Come si è arrivati alla squalifica

Marco Marangoni
di lettura

Il casco di Heraskevych

Le tappe della vicenda

  • Il 9 febbraio, durante gli allenamenti ufficiali, la federazione internazionale (IBSF) notifica al CIO che Heraskevych indossa un casco con immagini di atleti ucraini uccisi durante l'invasione russa dell'Ucraina;
  • Il 9 febbraio, il CIO incontra l'allenatore dell'atleta e il vice capo missione del Comitato olimpico nazionale ucraino per spiegare che il casco non è conforme e illustra dettagliatamente le diverse opzioni a disposizione degli atleti per esprimersi;
  • Il 10 febbraio, il CIO informa Heraskevych che il suo casco non è conforme alla Carta Olimpica e ad altre regole, in particolare alle Linee Guida del CIO sull'Espressione degli Atleti. Per commemorare la perdita dei suoi compagni atleti, il CIO offre all'atleta una fascia nera al braccio e/o un nastro nero come soluzione alternativa all'uso del casco;
  • Il 10 febbraio, in una conferenza stampa serale Heraskevych dichiara che avrebbe comunque utilizzato il casco in gara e che avrebbe apertamente sfidato le Linee Guida del CIO;
  • L'11 febbraio, in una seconda lettera, il CIO informa nuovamente lo skeletonista che non gli sarebbe stato permesso di partecipare alla gara del giorno 12 se avesse indossato quel casco;
  • L'11 febbraio, dopo il controllo tecnico all'equipaggiamento, Vladyslav Heraskevych conferma per iscritto la sua intenzione di indossare il casco. Il CIO incontra al Villaggio olimpico di Cortina l'atleta e la missione ucraina per ribadire la sua posizione e propone alternative;
  • Il 12 febbraio, alle ore 8.15, la presidente del CIO, Kirsty Coventry incontra l'atleta assieme al padre Mykhailo spiegando, per l'ultima volta, la posizione del CIO ma Heraskevych, come nei precedenti incontri, si rifiuta di cambiare la sua posizione: scatta la revoca dell'accreditamento olimpico.
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