AGI - Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, ha presentato alla Festa del Cinema di Roma il docufilm "Lorenzo – L'incredibile avventura di Jovanotti", diretto da Dario Zonta e Carlo Zoratti. Il film ripercorre una vita straordinaria fra canzoni, successi, viaggi e tanta bicicletta: un lungo racconto che va dagli esordi in radio ai bagni di folla dei beach party, degli stadi e delle arene. Non mancano le origini nella Capitale e il rapporto con i genitori.
La scelta di cedere il controllo sui propri ricordi
L'artista ha spiegato come sia nata la collaborazione con i due registi e la scelta, per lui inedita, di rinunciare completamente alla supervisione creativa del progetto.
"Ho dato a loro le chiavi di casa, diciamo così, ho detto loro che non volevo il controllo di questo film, ho usato una metafora che è quella della zebra o della giraffa nella savana, ho detto: io sono la giraffa e voi siete come David Attenborough che le segue. Però la giraffa non sa di partecipare a un film, è il soggetto del film", ha scherzato. "Se io entro anche solamente in parte nel controllo del film diventa un'altra cosa, diventa la solita cosa mia dove ho sempre il controllo del prodotto finale. Invece questa volta ho detto: fate voi, poi me lo farete vedere, non voglio sapere niente."
L'emozione del Super 8 e il ritratto dei genitori
Alla prima visione della bozza, Cherubini ha vissuto un'esperienza inaspettata, anche per via di materiali d'archivio che non sapeva esistessero:
"Non sapevo neanche che erano stati ritrovati questi Super 8 del mio babbo, quando l'ho visto lì è stata veramente una botta", ha confessato sorridendo. "Mi ha commosso, anche disturbato un po', nel senso migliore del termine, come le opere belle fanno. A un certo punto l'ho guardato e ho sentito che quel film metteva anche un punto. E a me non piacciono i punti, a me piacciono i due punti, mi piacciono le virgole, mi piacciono i punti di sospensione. Invece lì boom c'era un punto."
Sul rapporto con l'opera ha aggiunto: "Io non mi sento padre di questo film, mi sento figlio di questo film. Io sono il papà dei miei dischi, e poi nel tempo divento figlio delle mie canzoni, ma in questo caso sono proprio il figlio del film."
Parlando della famiglia e delle radici della sua identità, ha tracciato un ritratto intimo dei genitori e della loro influenza sulla sua vita:
"Il mio babbo era irruento, era grosso, entrava nelle stanze e c'era sempre un'opinione da imporre a tutti gli altri. Era un uomo di spettacolo in fondo non realizzato nella sua vita. Probabilmente ci ho pensato io a fare quello che lui non era riuscito a fare. E la mia mamma era proprio il contrario, era un po' più un buco nero, nel senso che attirava intorno a sé la gravità degli altri in maniera silenziosa, in maniera tenera, se ci penso adesso", ha raccontato.
L'infanzia, l'ingenuità del rock and roll e l'utopia nomade
Sul valore dell'infanzia come fonte di tutto ciò che si diventa, ha osservato: "Se questo film può essere utile a qualcuno che lo guarda è proprio per questo, per tornare alla propria infanzia, perché lì c'è il tesoro. Nella nostra infanzia c'è tutto quello che noi faremo dopo."
Sul tema del candore che attraversa la sua carriera, il cantante ha difeso l'ingenuità come scelta consapevole e non come limite:
"L'ingenuità è proprio un valore che io coltivo, perché il rock and roll, inteso come universo che io vivo e frequento, se perde l'ingenuità perde tutto. Non existe il rock and roll intelligente o un rock and roll maturo. Il rock and roll è pura ingenuità. Ci piacciono dischi suonati male, ci piacciono canzoni che sono nate così, come un fungo."
Infine, sul rapporto tra la sua musica e l'idea di utopia, ha offerto una riflessione sul senso del fare concerti e dello stare insieme: "L'utopia nelle canzoni è un'utopia temporanea, è l'utopia che dura il tempo di quella canzone, il tempo di quel concerto. Non è l'utopia che si realizza e poi ce l'andiamo ad abitare tutti quanti. È un'utopia nomade. Ci stai per il tempo in cui ci stai, poi dopo la vita rientra con i suoi casini, con le sue meraviglie, con le sue tragedie. La musica ti permette intanto di elaborarla."