AGI - Da una parte God Save the King, l'inno che da secoli accompagna la storia della monarchia britannica. Dall'altra Wonderwall, la canzone che ha segnato un'intera generazione e che oggi, negli stadi, molti tifosi inglesi sembrano cantare con più convinzione dell'inno nazionale. Non è soltanto una curiosità da curva, da appassionati di "football" o di una delle band rock più importanti di sempre. In quel passaggio di testimone si legge un Paese che continua a interrogarsi sulla propria identità, sospeso tra il peso della tradizione e il bisogno di trovare nuovi simboli. "È un confronto curioso - osserva Marco Ubezio, avvocato ed esperto di monarchia britannica - perché in questa dialettica apparentemente impossibile si ritrova un popolo sempre più in bilico tra nostalgia e voglia di riscatto".
Il confronto tra l'inno reale e la più celebre canzone degli Oasis
Per il biografo della regina Elisabetta, il confronto tra una lirica che affonda le radici negli albori della storia britannica e il manifesto della Cool Britannia degli anni Novanta racconta molto più di un semplice cambio di repertorio sugli spalti. "Le periferie del Regno non sono solo quelle geografiche. Sono anche quelle sociali, culturali, identitarie". L'inno, del resto, continua a custodire un patrimonio simbolico che va ben oltre la monarchia. "God Save the King celebra il secolare rapporto con la Corona - spiega Ubezio. Il suo mito è stato un balsamo per la nazione nei momenti di più acuta crisi. Basti ricordare gli inglesi che nel 1940 cantavano The King is still in London, per celebrare una famiglia reale che aveva scelto di non lasciare la capitale sotto le bombe naziste". Oggi, però, le minacce hanno cambiato volto. "Non vengono più dai mari di cui il Regno è stato padrone, come ricordava Rule Britannia con quel celebre "Britannia rules the waves". Arrivano dai muri scrostati delle fabbriche del disincanto industriale e da quelli che cingono gli orti disadorni delle periferie, ortaggi tristi a cui resta solo la compagnia dei nani da giardino". È in questo scenario che Wonderwall assume un significato diverso. "Per i giovani britannici, che il Re non l'hanno visto neppure in cartolina, arrivano in soccorso le note dei fratelli Gallagher, non a caso entrambi ferocemente repubblicani. Il muro delle meraviglie diventa il modo per andare oltre i muri che dividono la società inglese, quelli sorti tra le comunità del Regno plurale. Non un arcobaleno, ma un patchwork precario di frammenti etnici che compongono il sempre più intricato mosaico britannico."
Il significato politico dell'incipit di Wonderwall
Anche l'incipit della canzone, secondo Ubezio, assume una valenza quasi politica. "Today is gonna be the day that they're gonna throw it back to you. Oggi sarà il giorno in cui te lo restituiranno. Sottinteso: il Paese che sembra andare più veloce dei suoi cittadini". Un verso che, osserva, "pare il motto della rivolta britannica, capace di agitare il Paese con le stesse parole tanto a destra quanto a sinistra".
Una questione di generazioni: il precedente dei Sex Pistols
La domanda, allora, è se questa apparente contrapposizione tra l'inno della Corona e l'inno generazionale degli Oasis sia davvero insanabile. Ubezio, però, invita a guardare alla storia della musica britannica. "Forse la risposta arriva da un vecchio gruppo di eretici: i Sex Pistols. Con il loro dinamitardo God save the queen — le minuscole, in questo caso, sono d'obbligo — volevano profanare l'istituzione. Alla fine, però, hanno ottenuto l'effetto inverso". Il risultato, spiega, fu quello di trasformare Elisabetta II "in un'icona pop, un approdo sicuro al centro dell'isola, che presto avrebbe resistito anche al ciclone della Thatcher".
E forse, conclude, anche Wonderwall è destinata allo stesso paradosso. "Alla fine, su quel muro magico sventolerà ancora la bandiera che ha dominato un quarto del mondo ed è oggi incarnata dal volto stanco di un sovrano che, raggiunto il posto fisso alla ragguardevole età di quasi 74 anni, ci ricorda che il Regno Unito resta il Paese dei sogni. Come quelli scritti sopra un muro scrostato, delle meraviglie".