AGI - "Una risoluzione duratura del conflitto in Medio Oriente non significherebbe necessariamente la fine dello shock". È quanto si legge nelle minute della Bce, che riporta quindi i contenuti della riunione di giugno quando è stato deciso un rialzo dei tassi dello 0,25%. "Ciò in quanto ci vorrebbe del tempo affinché le forniture energetiche tornassero alla normalità o a un nuovo equilibrio, e anche le scorte dovrebbero essere ricostituite a un certo punto, il che potrebbe esercitare una pressione al rialzo sui prezzi dell'energia per un periodo prolungato".
Per quanto riguarda l'attività economica, "i dati in arrivo sono nel complesso, considerati come una conferma del fatto che lo shock energetico stesse avendo implicazioni per la crescita maggiori di quanto previsto in precedenza". In particolare, si legge nelle minute, "la guerra in Medio Oriente sta pesando sull'attività e sulla fiducia, e le indagini indicano un rallentamento, soprattutto nei servizi".
I rischi per la crescita
In generale, è stato rilevato che "l'aumento dei prezzi dell'energia legato alla guerra stava agendo come uno shock negativo sull'offerta sempre più persistente, esercitando una pressione al rialzo sull'inflazione e una pressione al ribasso sulla crescita economica".
In questo contesto, "i rischi per la crescita economica sono orientati al ribasso, specialmente nel settore dei servizi, con il rischio di carenze e gravi interruzioni della catena di approvvigionamento che aumentano quanto più si protraggono le perturbazioni legate al conflitto".
L'impatto di un'interruzione prolungata dell'energia
Inoltre, "un'interruzione prolungata delle forniture energetiche potrebbe far aumentare ulteriormente i prezzi dell'energia e per un periodo più lungo di quanto attualmente previsto. Questi fattori eroderebbero ancora di più i redditi reali e renderebbero le imprese e le famiglie più riluttanti a investire e a spendere. Il rallentamento della crescita si intensificherebbe se la chiusura delle principali rotte marittime dovesse causare gravi carenze di fattori produttivi chiave, costringendo le imprese dell'area dell'euro a ridurre la produzione".
Le altre tensioni geopolitiche
Infine, "altre tensioni geopolitiche, in particolare la guerra ingiustificata della