver generato oltre 250 milioni di dollari di ricavi negli Stati Uniti.
Le pause hanno diviso anche il mondo del calcio. Giocatori, allenatori e tifosi le hanno considerate una rottura del ritmo della partita e un'ulteriore spinta verso la commercializzazione del torneo, mentre la FIFA ha difeso la misura sostenendo che fosse dettata esclusivamente da ragioni di tutela della salute degli atleti e annunciando una valutazione complessiva al termine della competizione.