"Il non cadere nell'imitazione è stata una scelta molto, molto cosciente, molto consapevole. Noi l'abbiamo cercata all'inizio in una maniera molto laica: non sapevamo esattamente dove saremmo andati, quanta parte di voce o di fisicità avremmo usato. La storia del ragazzone dei vicoli che diventa Pino Daniele era il periodo che mi sembrava forse più fertile e più interessante della sua produzione artistica, perché Pino Daniele a 26 anni aveva già fatto quattro dischi che hanno dentro buona parte dei brani più importanti che sono anche nel film; direi da Napule è a Chi tene 'o mare, a Nu buono guaglione, passando per Woman o A me me piace 'o blues. Il periodo è il più fertile anche in termini sentimentali, soprattutto se, come abbiamo fatto noi, non si insegue il genere biopic musicale, ma più il film di formazione: il ragazzo che diventa uomo", ha spiegato Posatore.