AGI - Le aperture al dialogo non si fermano, ma neppure le bombe. Così è stata l'undicesima notte di attacchi americani in Iran - da nord a sud, da est a ovest - dopo una giornata di rappresaglie iraniane nel Golfo Persico. E mentre dalle Filippine il segretario di Stato americano, Marc Rubio, ribadiva la disponibilità degli Usa a una soluzione diplomatica se Teheran tenesse fede agli impegni.
"Se lasciamo che uno stato controlli una via d'acqua internazionale, faccia pagare un pedaggio e saltare in aria le barche se non paga, creeremo un precedente molto pericoloso che si ripeterà in altre parti del mondo, inclusa questa regione", ha detto Rubio con riferimento a Hormuz.
Una notte di bombardamenti
Quando in Italia era l'1 di notte, il Comando centrale americano (Centcom) ha annunciato l'inizio della nuova ondata di raid. Notizie di esplosioni sono arrivate da Bushehr, nel sud, sede di una centrale nucleare.
E poi dai dintorni di Teheran, da Tabriz nell'Azerbaigian Orientale, da Konarak e Chabahar nel Sistan e Belucistan, da Chavar e Abdanan nella provincia di Ilam, a Baneh nel Kurdistan iraniano. Sarebbe stata colpita tra l'altro la raffineria di gas di Bidboland a Mahshahr, la più grande del paese. L'Iran, dal canto suo, non era stato da meno ieri, colpendo con droni "unità dell'esercito terroristico americano a Camp Doha in Kuwait" e in particolare "depositi di munizioni e attrezzature logistiche del centro di comando delle forze terrestri". E distruggendo il centro Amazon in Bahrein.
Trump: "Non abbiamo ancora finito"
Alle 2:15 il Centcom ha comunicato la fine delle operazioni. Per ora. Perchè poco prima dell'inizio degli attacchi, il presidente Donald Trump aveva minacciato di attaccare "molto presto" un complesso nucleare sotterraneo segreto nel monte Kolang, nel centro dell'Iran. "Non abbiamo ancora finito" con la guerra, ha assicurato. E non ha escluso un nuovo fronte, contro gli Houthi, mentre sui mercati asiatici il prezzo del barile di Brent schizzava a 92 dollari, un record da giugno.
Ma sul fronte più importante, quello interno, la guerra si sta rivelando sempre più pesante. Con la conferma della morte del soldato disperso nel bombardamento di venerdì alla base Azraq, in Giordania, è salito a diciotto il bilancio di militari americani uccisi in battaglia. Molti meno che in passato ha tenuto a sottolineare Trump, che per tutto il giorno ha postato su Truth le statistiche su caduti e durata delle guerre sotto i suoi predecessori, dagli oltre 58mila nei 19 anni in Vietnam ai 2mila dei 19 in Afghanistan.
Hegseth chiede 80 miliardi al Congresso
Ma lo scontro con Teheran pesa anche sul bilancio: ufficialmente 37,5 miliardi di dollari, come ha riferito il capo del Pentagono, Pete Hegseth, che pero' ne ha chiesti al Senato altri 80 in previsione di un prolungamento del conflitto. Eppure Washington ufficialmente ha ribadito la sua apertura al negoziato. "L'Iran ha contattato gli Stati Uniti, sia direttamente sia indirettamente, per impegnarsi in colloqui", ha detto Rubio alla riunione Asean nelle Filippine. "Purtroppo, finora, anche se abbiamo raggiunto accordi, non hanno mantenuto gli impegni", ha proseguito, ma "gli Stati Uniti sono sempre impegnati nella diplomazia" e "se sono seri, siamo seri anche noi". C'è un punto su cui pero' la Casa Bianca continua a dire che non intende cedere: Hormuz. "Lasciare che uno stato il controllo di una via d'acqua internazionale, faccia pagare un pedaggio e saltare in aria le barche se non pagano, creerebbe un precedente molto pericoloso", ha assicurato Rubio.