AGI - Alla vigilia del primo slam del 2026, dopo otto finali slam disputate con equa spartizione del bottino da Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, la domanda che tutti si ponevano era la seguente: la finale dell'Australian Open di quest'anno sarà sempre la stessa. Unica incognita è il nome dei semifinalisti. E invece le cose sono andate diversamente. Perché? Perché, si sa, il tennis è lo sport del diavolo.
Carlos Alcaraz si salva all'ultimo gioco e riesce a vincere contro un eccezionale Alexander Zverev dopo 5 ore e 27 minuti. Jannik Sinner invece non riesce a recuperare con il compagno di bisbocce slam (e non solo) nell'ultimo game utile e cede all'eterno, immenso e cattivissimo Novak Djokovic in cinque set dopo oltre 4 ore di partita.
Un copione che sembrava già scritto
Un copione diverso da quello che sembrava già scritto, anche se la sorpresa arriva da dove meno te l'aspetti. A 38 anni il serbo compie l'impresa della vita (ma di imprese della vita ne ha già compiute a josa in vent'anni di carriera) e batte il favoritissimo avversario di 14 anni più giovane e considerato quasi imbattibile su questa superficie. E' vero che questa è casa di Djo(kovic), qui il serbo ha vinto la bellezza di dieci volte, ma 38 anni sono sempre una età importante per chi fa questo sport.
La lezione di Djokovic
Poco tempo fa il n.4 del mondo, ultimo del Big Three ancora in circolazione, aveva detto che sentiva di poter battere almeno in una partita 'secca' sia Alcaraz che Sinner. Qualcuno aveva storto il naso e parlato di delirio di natura geriatrica. Ma Nole non scherzava.
E Sinner ora torna a casa con tanti rimpianti (le tante palle break sciupate, 16 su 18) e una lezione di cui aveva parlato, forse per cortesia, alla vigilia. Aveva detto che quando gioca col serbo ha sempre da imparare. E stavolta ha imparato che non bisogna mai dare per 'morto' Djokovic. E che, malgrado abbia inanellato un numero incredibile di ace (24), abbia subito tre break, tutti decisivi.
Grande prova di resilienza e intelligenza
Se ce ne fosse ancora bisogno, Novak Djokovic, che tornerà n.3 del mondo a fine torneo (ma ormai la classifica ha dichiarato che non la guarda), ha dimostrato la sua capacità unica di resilienza e intelligenza tattica. Contro le bordate micidiali di Sinner ha opposto il suo tennis fatto di scambi lunghi, a volte angolatissimi, dando prova di continuità e resistenza inattesa. Non a caso gli scambi da fondo campo più lunghi li ha portati a casa quasi sempre il serbo.
Con Alcaraz finale senza storia?
Domenica arriva Alcaraz per una finale che - stavolta sì - sembra dall'esito scontato. Anche perché Nole ha beneficiato di un tabellone fortunato con una partita non disputata agli ottavi per forfait dell’avversario e una giocata solo due set (in cui era sotto 2-0) con Lorenzo Musetti che poi si è ritirato. In qualche modo era più 'fresco' di Sinner. Ma ha pur sempre 14 anni di più...
Domenica arriva in finale contro il tennista fisicamente più forte e resistente del circuito che, malgrado abbia disputato una maratona pazzesca (vinta 6-4 7-6 6-7 6-7 7-5 in 5 ore e 27 minuti), appare stavolta davvero super-favorito contro un Nole stremato. Si vedrà, comunque Djokovic ha vinto già conquistando la sua 38esima finale slam in carriera e aggiornando un record che già gli apparteneva (tra i tantissimi).
Nole è quel "DIO" nel cognome
Qualcuno a fine match ha scritto sui social: "Che vi aspettavate? Come fai a dare per morto uno che ha la parola DIO (o DJO) nel nome?". Come dargli torto?