AGI - Quattro episodi distribuiti in due serate evento, in onda il 9 e il 10 novembre in prima serata su Rai 1, ripercorreranno la vita, l'impegno e il sacrificio di Rosario Livatino, il primo magistrato beato della storia della Chiesa. A raccontare la genesi e il senso profondo del progetto all'AGI sono il regista Michele Placido e i due interpreti principali: Giuseppe De Domenico, che presta il volto a Livatino, e Leonardo Maltese, chiamato a dare corpo a uno dei suoi giovani carnefici.
"Ci siamo accorti che manca, non solo nella fiction ma anche al cinema, quel cinema cosiddetto civile che ha fatto la storia negli anni '50 e '60 con i grandi registi come Francesco Rosi, Elio Petri e Damiano Damiani", ha sottolineato Michele Placido. "Il cinema dovrebbe avere più indipendenza e raccontare storie capaci di far leggere la realtà di oggi. Questo dipende molto dall'attenzione che qualsiasi governo deve porre a un aspetto che fa parte della nostra civiltà cinematografica".
Riflettendo poi sul disagio giovanile e sul rapporto con le istituzioni, Placido ha aggiunto: "Oggi certi aspetti della vita quotidiana riempiono le prime pagine con giovani non contenti. Non tutti i ragazzi devastano o assalgono, ma c'è un'attenzione che manca e si nota poca fiducia nello Stato. Come diceva Rosi, bisognerebbe persino proiettare i film civili nelle scuole per sollecitare i giovani, che devono impegnarsi e fare delle scelte: a me capita ancora oggi di sentire persone che raccontano di aver scelto di fare i poliziotti o i carabinieri dopo aver visto La Piovra".
Il percorso narrativo punta a parlare direttamente alla coscienza dei singoli, come spiegato da Giuseppe De Domenico: "Più che far ritornare gli italiani a credere nella giustizia — discorso che rischia di staccare la percezione della gente dalla realtà —, si tratta di riavvicinare le persone al concetto di credibilità. Bisogna capire quali sono quei valori, quelle bussole interne che ognuno di noi possiede per fare delle scelte. È un discorso trasversale, che riguarda la vita di tutti i giorni, i rapporti con la famiglia e con i colleghi. Se con questa storia riusciamo a far capire che nelle scelte quotidiane che compiamo nei nostri appartamenti e nei nostri uffici ci sono delle conseguenze, allora si comprende come nella semplicità possa nascere qualcosa di straordinario, persino la beatitudine".
L'opera approfondisce parallelamente la parabola dei carnefici attraverso la figura di Tano, interpretato da Leonardo Maltese: "È un personaggio sfaccettato e complicato: ne vediamo la discesa verso azioni maligne, ma anche la provenienza da una famiglia umile e la volontà di cambiare la realtà che lo circondava, proprio come la sua antitesi Livatino, anche se i due prenderanno poi strade opposte".
Maltese si è infine soffermato sullo spaccato sociale e sul dramma delle dipendenze raccontato nella serie: "C'è il momento in cui questi ragazzi scoprono l'eroina, un tema che ritengo molto attuale se guardiamo all'epidemia di crack in tanti quartieri periferici di questo Paese. Questa droga da qualche parte deve pur arrivare e bisogna analizzarla: per me è stato un onore interpretare questo personaggio e prendere parte a questa storia".
A suggellare l'importanza dell'opera presentata all'Auditorium è stata anche la presenza in sala del Capo dello Stato per la prima proiettata in anteprima: "Abbiamo il piacere e l'onore di avere il Presidente Mattarella, che ha voluto assistere a questa serata. Per noi è un motivo di grande orgoglio e come cittadino mi sento contento e felice. Vuol dire che c'è fiducia da parte di un Presidente della Repubblica siciliano e che ancora oggi bisogna mantenere alta l'attenzione: il malaffare c'è e il male esiste ancora", ha concluso Placido.