AGI - L'epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo sarebbe molto più estesa di quanto ipotizzato finora, con un numero reale di contagi da due a cinque volte superiore ai dati ufficiali. Secondo un'analisi dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dell'Imperial College di Londra, al 17 maggio i casi potrebbero oscillare tra i 400 e gli 800, senza escludere che abbiano già superato il migliaio. Il bilancio ufficiale attuale registra 600 casi sospetti e 139 decessi, cifre che hanno spinto l'OMS a dichiarare l'epidemia un'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale.
Il direttore generale dell'OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha spiegato che, sebbene il rischio di una pandemia globale rimanga basso, la situazione sul terreno desta viva preoccupazione. Il ministro della Salute congolese, Roger Kamba, ha confermato che la ricerca attiva nell'Ituri ha permesso di identificare centinaia di casi probabili con sintomi compatibili, non ancora confermati in laboratorio. Il contagio è stato alimentato dal raro ceppo Bundibugyo, che ha circolato per settimane nel nord-est del Paese prima di essere rilevato.
Strutture al collasso e carenza di presidi medici
Florent Uzzeni, responsabile aggiunto delle emergenze per Medici senza frontiere (Msf), ha avvertito che la complessità operativa è aggravata da restrizioni logistiche e conflitti armati. Nelle aree colpite mancano le forniture di base: dai farmaci antidolorifici alle mascherine, fino ai mezzi per il tracciamento dei contatti. In assenza di terapie specifiche per il ceppo Bundibugyo, il protocollo medico rimane limitato a trattamenti palliativi, isolamento e reidratazione.
La gravità della situazione è confermata dal contagio di alcuni operatori sanitari a causa delle falle nei dispositivi di protezione. Gli ospedali locali sono ormai sopraffatti: Sandrine Lusamba, coordinatrice dell'Ong Sofepadi, ha denunciato che 69 pazienti sono in cura in centri privi di dotazioni adeguate alla periferia di Bunia. Secondo le agenzie umanitarie, la scarsità di risorse è riconducibile anche ai recenti tagli agli aiuti internazionali. Heather Reoch Kerr (International Rescue Committee) ha precisato alla Reuters che la riduzione dei finanziamenti ha reso la regione pericolosamente vulnerabile.
La risposta internazionale e il rischio per l'Europa
Di fronte a questa escalation, la risposta internazionale si è intensificata. Il dipartimento di Stato USA ha stanziato fondi per 50 cliniche di trattamento a rapida installazione tra la Repubblica del Congo e l'Uganda, dove si registrano i primi focolai transfrontalieri. Parallelamente, l'OMS ha inviato un ponte aereo con le prime 12 tonnellate di materiale medico su un totale di 100 destinate alle province orientali. Tuttavia, Mamadou Kaba Barry, capo missione per l'Ong Alima, ha avvertito che le risorse disponibili restano del tutto insufficienti e che le scorte d'emergenza sono ormai esaurite.
Sul fronte internazionale, la Commissione europea mantiene alta la guardia ma ha precisato che il rischio di infezione all'interno dell'Unione Europea è estremamente contenuto e che attualmente non sono necessarie misure restrittive per i cittadini europei.