AGI - L'idea è che l'Europa debba farsi trovare pronta di fronte alle sfide. Al termine della due giorni di Consiglio europeo, emerge l'urgenza di dotarsi di strumenti e tempistiche adeguati per affrontare i dossier comuni: bilancio, Ucraina, Cina e crisi in Medio Oriente. Anche da qui forse la ritrovata unanimità tra i 27. La Commissione torna a casa con i compiti da svolgere: una proposta per sanzionare i prodotti delle colonie israeliane illegali e un pacchetto di strumenti per riequilibrare i rapporti commerciali con Pechino che preveda uno strumento di diversificazione delle catene di approvvigionamento delle imprese europee facendo calare la domanda di componenti extra UE.
Di là dalle note sul merito, nei capannelli tra i leader e anche nelle dichiarazioni è aleggiato oggi l'attacco del presidente USA Donald Trump alla premier Giorgia Meloni. Solidarietà pubblica è arrivata dal premier spagnolo Pedro Sánchez e dal presidente francese Emmanuel Macron.
Il dossier Ucraina e il canale diplomatico di Costa
Sul piano politico l'Europa porta a casa un risultato importante: la ritrovata unanimità sull'Ucraina come non accadeva da dicembre 2024. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky arriva a Bruxelles con nuovo ottimismo, ma non ottiene l'auspicata accelerazione sugli altri capitoli negoziali: gli Stati chiedono cautela e riforme prima di procedure più snelle. Il dibattito sull'Ucraina fornisce al presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, la possibilità di chiarire un equivoco sui presunti contatti che il suo staff avrebbe aperto con Mosca, poco graditi a Macron e al cancelliere tedesco Friedrich Merz.
"Quello che sto facendo attraverso il mio ufficio è istituire un canale diplomatico, perché non possiamo dipendere solo dagli altri per interpretare i messaggi russi e dobbiamo essere in grado di trasmettere direttamente alla Russia i nostri messaggi", ha detto. E poi, provando a respingere le allusioni che la sua sia un'autocandidatura al ruolo di mediatore, ha precisato: "Anche la coalizione dei volenterosi e i suoi leader dovranno avere un ruolo per quanto riguarda le garanzie di sicurezza, ma per quanto riguarda gli interessi dell'Unione europea, dovranno essere difesi dalle istituzioni dell'Unione europea in conformità con i trattati. E come tutti sapete, Ursula (von der Leyen) e io lavoriamo sempre in squadra".
La posizione dell'UE sull'Iran e la sicurezza energetica
Quanto all'altro dossier caldo, l'Iran, il Consiglio europeo "accoglie con favore" il memorandum tra USA e Teheran, ribadisce che all'Iran non deve mai essere consentito di dotarsi dell'arma nucleare ed esorta Teheran a rispettare gli obblighi del Trattato di non proliferazione e a riprendere la cooperazione con l'Agenzia internazionale per l'energia atomica. Invita inoltre l'Iran a porre fine alle attività destabilizzanti, incluso il programma missilistico. L'UE riafferma l'impegno a contrastare le azioni ostili dei servizi iraniani e a lavorare con partner regionali per ridurre la vulnerabilità legata allo Stretto di Hormuz, diversificando le rotte energetiche. Bruxelles monitorerà l'impatto della crisi su energia, prezzi e catene di approvvigionamento, garantendo preparazione anche rispetto a futuri flussi migratori.
Il negoziato sul bilancio europeo 2028-2034
Nella mattinata di oggi, i leader hanno discusso il dossier più pesante di questo vertice: il prossimo bilancio europeo 2028-2034. Al tavolo si sono scontrate due visioni su come dovrà essere finanziato il prossimo quadro finanziario pluriennale: quella dei frugali che ritengono la proposta troppo onerosa e gli "Amici della Coesione" a cui prende parte anche l'Italia che chiedono più risorse. Da circa una settimana, la presidenza cipriota ha presentato la sua proposta negoziale "nego box", indicando un taglio del 2% rispetto alla proposta della Commissione e per la prima volta indicando le cifre sui singoli capitoli di spesa, che ha permesso agli Stati di raggiungere accordi provvisori sui principali blocchi del futuro bilancio: architettura, piani nazionali e regionali, competitività europea e Global Europe. L'obiettivo di trovare un accordo entro fine anno si scontra con le scadenze elettorali di vari Paesi. Sánchez avverte: "Non si può chiedere all'Europa di fare di più con meno risorse". Merz ribatte: "La proposta è troppo alta, le cifre devono diminuire".
La crisi in Medio Oriente e il futuro di Gaza
Sullo sfondo ancora la riflessione sulla situazione in Medio Oriente con un focus su Gaza. "L'Unione europea respinge fermamente l'annuncio di Israele di voler controllare il 70% del territorio di Gaza" si legge nel testo di conclusioni che ribadisce la preoccupazione dei 27 per la mancanza di progressi da parte di tutti gli attori per il cessate il fuoco a Gaza e hanno invitato ad attuare le disposizioni delle Risoluzioni ONU. Il Consiglio europeo, infine, "chiede il disarmo permanente di Hamas e di altri gruppi armati non statali, il ritiro completo delle forze israeliane dalla Striscia di Gaza e il dispiegamento della Forza internazionale di stabilizzazione temporanea, come previsto dal Piano globale per porre fine al conflitto di Gaza".