AGI - Gli scacchi fanno bene anche al calcio. Lo dimostrano Maresca, ma anche Pulisic, Buongiorno, Dani Olmo, Mkhitaryan, Eze e molti altri. E lo sa bene anche Valdas Dambrauskas, il tecnico lituano che ha appena portato il Sabah alla prima qualificazione in Champions League della sua storia e che oggi si presenterà al sorteggio con uno dei profili più curiosi tra gli allenatori delle squadre qualificate.
Dambrauskas non è attualmente uno scacchista professionista, ma ha giocato a livello agonistico ed è stato inserito nel circuito FIDE. Il 49enne lituano ha infatti un profilo ufficiale della Federazione internazionale degli scacchi, con 1833 punti Elo nel gioco standard, 1864 nel rapid e 1777 nel blitz, le varie cadenze con cui si gioca. I rating risultano oggi inattivi e non possiede titoli FIDE, ma i numeri bastano a collocarlo ben oltre il livello del semplice appassionato. Ma la biografia di Dambrauskas riserva una storia ancora più particolare, nata molto prima dell'approdo in Champions League. E questa volta c'entra uno dei programmi più noti del panorama mondiale, un quiz in Italia conosciuto come: "Chi vuol essere milionario?".
I soldi per partire per l'Inghilterra
Nel 2002, a 25 anni, Dambrauskas partecipò alla versione lituana di "Chi vuol essere milionario?", Sesi nuliai - milijonas. Vinse 4.000 litas, la valuta allora in uso in Lituania, poco più di mille euro. Una somma non enorme in termini assoluti, ma significativa nel suo Paese (soprattutto all'inizio del millennio) e sufficiente per dare una svolta al suo percorso e alla sua vita.
Con quei soldi si trasferì in Inghilterra e iniziò a investire nella propria formazione da allenatore. Studiò Sport Science and Coaching alla London Metropolitan University, dove si laureò nel 2009. La stessa università, ricordando oggi il suo percorso dopo la qualificazione in Champions, sottolinea come la vincita al quiz gli abbia permesso di compiere il primo passo verso il Regno Unito. Una volta trascorso un mese, però, dovette lavorare per mantenersi durante gli studi.
Un'allenatore senza passato
Il percorso di Dambrauskas era tutt'altro che convenzionale. Non aveva alle spalle una carriera da calciatore professionista e si costruì da zero l'accesso al calcio di alto livello. In Inghilterra maturò esperienza nei settori giovanili di club come Manchester United, Fulham e Brentford, prima di iniziare ad allenare su una panchina tutta sua. Il debutto tra i senior arrivò lontanissimo dai riflettori della Champions League, con i Kingsbury London Tigers, nel nono livello del calcio inglese.
Da lì è iniziato un viaggio attraverso buona parte del calcio europeo. Dambrauskas ha allenato in Lituania, Lettonia, Bulgaria, Croazia, Grecia, Cipro e Ungheria, costruendosi progressivamente una reputazione soprattutto nei campionati dell'Europa orientale. Con lo Zalgiris ha conquistato campionati e coppe in Lituania, con il Ludogorets ha vinto il campionato bulgaro e con l'Hajduk Spalato la Coppa di Croazia. Poi è arrivata la chiamata del Sabah, in Azerbaigian.
Il Sabah, nato nel 2017 e già in Champions
Il Sabah è stato fondato soltanto nel 2017. Con Dambrauskas in panchina ha conquistato campionato e coppa nazionale, guadagnandosi l'accesso alle qualificazioni di Champions League. Il cammino europeo è iniziato dal primo turno preliminare e il club azero non partiva certo tra i favoriti. "Quando abbiamo intrapreso questo percorso non eravamo considerati tra i favoriti, siamo sempre stati visti come outsider", ha raccontato Dambrauskas alla Uefa. "Abbiamo dimostrato di meritare di essere qui".
Per arrivare fino alla fase campionato, il Sabah ha dovuto superare quattro turni di qualificazione. Il cammino è iniziato contro i gallesi del The New Saints, eliminati con un complessivo 4-1, ed è proseguito contro i finlandesi del KuPS, battuti 3-0 tra andata e ritorno. Più complicato il terzo turno contro i danesi dell’Aarhus: dopo il 2-1 subito all’andata, il Sabah ha ribaltato tutto in casa con un netto 4-0, chiudendo sul 5-2 complessivo. Lo stesso copione si è ripetuto negli spareggi contro l’Hapoel Beer-Sheva: sconfitta 2-1 all’andata e rimonta al ritorno, vinto 5-2 dopo i tempi supplementari per il 6-4 totale che è valso la storica qualificazione.
Sabah, una città con poco meno di 19 mila abitanti
E anche la casa del Sabah contribuisce a rendere particolare la storia. Il club non ha sede propriamente a Baku, come spesso viene indicato, ma a Masazir, nel distretto di Absheron, una ventina di chilometri dalla capitale azera. La località contava 18.967 abitanti nel 2024 e si affaccia sull’omonimo lago. Qui il Sabah gioca le partite casalinghe nella Bank Respublika Arena, uno stadio da circa 8.700 posti. Con meno di 19 mila abitanti, Masazir entra così nel ristretto gruppo delle località più piccole ad aver portato una propria squadra nella massima competizione europea
Gli scacchi come guida
Nove anni dopo la fondazione, il club azero si trova così tra le grandi d'Europa, un po' ripercorrendo il percorso fatto dall'Almaty, appena un anno fa. La prima impresa, però, è stata già quella di competere e togliere il titolo nazionale al Qarabag, squadra molto più abituata a calcare i palcoscenici europei.
E la sua storia parte dalla panchina dove siede un allenatore che non è mai stato un calciatore professionista, che ha cominciato a costruire la propria carriera grazie a una vincita televisiva e che, prima ancora di imparare a leggere una partita di calcio, aveva già imparato la mentalità giusta muovendo i pezzi su una scacchiera.