AGI - A pochi giorni dall’uscita in sala, il 19 febbraio, del film 'Domani interrogo' di Umberto Carteni, tratto dall'omonimo romanzo di Gaja Cenciarelli, che racconta la storia di una professoressa di inglese assegnata a un liceo difficile di Rebibbia e del suo tentativo di entrare in relazione con una classe considerata irrecuperabile, Anna Ferzetti si racconta in un’intervista esclusiva all’AGI.
L'attrice ripercorre il lavoro sul personaggio e il coinvolgimento personale che l’ha accompagnata durante le riprese, parlando del rapporto con i ragazzi, del valore dell’ascolto e del ruolo, sempre più complesso, degli insegnanti nella società di oggi. Ferzetti riflette anche sulla funzione del cinema nel sensibilizzare sui temi sociali, sulle paure e le incertezze delle nuove generazioni, sul rapporto dei giovani con i social network. Un anno magico per lei che, oltre a questo bellissimo ruolo, ha conquistato tutti anche ne "La Grazia" di Paolo Sorrentino.
In questo film ti abbiamo visto molto coinvolta, è stata una bella sfida per te
"Quello che mi ha lasciato è veramente difficile da spiegare, nel senso difficile da dire in poche parole, perché è stato, come hai detto tu, un percorso estremamente intenso. I ragazzi erano la mia classe. Io sono stata per quel periodo la loro professoressa, la loro voce in qualche modo, la persona che cercava di aiutarli a capire come affrontare determinate cose, come affrontare delle scelte da fare. Quindi è stato non solo un film per me, è stato proprio un momento importante di vita."
Hai interpretato la professoressa che avresti voluto avere e che non hai avuto?
"Io ho avuto la fortuna di incontrare una professoressa così e quindi che è stata per me fondamentale. Non solo una, più di una, nel senso a scuola e poi nella scuola di recitazione. Insomma, ho avuto questo incontro felice che mi ha in qualche modo fatto capire tante cose".
Abbiamo visto che in alcune scene, il film è particolarmente forte. Ad esempio quando un ragazzo dice: "Professoressa, io a scuola non ci vengo più". Poi però dice: "Però se non ci vengo più, come lavoro? Che porto la roba a scuola per venderla". Insomma, i problemi della scuola sono tanti.
Parlare ai ragazzi attraverso il cinema quanto può essere importante?
"I film aiutano a sensibilizzare, assolutamente. Noi non riusciamo a salvare le vite, ma riusciamo in qualche modo a raccontare determinate storie, a poter far sorridere, a far riflettere gli spettatori. Credo che questo film abbia questa necessità. È un film necessario in questo momento: parlare dei ragazzi, parlare delle nuove generazioni. Se ne parla sempre poco. Sono loro il nostro futuro e hanno tantissime cose da dire. Possiamo noi, più adulti, solo prendere da loro. Dobbiamo dargli la parola, lasciare a loro, perché gli stiamo lasciando un futuro un pochino incerto, purtroppo. Secondo me loro sono una generazione molto, molto forte".
Ultimamente si sta discutendo molto su due proposte: una, l’inserire dei metal detector nelle scuole per vigilare meglio sui ragazzi; un’altra, il divieto dei social sotto i 16 anni. C’è anche una proposta di legge depositata.
Qual è il tuo pensiero su queste due opzioni?
"Non avevo letto quella sui metal detector, devo dire, non ci ho mai pensato. Però sui social mi trovi molto d’accordo. Forse vietarli sarebbe anche un po’ difficile, ma ti dico solo perché è il loro modo, il loro mezzo. Ci sono delle generazioni un pochino più recenti. Io, avendo una figlia anche di 13 anni, loro ci sono nati. E quindi è anche un mezzo di comunicazione per loro. Sicuramente bisognerebbe insegnargli a capire come gestirlo e come gestirlo al meglio. Si potrebbe filtrare da un insieme di cose che sono assolutamente inutili, secondo me, sui social, di cui potremmo fare a meno. Però levarli sono d’accordo fino a un certo punto, proprio perché, ti dico, avendo una figlia di 13 anni, lei è nata con i social: è come quando io avevo il Walkman, sentivo determinate cose. È un loro mezzo di comunicazione. Quindi, secondo me, bisognerebbe insegnare, a noi più adulti, come gestire questi social insieme e poterli usare al meglio."
L'anno magico e i ruoli diversi
Quest’anno oltre a questo ruolo è arrivato anche un film molto importante con Sorrentino a Venezia. Possiamo dire che è un po’ il tuo anno magico?
"Oddio, sono scaramantica. È un bellissimo anno. Sto raccogliendo la semina fatta in tutti questi anni. Sono tanti anni che lavoro e sono felice che quest’anno sia un anno ricco di cose molto belle. Soprattutto ho avuto la fortuna di poter interpretare ruoli diversi, ma anche molto belli. Non è sempre così scontato. E speriamo di farne altri, insomma continuiamo piano piano. Io sono un Capricorno, sono lenta, determinata, una goccia cinese… non è che c’è un tempo. Sono felice, chiamiamolo il mio momento se volete… non lo so. Me lo vivo, insomma. Vado avanti come sono sempre andata".