AGI – All’inizio degli Internazionali aveva dichiarato “Mi sento vicino a fare qualcosa di bello”. Detto fatto. A colpi di dritti devastanti, match point annullati, caffè ingurgitati a bordo campo e 6/0 inflitti senza pietà, prima al numero tre del mondo Sascha Zverev, poi a Rafa Jodar, il giovane spagnolo predestinato a scalfire il duopolio Sinner-Alcaraz, Luciano Darderi, 24 anni, ormai “Luli” per il pubblico del Foro è sbarcato in semifinale. Per il tennista nato in Argentina, a Villa Gesel ma per fortuna nostra naturalizzato italiano grazie a un nonno di Fano e al trasferimento in Italia a 12 anni, è la prima della sua vita in un Master 1000.
Se la giocherà oggi, non prima delle 15.30, contro Casper Ruud, il norvegese ex numero 2 del mondo, adesso scivolato al 25, cinque posizioni dietro a Darderi, che è già virtualmente numero 16 e punta a entrare in top 10 entro la fine dell’anno. Ruud e Luciano non si sono mai incontrati finora e facendo i debiti scongiuri l’Italia già sogna una finale tutta tricolore contro Sinner. A cinquant’anni dal trionfo di Adriano Panatta, davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e con l’omaggio delle Frecce tricolori sarebbe il massimo. Non c’è dubbio che Darderi, terraiolo provetto, rovescio bimane, dritto devastante, drop shot rari ma precisi e gambe instancabili, ce la metterà tutta.
Gli inizi e l’incidente
Non a caso da ragazzino si allenava lanciando mattoni, episodio raccontato da Marcello Macchione proprietario del circolo romano in cui giocava da adolescente, quando faceva ancora su e giù dall’Argentina e la sua classifica italiana era scesa di parecchio. È il 22 agosto del 2017, Luciano ha 15 anni e, prima di tornare a Villa Gesell, voleva a tutti i costi raggiungere la classifica del coetaneo Lorenzo Musetti e per questo si iscrisse a due tornei contemporaneamente ma a Acquapendente, in provincia di Viterbo, e Rimini, 200 chilometri di distanza. Nell’andirivieni in macchina con Macchione videro pure la morte in faccia, in un incidente da cui uscirono miracolosamente illesi.
Famiglia e carriera di Darderi
Per Luciano, una certa somiglianza con Matteo Renzi da giovane, il tennis è un affare di famiglia. Lo allena suo padre Gino, tra i migliori tennisti argentini alla fine degli anni ’80, e suo fratello Vito, il diciottenne suo sparring partner e sempre presente in tribuna (in felpa bianca con cappuccio nei momenti cruciali della maratona notturna contro Jodar, era quello che dagli spalti lo invitava a respirare, mantenere la calma e ricominciare a picchiare) è il numero 193 nel ranking junior ITF. Ma anche se non c’è più, nella formazione tennistica del campione affamato di vittorie e risultati è stata fondamentale sua nonna Elisa che sacrificava la pensione per comprargli le racchette. Non a caso ha il suo nome tatuato sul braccio ed è per lei il bacio che indirizza verso il cielo ad ogni vittoria. Nonna Elisa ha fatto in tempo a vedere i primi trionfi del nipote: a livello juniores Darderi esplode nel 2020, prima che il mondo intero si fermasse per il Covid, quando vince i tornei junior di Grado 1 di Cuenca, Lambare e Porto Alegre. L’anno dopo incamera due titoli ITF in tornei da 15 mila dollari e a fine stagione, centra la prima finale in di un Challenger, partendo dalle qualificazioni. Nel 2022 si dedica quasi esclusivamente ai tornei Challenger e nel 2023 a Cordoba vince la sua prima partita ATP. Una città che gli porta fortuna, visto che proprio lì l’anno seguente vince il primo titolo Atp diventando il 48esimo italiano in top 100 nell'era Open. Pochi mesi dopo, a Madrid, supera per la prima volta un turno in un Masters 1000, battendo il francese Gael Monfils, vince il Challenger di Perugia e chiude la stagione da numero 42. Il 2025 è l'anno del trionfo a Marrakech, a Bastad, e a Umag, terzo giocatore italiano a conquistare tre titoli sulla terra rossa nella stessa stagione, dopo Paolo Bertolucci e Matteo Berrettini e terraiolo com’è si spinge a sorpresa per la prima volta al terzo turno prima a Wimbledon, poi allo US Open. Il quinto titolo in carriera lo ha vinto a marzo di quest’anno, l’Atp 250 di Santiago. Adesso il campione dal fisico bestiale che ha dichiarato “Il tennis è una cosa che mi esplode dentro e che vorrei non lasciare mai”, è pronto a viversi la sua nuova avventura romana.