AGI – Ci sono state delle interferenze da parte dell’Inter sulle designazioni di Gianluca Rocchi ma non è ipotizzabile il reato di ‘frode sportiva’. Nel giorno in cui la Procura di Milano chiude il capitolo più discusso dell’inchiesta sul calcio avviata un anno fa, si viene a sapere che ieri, nel giro di poche ore, è stata iscritta e archiviata la società Inter dall’accusa di avere violato la legge 231 del 2001 per i reati commessi dai propri dipendenti.
“Nessun illecito del club perché non è stato commesso il reato presupposto di frode sportiva” spiegano fonti giudiziarie. Nei giorni scorsi i pm avevano individuato senza identificarli né indagarli “esponenti della società sportiva Inter” che, nell’ipotizzato “previo concerto” con Rocchi sugli arbitri graditi o sgraditi all’Inter, avrebbero “agito per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina, presidente della Fgci-Federazione italiana giuoco calcio”, anch’egli non indagato.
Gli atti sono stati inviati alla Procura della Figc e al Coni per valutare se quello che non è reato possa essere considerato invece rilevante dal punto di vista della giustizia sportiva con relative sanzioni. La richiesta di archiviazione di Rocchi dovrà essere valutata dalla giudice Giulia Marozzi in un’udienza che si svolgerà nei prossimi mesi.
La questione delle 'bussate' alla sala Var
Resta aperta a tutte le possibilità la parte dell’inchiesta sulle ‘bussate’ alla Sala Var del designatore autosospeso e dell’allora supervisore al Var, Andrea Gervasoni, finalizzate a dirimere dei casi dubbi in alcune partite.
Gli atti sono ora sul tavolo del procuratore di Monza Claudio Gittardi al quale sono stati mandati per competenza territoriale perché la Sala Var ha sede a Lissone, in Brianza.
Indagati e posizioni tra Monza e Milano
Anche le condotte degli indagati Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo, accusati di ‘frode sportiva’ sempre sulla questione ‘bussate’, saranno vagliate a Monza mentre resta a Milano la posizione di Daniele Paterna, l’assistente al Var che si vede nell’ormai noto video girarsi e chiedere a chi bussava ‘È rigore?’ durante Udinese-Paterna resterà a Milano perché la sua presunta falsa testimonianza è avvenuta durante la deposizione nell’ufficio di Ascione.
Le motivazioni dell'archiviazione
A sostegno della decisione di archiviare, i pm portano la giurisprudenza della Cassazione ispirata all’inchiesta Calciopoli di 20 anni fa. In questo senso, quella che non emerge sulla base delle intercettazioni è la prova che ci sia stato un “sistema strutturato di frode per influire sulle designazioni arbitrali” mentre dal punto di vista “storico” le “interferenze” sono avvenute.
Legale di Rocchi: "E' amareggiato"
"Rocchi è amareggiato, la sua vita è cambiata e ora deve pensare a riabilitarsi. Vorrebbe tornare a lavorare, magari all'estero dove potrebbero prendere in considerazione una figura di arbitro super partes e dalla condotta impeccabile e trasparente come la sua". Lo dice all'AGI l'avvocato Antonio Bana, uno dei legali di Gianluca Rocchi, dopo la notizia della richiesta di archiviazione dall'accusa di frode sportiva per le presunte designazioni pro-Inter. Secondo il legale, "è il sistema che è sbagliato e deve cambiare per cui i club cercano di tirare per la giacchetta il designatore, chiedendo magari che un arbitro non venga designato perché porta male". Tornando all'indagine, Bana sostiene che "quella dell'archiviazione era l'unica strada percorribile da parte della Procura" considerando che la legge Cartabia prevede la ragionevole previsione di una condanna come condizione per mandare un indagato a processo.