AGI - "Quarantatrè anni sono tantissimi, è una vita. È difficile anche solo pensarci, ora la mia vita è senza spirito". Lo dice Bruce Hoeksema, compagno di Valentino, parlando con i cronisti tornando per il pomeriggio dalla camera ardente in Piazza Mignanelli.
"Per me è impossibile non continuare a tramandarne la memoria, io lo vivo ogni giorno", aggiunge. Con lui anche i due cani, Maud e Moon, "anche loro erano suoi amori". Alla domanda su come stia affrontando questi giorni, risponde senza nascondere il dolore: "Sono devastato, devastato". "Le ultime parole che mi ha detto? Ti amo", ha concluso.
La sua assistente personale: "Portava sempre allegria"
Tra i tanti ricordi che affiorano davanti alla camera ardente di Valentino a Palazzo Mignanelli, c'è quello di Mary Rosati, assistente personale dello stilista: "Ho lavorato da Valentino circa vent'anni fa, ero alle prime armi, al primo piano di questo palazzo, con la signora Mariella che purtroppo è mancata anche lei qualche anno fa. Sono stata una privilegiata, ho avuto il privilegio di lavorare per questa bellissima famiglia che era Valentino", racconta ai cronisti. Dello stilista conserva ricordi legati alla "generosità" e alla "grande professionalità", ma "anche piccoli momenti quotidiani diventati indimenticabili: l'emozione di quando arrivava la mattina insieme ai suoi carlini e portava allegria e un brivido all'interno della segreteria di direzione".
Un ricordo che si intreccia con quello di Bruna, una stilista presente oggi alla camera ardente, vestita di rosso ("Il mio rosso è per lui", dice): "Poterlo ascoltare è stato bellissimo, era un grandissimo", racconta, spiegando che Valentino è stato una fonte di ispirazione continua: "Condividevamo gli stessi laboratori. Facevamo fare lì le nostre idee. È stato sempre un grande, una persona eccezionale a cui volevo bene. Spero che anche da lì ci voglia bene anche lui".
C'è poi Sebastiano, storico tagliatore, che riporta indietro l'orologio fino agli anni Cinquanta: "Era il '54 e dopo un anno che stavo con lui mi ha chiamato perché era andato via il tagliatore e mi ha chiesto se volevo diventarlo io. Io titubai, avevo solo vent'anni, e lui mi disse: 'Ma Sebastiano, ma le va di spunticchiare tutta la vita?'". Una frase che, racconta, gli cambiò la carriera: "Non è che volevo rifiutare, era più la paura di non essere all'altezza. È stata una bellissima esperienza, poi, dopo tre anni, mi sono messo per conto mio".