AGI - La Fifa annuncerà ricavi record dai mondiali 2026 per 15 miliardi di dollari, pari a più di 13 miliardi di euro: lo ha riferito il Guardian, dopo che il dato è stato anticipato dal presidente Gianni Infantino alle federazioni nazionali. La Fifa aveva stimato in 11 miliardi di dollari i ricavi di questo mondiale a 48 squadre che si è disputato tra Canada, Stati Uniti e Messico. Con i 15 miliardi incassati a fine torneo, dunque, ancora più significativo il guadagno della Federazione internazionale che, come riporta il Los Angeles Herald, ha investito la cifra record di 871 milioni di dollari in premi per il torneo del 2026, un netto aumento rispetto all'ultimo Mondiale. Quello che la Spagna si porterà a casa dai campi del mondiale Usa è il montepremi più ricco di sempre o, meglio, avrebbe potuto esserlo, perché una buona fetta se la mangerà il fisco americano.
Distribuzione dei premi alle squadre
La quota della squadra vincitrice è di circa 50 milioni di dollari, la seconda classificata ne ha ricevuti circa 33 milioni, mentre la terza e la quarta si portano a casa rispettivamente 29 e 27 milioni di dollari. Persino le squadre eliminate nella fase a gironi non tornano a mani vuote: a ogni nazione qualificata è garantito un pagamento minimo dell'ordine di 12,5 milioni di dollari, prima di qualsiasi bonus per il passaggio del turno. Un dettaglio importante: il denaro non va direttamente ai giocatori: la Fifa paga la federazione calcistica di ogni Paese, e la federazione decide poi quanto spetta agli atleti, agli allenatori e al resto dell'organizzazione e tale ripartizione varia notevolmente da Paese a Paese.
Impatto del fisco americano
Quest’anno, però, c'è una sorpresa amara: poiché gli Stati Uniti sono uno dei principali Paesi ospitanti, il sistema fiscale americano incide sulle vincite in un modo diverso rispetto a quanto accadrebbe in Qatar o in Europa. Gli atleti stranieri che guadagnano denaro gareggiando negli Stati Uniti sono generalmente soggetti a ritenute federali su questi redditi e, a seconda dei trattati fiscali tra il loro Paese d'origine e Washington, l'impatto può essere considerevole. Poi ci sono gli stati: molti stati americani applicano quella che viene informalmente chiamata "tassa sugli atleti" sui redditi guadagnati mentre giocano entro i loro confini. L'importo dovuto viene in genere ripartito in base ai "giorni di servizio", ovvero i giorni che un giocatore trascorre allenandosi e gareggiando in un determinato stato. Una partita in Texas o in Florida, che non hanno un'imposta sul reddito statale, comporta un conto molto diverso rispetto a una partita in California, New Jersey o Massachusetts, dove le aliquote sono elevate. Una squadra che gioca in diversi stati nel corso di un torneo può finire per dover versare parte dei suoi guadagni a ciascuno di essi.