AGI - I mondiali 2026 continuano a far parlare, e non solo per le performance dei suoi protagonisti. Molti utenti dei social, infatti, sono rimasti colpiti da un dettaglio - apparentemente secondario rispetto ai risultati degli incontri - ma che ha catturato l'attenzione di tanti appassionati. Durante le partite della sua squadra il calciatore portoghese Pedro Neto ha infatti indossato un paio di scarpini bucati.
In tanti si sono domandati il perché di questa scelta ,tuttavia, a dispetto delle numerose speculazioni lo stile o la scaramanzia non c'entrano. La motivazione che si nasconde dietro questa scelta è infatti legata a un problema medico.
Cos’ è la sindrome di Haglund?
Questa patologia accomuna molti sportivi nel mondo del calcio. Si tratta di una malformazione del piede, che pragmaticamente consiste in una vera e propria sporgenza ossea anomala che si forma sul retro del tallone, esattamente dove si aggancia il tendine d'Achille. Il vero problema sorge quando l'area si scontra con la struttura rigida delle scarpe da gioco, poiché il contatto continuo con gli scarpini genera un attrito costante, che finisce per infettare e irritare i tessuti molli circostanti, dando luogo a una un'infiammazione della sacca liquida che protegge l'articolazione.
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Perché fare scarpe su misura non aiuta
In questo caso, optare per scarpe specifiche e su misura non basta. Tecnicamente, i calciatori usano già scarpini personalizzati, ma quando la malattia di Haglund è in fase acuta nemmeno le scarpe adatte arginano il dolore. Questo perché le calzature sportive moderne hanno scocche posteriori molto rigide per garantire stabilità e, se il tallone è gonfio e infiammato, qualsiasi millimetro di materiale che prema sull'osso diventa doloroso.
Ecco perché la scelta di rompere la parte posteriore degli scarpini diventa l'unica via per azzerare la compressione. Eliminando lo sfregamento alla radice, i calciatori riescono a scattare e correre senza essere tormentati da fitte insostenibili, con buona pace dell’estetica.