AGI - La macchina dei ricorsi è già partita. È già pronta una bozza contenente sei punti cardine dei ricorsi contro la nuova legge elettorale. Dal numero di firme per presentare le liste alle elezioni all'indicazione del nome del candidato presidente del Consiglio.
"Una macchina straordinaria", come spiega Roberto Zaccaria durante la conferenza stampa della Rete Civica alla Camera. "Noi rappresentiamo la rete per un voto libero e uguale, una rete che serve per la mobilitazione nel Paese. La legge è gravemente incostituzionale. Oggi presentiamo la straordinaria macchina dei ricorsi", spiega in premessa Zaccaria.
"L'obiettivo è ambizioso: presentare i ricorsi nell'esatto giorno dell'entrata in vigore della legge", annuncia Pietro Adami per gli avvocati. "La rete degli avvocati conta 99 legali, un numero notevolissimo. Molti avvocati hanno già esperienza di ricorsi elettorali e li hanno messi a disposizione della rete", ha aggiunto. Il numero totale dei ricorsi è trenta, per sei punti che riguardano la legge.
I sei punti dei ricorsi contro la legge elettorale
Si parte da un punto fermo, sottolineato dal costituzionalista Enrico Grosso: "I ricorsi consentono di eliminare gli aspetti incostituzionali lasciando la legge idonea a essere applicata", spiega: "Mettiamo a disposizione una bozza nella quale avanziamo dei dubbi sulla legge elettorale. Questa bozza potrà essere modificata dagli avvocati che devono sentirsi liberi di redigere l'atto come ritengono", aggiunge Grosso prima di passare a elencare i sei temi su cui ruoteranno i ricorsi: "La prima questione è il premio di maggioranza, sotto l'aspetto del rispetto della rappresentanza sia rispetto al meccanismo di assegnazione dei seggi. Camera e Senato sono eletti ciascuno in maniera indipendente", secondo la Costituzione, "questa legge invece lega l'elezione dell'uno a quella dell'altra".
Il terzo titolo riguarda la libertà di voto e selezione degli eletti: "C'è un problema di riversamento dei risultati sui singoli candidati. C'è un problema di incostituzionalità nella selezione degli eletti. Questa legge non consente agli elettori di conoscere gli effetti del voto sul parlamentare". Quarto titolo, parità di accesso ed equilibrio di genere: "I capilista bloccati possono essere anche di un solo genere". Quinto titolo, indicazione obbligatoria del candidato presidente del Consiglio: "Gli elettori o coloro che intendono candidarsi hanno il diritto di presentare liste con il programma che vogliono, l'indicazione del candidato premier sembra preconizzare il fatto che ciascuno a lista debba per forza candidarsi al governo, ma ci sono liste che possono anche essere elette nella consapevolezza di avere un ruolo di opposizione. C'è poi un problema che attiene alle prerogative del Presidente della Repubblica".
Sesto e ultimo punto: "Il numero abnorme delle sottoscrizioni per liste che non sono rappresentate in parlamento rispetto alle liste che sono rappresentate e che, per questo, vengono esentate dalla raccolta delle firme". Tutto ciò, per Grosso, prefigura una "violazione del diritto di pari accesso alla candidatura in ragione al principio di ragionevolezza e candidabilità. Tutti i profili di incostituzionalità consentono alla Corte di intervenire sui singoli punti, lasciando la legge nuova depurata dai punti di incostituzionalità".
I ricorrenti e le opposizioni
Tra i ricorrenti - che hanno toccato quota 500, al momento - spiccano i nomi di molti esponenti delle opposizioni, presenti in massa anche alla conferenza alla Camera: da Lucia Annunziata a Sandro Ruotolo, da Pierluigi Bersani, a Rosi Bindi, passando per Fausto Bertinotti, Massimo Cacciari, Massimo D'Alema e Anna Finocchiaro.
"Abbiamo fatto una battaglia molto dura in Commissione e in Aula, che ha avuto l'esito che avete visto", ricorda Simona Bonafè, deputata Pd in prima linea contro una legge "contestata nel metodo, perché cambia le regole del gioco poco meno di un anno prima delle elezioni". Una scelta che contrasta con "quanto sottolineato dalla Commissione di Venezia". Ancora sul metodo, il Pd "ha contestato il fatto che la modifica è stata fatta chiaramente per interesse di parte e non per interesse generale. Sono state fatte modifiche, è vero, ma queste non hanno tenuto conto del nostro contributo. Contestiamo la legge molto nel merito", continua la dem, "le finte preferenze non consentono all'elettore di scegliere chi lo deve rappresentare in Parlamento; il premio di maggioranza consente alla coalizione che vince di avere un numero di parlamentari abnorme, rispetto ai voti effettivi raggiunti. Abbiamo un premierato mascherato, con una legge ordinaria: l'indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio lede le prerogative del Capo dello stato".
Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva ringrazia la rete civica per l'iniziativa presa e ricorda che "le opposizioni hanno fatto un percorso comune, come è evidente. Abbiamo condiviso le questioni critiche in tema di legittimità costituzionali della legge. Non c'è stato un vero coinvolgimento delle opposizioni, non c'è stata la possibilità di un confronto vero. È una differenza importante rispetto alle ultime due leggi elettorali approvate da questo parlamento. Sui profili più critici", conclude Boschi, "penso sin d'ora di potere dire che non tutte le forze politiche avranno lo stesso numero di donne e uomini e che tutto il Parlamento avrà una rappresentanza femminile inferiore rispetto a quella di oggi".
Il nodo delle firme
L'esponente M5s, Alfonso Colucci, ricorda che "la nostra Costituzione prevede una serie di norme che sono tese a determinare la centralità del Parlamento rispetto agli organi dello stato. Il Melonellum, legge ordinaria ma di rilievo costituzionale altera questi elementi. L'indicazione del candidato a Palazzo Chigi impatta sulle prerogative del Capo dello stato. Il premio di maggioranza fisso e abnorme incide sulla dialettica che la Costituzione impone fra partiti di maggioranza e partiti di opposizione. Per non parlare dei capilista bloccati e delle preferenze false che farà del Parlamento un Parlamento di nominati".
Su un tema, la battaglia parlamentare, ha però lasciato strascichi nelle opposizioni: la norma sulla raccolta delle firme è stata contestata e contrastata da Pd, M5s, Più Europa e Avs, ma non da Italia Viva. È stato ricordato en passant da Riccardo Magi e da Colucci. "Le forze politiche" che non hanno ancora componenti in Parlamento "avranno difficoltà di accesso, non già al parlamento, ma alla competizione elettorale con il numero abnorme di firme. Sulle firme, tra l'altro", osserva Colucci, "non abbiamo riscontrato il contributo di Italia Viva".
Riccardo Magi, leader di Più Europa, sul tema delle firme ha condotto un digiuno di protesta che è andato avanti per oltre dieci giorni: "Per noi che siamo una piccola forza politica, si vuole creare uno sbarramento insormontabile alla presentazione della lista alle elezioni. Quasi tutte le opposizioni hanno fatto battaglia contro questo punto in Parlamento, io anche con una azione non violenta di digiuno". Quello delle firme, spiega Boschi, non è per Italia Viva "il profilo prioritario. Detto questo, sembra che le firme da raccogliere siano effettivamente un numero molto ampio, soprattutto in alcune regioni in rapporto alla popolazione. Conosciamo, quindi, le criticità che vengono indicate. Il punto è il numero che è molto ampio. Sulla questione in sé, però, non è così inedito che ci sia una differenziazione tra chi ha già dimostrato - candidandosi con il simbolo ed eleggendo - di avere un consenso sul territorio e chi invece, come formazione nuova, deve raccogliere le firme per entrare. Il punto, quindi, è che sono tante le firme".
Una alleanza tra politica e società civile "molto proficua" per il rossoverde Filiberto Zaratti. Una alleanza che ora, per Magi, va portata sui territori "con una mobilitazione nel Paese. Stiamo tentando di dare un contributo perché il voto dei cittadini abbia un peso adeguato, non sia manipolato. È stato ricordato Felice Besostri, senatore e avvocato. Ricordo sempre una battuta che lui mi fece: a forza di volere una legge elettorale che ci dia il risultato del voto il giorno stesso del voto, finiremo per averne una che ce lo dirà il giorno prima. È proprio in quella direzione che stiamo andando".