AGI - La Corte d’appello di Trieste ha confermato l’assoluzione del direttore dell’Agenzia mondiale antidoping (Wada), Olivier Niggli, querelato per diffamazione dal giudice bolzanino Walter Pelino in relazione al caso dell’ex marciatore Alex Schwazer per danni alla sua reputazione. La vicenda riguarda il secondo caso antidoping di Schwazer, quello del 2016, quello più clamoroso che sollevò diverse perplessità. Al centro della vicenda presunte dichiarazioni diffamatorie di Niggli, svizzero e numero uno dell’Agenzia mondiale antidoping che ha sede a Montreal.
Il ruolo della Wada e l’archiviazione di Pelino
La Wada è apparsa come ricorrente congiunta nel processo di Bolzano contro Schwazer e ha attirato l’attenzione nel procedimento per la conservazione delle provette di urine richieste dal giudice Pelino a causa di una strategia contenziosa dubbia. Pelino il 18 febbraio 2021 archiviò il procedimento penale contro Schwazer, “per non avere commesso il fatto”, e dichiarò, “accertato con alto grado di credibilità razionale che i campioni d’urina prelevati ad Alex Schwazer l’1.01.2016 siano stati alterati allo scopo di farli risultare positivi (testosterone, ndr) e, dunque, di ottenere la squalifica e il discredito dell’atleta come pure del suo allenatore, Sandro Donati”.
Il 2 aprile 2021, Niggli in una lunga intervista al Corriere della Sera aveva difeso l’operato della sua agenzia attaccando duramente Pelino. Quest’ultimo aveva presentato denuncia contro Niggli presso il Tribunale Regionale di Trieste, responsabile dei procedimenti penali che coinvolgono giudici e pubblici ministeri dell’Alto Adige, con l’accusa di danno alla reputazione.
Il processo di primo grado a Trieste - nel corso del quale avevano testimoniato sia Pelino che Niggli - si è concluso con l’assoluzione del direttore della Wada. Nell’udienza d’appello sul caso presso il Tribunale Regionale Superiore di Trieste, scaturita a seguito dell’appello di Pelino contro l’assoluzione, è stata confermata la sentenza di primo grado. Pelino ora potrebbe ricorrere in Cassazione.