AGI - È morto a Brescia Evaristo Beccalossi, ex campione di Brescia e Inter. È quanto si legge sull'edizione online del Giornale di Brescia. Beccalossi avrebbe compiuto settant'anni tra pochi giorni. Il decesso è avvenuto nella notte appena trascorsa.
Da più di un anno le condizioni di salute di Beccalossi erano critiche a causa un'emorragia cerebrale che l'aveva colpito nel gennaio 2025 e un lungo periodo di coma. Il decesso è avvenuto nella notte alla Poliambulanza di Brescia, dove Beccalossi era ricoverato.
"Ci sembra impossibile. Nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone". L'Inter piange Beccalossi, storico numero 10 nerazzurro che si è spento nella notte a pochi giorni dal suo 70esimo compleanno.
"Il talento non si impara. È un dono, al massimo lo si alleva, con la testardaggine di chi è destro di piede e fin da bambino allena il sinistro nel garage di casa fino a diventare mancino, ambidestro, praticamente onnipotente con entrambi i piedi - il ricordo della società nerazzurra - Quello di Evaristo Beccalossi era limpido, abbagliante, in contrasto con una continuità di rendimento che a volte veniva meno nel corso delle partite ma che, sempre, gli veniva perdonata, dai compagni e dai tifosi. Fantasista: precisamente, Beccalossi. Gianni Brera lo aveva ribattezzato 'Driblossi'. L'arte di dribblare, di saltare gli avversari: azzardi sfrontati, quasi sempre riusciti, con leggerezza. Il bello del calcio, il modo più romantico per far innamorare i tifosi".
L'Inter cita anche una frase di Peppino Prisco, che aveva "fotografato l'iconicità di Evaristo: "Lui non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui. Lui non lo calciava, l'accarezzava riempiendolo di coccole".
"Le coccole di Evaristo sono state tante - si legge ancora nel cordoglio del club - dentro e fuori dal campo, negli anni in nerazzurro - dal 1978 al 1984 - e poi dopo, nella vita da ex calciatore, sempre al fianco dell'Inter, sempre dentro il calcio, tra Federazione, ragazzi da ispirare e far crescere. Da fantasista anche lì". "Quando arrivavo a San Siro i compagni non sapevano se avrebbero giocato in 10 o in 12: dipendeva solo da me", è invece la frase di Beccalossi ricordata dall'Inter, con quel 10 sulle spalle, arrivato dal Brescia su segnalazione di Sandro Mazzola, vestendo il nerazzurro in 215 occasioni: 37 gol, uno scudetto - quello del 1980 con tanto di doppietta nel derby -, e una Coppa Italia.
"Beccalossi è sempre stato l'uomo dei sogni: quello che ti poteva regalare una magia, in qualsiasi momento, e pazienza se non arrivava, tu lo avevi in campo e bastava quello, sapere di poter assistere, presto o tardi, a un dribbling, a una traiettoria impensabile. E pazienza, se in una notte di coppa, arrivarono due errori dal dischetto nel giro di cinque minuti", il riferimento alla sfida col Bratislava. All'Inter lascia non solo "un buon ricordo, ma anche un orgoglio profondo nell'aver avuto il 'Becca' nella storia del club. E quella malinconia che si mischia alla tristezza profonda di queste ore ci accompagna con l'ennesimo dribbling della vita di Evaristo".