Nei diversi incontri con esponenti del governo italiano, la ministra ha insistito sulla ricostruzione del Sud, sul sostegno alle famiglie sfollate, sul ritorno sostenibile dei siriani e sulla necessità di rafforzare le istituzioni pubbliche.
Trecentomila sfollati e quasi 300 mila abitazioni distrutte
Il contesto resta particolarmente difficile. Circa 300 mila persone sono ancora sfollate all’interno del Paese, mentre quasi 800 mila hanno potuto fare ritorno nelle proprie aree di origine.
“Ma a cosa sono tornate?”, ha chiesto Al Sayed durante un ricevimento organizzato a Roma dall’ambasciata del Libano.
Secondo la ministra, quasi 300 mila abitazioni sono state distrutte, soprattutto nel Sud, dove numerosi centri restano profondamente segnati dai combattimenti.
Il governo di Nawaf Salam ha articolato la risposta su sei priorità: alloggi, sanità, acqua e servizi igienico-sanitari, sicurezza alimentare, istruzione e sostegno alle comunità ospitanti.
Al Sayed ha riferito che sono stati distribuiti quasi 20 milioni di pasti caldi e che 200 mila famiglie sfollate sono state raggiunte in quattro giorni attraverso un programma di assistenza monetaria realizzato con il Programma alimentare mondiale e altri partner.
“Questo dimostra perché bisogna lavorare con lo Stato e rafforzare lo Stato”, ha sottolineato.
Con la Farnesina il dossier sulla ricostruzione del Sud
Il tema è stato al centro dell’incontro con Stefano Gatti, direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo della Farnesina.
I colloqui hanno riguardato il sostegno italiano alla ricostruzione, in particolare nel Sud, ma anche la protezione sociale, lo sviluppo locale e la permanenza delle comunità nei propri territori.
“L’Italia è stata accanto al Libano nei momenti difficili”, ha dichiarato Al Sayed, spiegando di voler ora “costruire su questa partnership per sostenere la ripresa, rafforzare il ruolo dello Stato e investire nella stabilità di lungo periodo del Libano”.
L’artigianato come leva economica e culturale
La ministra ha cercato inoltre di estendere la cooperazione al terreno economico. Con il viceministro delle Imprese e del Made in Italy, Valentino Valentini, ha discusso l’esperienza italiana nella valorizzazione dell’artigianato, dalla certificazione all’accesso al credito e ai mercati internazionali.
Beirut sta lavorando in particolare al rilancio della Casa degli artigiani libanesi.
“I nostri artigiani portano con sé generazioni di patrimonio libanese”, ha sottolineato Al Sayed, indicando l’obiettivo di trasformare questi saperi sia in uno strumento di tutela culturale sia in una fonte di reddito locale.
Rooted for Lebanon e il ruolo della diaspora
La visita romana ha dato spazio anche a Rooted for Lebanon, campagna destinata a mobilitare la diaspora e gli amici del Paese. Lanciata a maggio, l’iniziativa aveva già raccolto 338 mila dollari al momento della visita.
Le risorse vengono trasferite direttamente a famiglie vulnerabili individuate dal ministero e dai partner.
“L’Italia può essere parte della ripresa del Libano, aiutando le persone a recuperare i propri mezzi di sussistenza e, soprattutto, la propria dignità”, ha affermato la ministra.
Anche l’ambasciatrice libanese in Italia, Carla Jazzar, ha insistito sul ruolo della diaspora.
“Per i libanesi all’estero, soprattutto qui in Italia, è molto più di una donazione”, ha spiegato.
In diversi villaggi colpiti dalla guerra, ha raccontato, le famiglie rientrate le hanno detto: “Vogliamo restare, vogliamo ricominciare”.
L’Aics tra gli strumenti chiave della cooperazione
Nei prossimi mesi si vedrà quali di questi filoni si tradurranno in nuovi programmi con Roma.
Il perimetro discusso comprende già ricostruzione del Sud, protezione sociale, artigianato, sviluppo locale e mobilitazione della diaspora, con l’Aics destinata a restare uno dei principali strumenti italiani di cooperazione sul terreno.