AGI - Kharg è da mesi nel mirino di Donald Trump e ieri il presidente americano è tornato a minacciare la conquista della piccola isola al largo delle coste iraniane, sede di un importante terminal petrolifero considerato la linfa vitale per l'economia del Paese. Finora si era pensato che gli annunci di una possibile occupazione dell'isola servissero a fare pressione sull'Iran per convincerlo a riaprire lo Stretto di Hormuz, ma mercoledì Trump è andato oltre e chiarito che intende impadronirsi del petrolio e del gas come ha fatto in Venezuela.
Kharg un'oasi di energia contesa
Kharg è vitale per il regime degli ayatollah. Situata a nord dello Stretto di Hormuz, è una striscia di terra arida e cespugliosa grande circa come Brescia. Ospita il più grande terminale di esportazione di petrolio greggio dell'Iran, circa il 90% delle esportazioni del Paese, secondo un recente rapporto della banca americana JP Morgan.
Il boom economico di Kharg
La piccola isola ha conosciuto un rapido sviluppo durante il boom petrolifero iraniano degli anni '60 e '70, visto che gran parte della terraferma iraniana, a soli 24 km di distanza, è troppo poco profonda per accogliere le superpetroliere. Eventuali danni alle sue infrastrutture petrolifere potrebbe provocare un forte aumento dei prezzi del petrolio e tensioni con la Cina visto che è da Kharg che Teheran esporta il petrolio destinato in gran parte proprio a Pechino.
Il rapporto della Cia
Già durante la guerra Iran-Iraq (1980-1988), un rapporto della CIA rivelava che il funzionamento continuo degli impianti di Kharg era "essenziale alla prosperità economica dell'Iran". E anche agli equilibri di potere: secondo analisi citate da Reuters, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) controlla circa la metà delle entrate petrolifere del Paese.
La rilevanza militare di Kharg
In quanto risorsa economica chiave, e per la sua posizione geografica, l'isola ha anche una notevole rilevanza militare. L'accesso a Kharg è strettamente limitato e sorvegliato. E secondo la CNN, sono stati mandati sistemi missilistici guidati spalla-aria, i MANPADS, e sono state piazzate mine antiuomo e anti-arma, in particolare sulla costa in caso arrivino truppe dal mare.
La presenza a Kharg della marina militare
La Marina mantiene una presenza sull'isola, inclusa la 112esima brigata di combattimento di superficie Zolfaghar, un'unità che opera con motovedette d'attacco rapido progettate per la guerra navale asimmetrica nel Golfo Persico. Queste imbarcazioni sono generalmente equipaggiate con missili antinave, razzi e mine navali, che consentono loro di minacciare navi mercantili o militari di maggiori dimensioni che operano nelle vicinanze.
Intorno all'isola vi sono lanciatori costieri di missili, sistemi radar, reti di sorveglianza e basi per droni utilizzate per monitorare le attività nel Golfo Persico settentrionale.
Altre isole strategiche
E non è solo Kharg a essere di primaria importanza nello Stretto di Hormuz per il controllo delle rotte del petrolio globale. Anche Qeshm, Abu Musa e l'omonima isola di Hormuz sono cruciali.
Controllo delle rotte marittime
Sono non isole periferiche del Golfo Persico ma punti di osservazione strategici: Teheran vi ha costruito infrastrutture avanzate per il controllo di una delle arterie energetiche più vitali del pianeta. Di fatto, nella geopolitica marittima chi controlla le isole controlla i passaggi.
L'isola di Qeshm, la più grande del Golfo Persico
Qeshm, la più grande isola del Golfo Persico, è situata lungo la costa meridionale dell'Iran e si affaccia strategicamente sullo Stretto di Hormuz. Da lì si può osservare e monitorare l'ingresso e l'uscita delle navi dal Golfo. Per questa posizione, che consente all'Iran di controllare il versante settentrionale del passaggio, Teheran ha potenziato le installazioni difensive investendo nelle infrastrutture portuali e in sistemi radar.
Abu Musa e l''occupazione "illegale"
In un punto più sensibile, quasi al centro delle rotte di navigazione delle petroliere che transitano dal Golfo Persico, c'è l'isola di Abu Musa. Il suo piccolo territorio rappresenta uno dei punti di osservazione più diretti su tutta l'area. Per questo nel tempo ha acquisito un peso geopolitico sempre maggiore. Lo sanno bene l'Iran, che la controlla militarmente dal 1971, e gli Emirati Arabi Uniti che accusano Teheran di "occupazione illegale".