AGI - Il Pubblico ministero del Vallese ha concesso l'assistenza giudiziaria all'Italia in relazione alla tragedia di Crans-Montana. L'Ufficio federale di giustizia (UFG) lo ha confermato a Keystone-ATS, l'agenzia stampa svizzera.
L'UFG, in qualità di autorità centrale per l'assistenza giudiziaria internazionale in materia penale, è stato informato venerdì dell'accettazione della richiesta di assistenza giudiziaria presentata su rogatoria dalla Procura di Roma, si legge in un comunicato stampa.
La Procura del Canton Vallese sosterrà quindi le autorità giudiziarie italiane nelle loro indagini. "Non significa che la Procura vallesana abbia bisogno di aiuto", ha dichiarato Ingrid Ryser, responsabile della comunicazione dell'UFG, alla radio SRF.
Collaborazione giudiziaria e accesso alle prove
Il fatto che ci siano stati cittadini italiani tra le vittime dal catastrofico incendio di Crans-Montana ha obbligato la giustizia italiana ad aprire un procedimento penale. Per questo motivo è stata chiesta l'assistenza legale della Svizzera. "Potrebbe quindi essere una buona idea che le due autorità giudiziarie uniscano le forze, mettano in comune le loro risorse e collaborino a questi procedimenti penali", ha aggiunto Ryser.
Nell'ambito di questa assistenza, la Procura di Roma avrà accesso alle prove già raccolte. Il 19 febbraio si terrà un primo incontro tecnico tra le autorità giudiziarie dei due Paesi. L'UFG accompagnerà questo incontro con l'obiettivo di "chiarire i dettagli della collaborazione e coordinare le procedure".
Torna il sereno, dunque, tra Italia e Svizzera. Anche perchè va ricordato che sino ad oggi i primi provvedimenti adottati dalla magistratura vallese hanno indignato non poche le autorità italiane. Il culmine è stato raggiunto alla notizia della scarcerazione di Jacques Moretti, proprietario del locale Le Constellation di Crans-Montana, messo in libertà vigilata dal tribunale dopo il pagamento di una cauzione di 200mila franchi da parte di un suo conoscente.
La reazione sui social della premier italiana Giorgia Meloni era stata netta: "Considero la scarcerazione un oltraggio alla memoria delle vittime della tragedia di Capodanno e un insulto alle loro famiglie, che stanno soffrendo per la scomparsa dei loro cari. Il Governo italiano chiederà conto alle Autorità Svizzere di quanto accaduto". Cosa che poi è avvenuta con la convocazione dell'ambasciatore.
Ieri, sul tema era tornato il vicepremier Antonio Tajani: "Rispettiamo tutte le decisioni, ma possiamo anche criticare certe decisioni che non riguardano la Svizzera e il governo svizzero, ma riguardano un Cantone che di fronte a una tragedia come quella della notte di Capodanno ha tardato nelle indagini, ha rimesso in libertà su cauzione due persone che sono oggettivamente responsabili. Ci sono stati dei comportamenti che hanno veramente lasciato perplessi tutti gli italiani e il governo - aveva aggiunto il ministro degli Esteri -. Quello che è successo è incredibile. Sono morti dei cittadini italiani. Bisogna anche tenere conto di questi morti e feriti italiani, non è una questione secondaria per noi".
A Tajani ha risposto stasera l'ambasciatore svizzero in Italia Roberto Balzaretti, intervistato da Tg2 Post su Rai2. "La premessa che faccio sempre quando mi chiedono di pronunciarmi su un'inchiesta in corso - ha spiegato Balzaretti - è che io faccio il diplomatico, non il magistrato o il procuratore. L'idea che ci stiamo tutti facendo è che questa inchiesta sta rivelando cose che sembravano evidenti a prima vista ma lo sta facendo nel modo formale, corretto. Ho molto rispetto per il ministro Tajani - ha aggiunto - vorrei anche usare le sue parole quando ha detto che 'non ha un problema con la Svizzera ma con il modo in cui viene condotta questa indagine. Ma già facendo questo lui sta un pochettino travalicando quelle che sono le sue competenze, perchè lui è un politico non è un magistrato, deve lasciare come noi lavorare i magistrati. Ora, la situazione è talmente drammatica che ci sta pure che dica questo".
"Ricusare un procuratore è una questione formale - ha sottolineato Balzaretti - che va esaminata su requisiti formali: lo possono fare le parti, gli avvocati. La supervisione sulle attività della Procura lo può fare. Se ci fossero gli elementi, si dovrebbe chiedere che non si occupi più di questa inchiesta. Togliere invece la competenza al Canton Vallese di condurre l'inchiesta per un fatto che si è consumato sul suo territorio, da noi è inimmaginabile. La competenza giudiziaria è prima di tutto cantonale per Costituzione. Far venire un giudice, un procuratore, un esperto da fuori al limite ci sta, spostare un procedimento altrove sarebbe una cosa gravissima".
"Il Tribunale di Roma - ha ricordato Balzaretti - ha richiesto con una rogatoria il 13 gennaio di poter aver accesso agli atti, oggi siamo al 30, in pochi giorni questa domanda è stata evasa in senso positivo. Nel frattempo la magistratura vallesana - ha aggiunto - aveva invitato i colleghi romani ad un incontro tecnico, ancor prima di pronunciarsi sulla rogatoria. L'incontro avverrà il 19 febbraio, perchè la Procura di Roma ha chiesto quella data, si sarebbe potuto fare prima. Quando si troveranno con i colleghi vallesani potranno anche espletare sopralluoghi, atti di indagine. Si deciderà a quel punto se costituire un gruppo di indagine comune, di solito vengono costituiti per grandi affari di criminalità internazionale, però è possibilissimo farlo anche qui".
Il diplomatico ha specificato: "Non solo ci sarà uno scambio continuo di informazione di atti sull'inchiesta ma anche una collaborazione tra esperti, che permetterà di fare chiarezza su quello che è successo. Tutti vogliamo chiarezza e giustizia".
"La carcerazione preventiva nel nostro ordinamento giuridico, se sono ben informato anche nel vostro, è un'eccezione: si mettono in prigione i condannati, non gli imputati - ha proseguito l'ambasciatore svizzero in Italia -.
La si può pensare in un altro modo non importa come la penso io: il diritto va applicato indipendentemente dalla faccia dell'imputato. Altrimenti andiamo verso qualcos'altro e a seconda di quello che proviamo o non proviamo prendiamo decisioni giuridiche, con il rischio poi di ricorsi da parte dell'imputato che prolungano il procedimento o addirittura possono renderlo gravato di mancanze importanti. Questo non lo vuole nessuno"., ha concluso Balzaretti.