AGI - Dalle manette sotto al palazzo di vetro per la protesta contro Nethanyau al red carpet inaugurale di Alice nella Città. Susan Sarandon, ottant'anni appena compiuti e festeggiati protestando nelle strade con i giovani, ha presentato "The Accompanist" insieme al regista Zach Woods, una storia intima sul dolore e sull'essere visti fino in fondo. L'artista ha trasformato la conferenza stampa in un atto politico: dalle critiche alla pena di morte in diretta tv negli Usa fino alla guerra che continua a Gaza, la star di Hollywood ha parlato senza filtri come ha fatto per tutto l'arco della sua lunga carriera.
Sarandon ha preso di mira Pete Hegseth, segretario della guerra dell'amministrazione Trump, colpevole di aver annunciato un'esecuzione capitale per fucilazione in diretta streaming per il prossimo 2 dicembre: "Penso che questa idea di Hegseth suggerisce - probabilmente finirò nei guai per questo -che sia chiaramente strafatto. L'idea di un'esecuzione in TV è l'esempio perfetto di quanto sia profonda la mancanza di sensibilità, la mascolinità tossica e l mostra quanto sia profonda l'infezione nel governo americano. L'unica cosa buona è che ha avviato di nuovo un dibattito sulla pena di morte e ha ancora una volta evidenziato la depravazione di questa amministrazione Trump", ha dichiarato Sarandon. "Il mondo, la maggior parte del mondo non ha nemmeno la pena di morte, figuriamoci... non credo che dai tempi dell'Isis ci sia stato un video che mostrava in diretta un'esecuzione. Il danno che farà anche a quegli uomini che stanno premendo il grilletto è enorme, potete immaginare come si vive con questo quando hai commesso un omicidio a sangue freddo di un uomo che non può difendersi? Non importa cosa abbia fatto quell'uomo, questo rovinerà anche le loro vite".
Con la stessa urgenza, Sarandon ha rivolto un appello diretto ai giornalisti presenti in sala, chiedendo di non abbassare la guardia sul conflitto a Gaza e in Libano. "Mentre parliamo, migliaia di altre persone con un cessate il fuoco vengono ancora uccise. Oltre 2.000 sono state uccise in Libano. I bambini vengono ancora colpiti alla testa dai cecchini. Vengono sepolti vivi, vengono affamati, e la cosa non può permettere che questo venga normalizzato", ha detto Sarandon. "Questo è uno dei motivi per cui è importante farsi arrestare - ha aggiunto citando proprio quanto le è accaduto poche settimane fa a New York - perché va avanti da così tanto tempo e neppure se ne parla. Piuttosto che parlare di ciò che è successo per mettermi a tacere, penso che sia importante, specialmente come giornalisti, cogliere ogni opportunità per mantenere le uccisioni a Gaza nelle notizie e fare tutto il possibile per un vero cessate il fuoco, che non abbiamo ancora mai avuto."
Interrogata sul prezzo personale del suo impegno politico — minacce di morte durante la guerra in Iraq, anni di esclusione dall'Academy dopo un discorso sugli haitiani detenuti a Guantanamo — Sarandon ha spiegato la propria filosofia di vita: "Ho usato me stessa per parlare di qualcosa di cui le persone non erano a conoscenza, perché parlavo di persone che non avevano voce per farlo", ha spiegato. "Per me, dire qualcosa anche puntando una piccola luce non è qualcosa di danno, non lo sarebbe evitare di farlo. E penso che la gentilezza e l'autenticità siano le due cose più importanti per me."
Sarandon ha parlato anche del film "The Accompanist" e di ciò che il cinema può offrire nei momenti di isolamento emotivo: "Penso che sia una sorta di ferita al cuore il fatto che spesso, nei nostri momenti più sofferti, ci sentiamo isolati. Essere feriti è una delle esperienze umane più universali: soffrire, avere il cuore spezzato, sentirsi in colpa, sentirsi brutti, sentirsi una delusione... eppure, quando sei nel pieno di quella sofferenza , puoi sentirti così catastroficamente solo", ha osservato. "Uno dei doni del cinema è farti sapere in modo netto che non è così, non sei solo."