AGI - "In utero”, la nuova serie diretta da Maria Sole Tognazzi, arriva da domani 8 maggio su HBO Max portando sullo schermo il tema della genitorialità e delle nuove forme di famiglia. Al centro della narrazione c’è una clinica per la fertilità a Barcellona, intorno alla quale si intrecciano storie profondamente umane e contemporanee. Sergio Castellitto interpreta il dottor Ruggero Gentile, medico anticonformista e fondatore della struttura, alle prese con pazienti e percorsi esistenziali molto diversi tra loro. Identità, maternità, desiderio di genitorialità e libertà di scelta sono i temi che la serie affronta con sguardo diretto e senza giudizi.
Sergio Castellitto e la regista Maria Sole Tognazzi hanno rilasciato un’intervista video ad AGI, riflettendo sul significato di famiglia in un Paese in cui il dibattito pubblico continua a gravitare attorno al concetto di “famiglia tradizionale”.
La provocazione di Castellitto
“Ma soprattutto, qual è questa famiglia tradizionale?”, ha risposto Castellitto con provocazione. “Conosco coppie che hanno adottato figli, o che li hanno avuti con la procreazione assistita, e li crescono in modo ammirevole. E conosco persone che hanno avuto figli in modo naturale e tradizionale, eppure quei figli li porterei via, perché non meriterebbero quello che subiscono”.
La libertà di scelta
Per l’attore, il nodo centrale non è il modello familiare, ma la libertà individuale. “Il tema cruciale è la libertà di scelta — anche quella di non volere figli”, ha spiegato, collegando poi la riflessione alla crisi demografica occidentale: “Viviamo in un’epoca in cui non si fanno più figli, per ragioni economiche, culturali, personali. Eppure c’è chi affronta qualsiasi sacrificio pur di diventare genitore. Il desiderio nasce sempre da una mancanza”.
L'idea di famiglia della regista
Maria Sole Tognazzi ha raccontato come la propria storia personale l’abbia resa estranea all’idea di famiglia come schema fisso. “Provengo da una famiglia che, quando ero piccola, era considerata strana”, ha detto. “Per me famiglia significa costruire relazioni con le persone che scegliamo di avere nella nostra vita, con o senza figli”.
Il viaggio verso la felicità
La regista ha sottolineato come la serie voglia raccontare il bisogno profondo che spinge certe persone ad affrontare percorsi complessi — e a volte rischiosi — pur di avere un figlio. “Chi intraprende un viaggio simile lo fa per cercare felicità e il proprio posto nel mondo”, ha spiegato. “In Utero” parla anche di identità e trasformazione personale, incarnate nel personaggio di Angelo, giovane biologo trans della clinica.
Il ruolo del dottor Gentile
Castellitto ha parlato anche del suo dottor Gentile, un medico disposto a mettere la propria missione davanti agli interessi economici. “A un certo punto della vita si capisce davvero quali sono le cose importanti”, ha osservato. E sul mestiere dell’attore, con la consueta ironia: “Non ho mai creduto alle carriere pure. Un film si fa perché ci credi, oppure perché ti pagano bene. Noi attori, a volte, ci prendiamo troppo sul serio”.