Al festival capitolino, Bardem presenta anche la sua ultima fatica, "El ser querido" per la regia di Rodrigo Sorogoyen. A chi gli chiede se in futuro, forte anche del ruolo di regista interpretato proprio in questo film, gli piacerebbe passare dietro la macchina da presa, l'attore risponde con una battuta: "I registi sono pazzi. È troppo lavoro, preferisco fare l'attore, cosi' posso concentrarmi di più. Quando osservo i registi, sono sempre stupito dal fatto che debbano prestare attenzione a cosi' tanti dettagli, a cosi' tante decisioni e punti di vista. Non so come facciano a proteggere davvero la propria visione. Mi stupisce sempre, e ci riescono. Per me è difficile, preferisco recitare". Sull'eventualità di essere diretto in futuro da un cineasta italiano, Bardem non ha dubbi: "A chi non piacerebbe?".
L'attore ha poi regalato una profonda riflessione sul ruolo sociale della settima arte: "Credo che il cinema sia importante nel senso che ci rappresenta e ci offre un modo per connetterci sempre di più gli uni agli altri in questo tempo di disconnessione. Un'epoca in cui pensiamo di essere connessi, ma in realtà siamo distanti e creiamo intorno a noi dei bunker di disinformazione. Sedersi in una sala buia con i propri amici e con i propri simili per sperimentare, non solo guardare, ma vivere un'emozione e un viaggio, e' una cosa bellissima capace di unirci".