AGI – Arriva Vasco Rossi nell'aula magna dell'Università di Salerno e esplode l'entusiasmo delle centinaia di persone accalcate per vedere da vicino il rocker di Zocca. L'Ateneo salernitano, infatti, ha conferito al cantautore emiliano il dottorato honoris causa in Politica e Comunicazione.
Accolto da un'ovazione al suo ingresso, Vasco Rossi, sulle note di una sua canzone in sottofondo, ha salutato il pubblico, che ha intonato il coro "Vasco, Vasco", per poi prendere posto accanto al rettore Virgilio D'Antonio.
Vasco: "Continuerò a fare concerti"
"Un dottorato di ricerca honoris causa in Politica e Comunicazione... per me? Questa proprio non me l'aspettavo". Inizia così, in un'aula magna gremita, la sua lectio magistralis Vasco Rossi, dopo essere stato proclamato dottore di ricerca honoris causa in Politica e Comunicazione all'Università di Salerno. "Dottorato significa che potrei anche insegnare, ma tranquillizzo subito i miei affezionati detrattori: continuerò a fare concerti", ironizza il rocker di Zocca, che si dice "davvero felice di essere qui, a Salerno, una città a cui - spiega - mi legano tanti ricordi e momenti importanti della mia vita".
Una canzone contro l'indifferenza
"Una canzone - dice Vasco Rossi - non risolve i problemi del mondo. Può cambiare l'umore di una giornata. Può aprire una crepa nel muro dell'indifferenza, può far nascere una domanda, restituire dignità a un sentimento, mettere in contatto persone che non si conoscono. Non sostituisce l'impegno politico, il lavoro civile o le decisioni concrete. Però può preparare il terreno. Può far capire che un problema esiste e che non siamo obbligati ad accettarlo in silenzio. A volte basta una frase per sentirsi meno soli. E se poi la cantano in 60mila la solitudine diventa appartenenza".
La canzone come resistenza attiva
Per il cantautore, "la vera responsabilità è fare in modo che, dopo aver cantato insieme, resti qualcosa: una consapevolezza, una domanda, magari il coraggio di guardare gli altri con un po' più di attenzione. Non voglio dire amore. Nelle mie canzoni non metto parole in più. Le distillo, tolgo il superfluo. Cerco la sintesi. Meno parole uso, più peso ha ciascuna di loro e più spazio lascio all'immaginazione di chi ascolta. È così che una canzone può arrivare al cuore. E diventare - conclude - una forma di resistenza attiva, contro il conformismo, la banalità e le menzogne".
Politica, libertà e responsabilità
"La politica non è soltanto quella dei palazzi, delle elezioni e dei programmi. È anche il modo in cui una società decide chi ascoltare, chi proteggere e chi lasciare ai margini". Doce ancora Vasco Rossi durante la sua lectio magistralis. "È il rapporto, sempre difficile, tra la libertà individuale e la responsabilità verso gli altri", aggiunge il rocker di Zocca, sottolineando che "non è il 'liberi, liberi' di fare quello che ci pare, non è così. Quando una canzone parla di solitudine, esclusione, ribellione, libertà, entra già in questo territorio. Non offre necessariamente una soluzione, ma mette in discussione - conclude il cantautore - ciò che sembra normale, inevitabile, già deciso".
Politica e comunicazione "subite e provocate"
Dal palco all'università, il mestiere non cambia. È comunicare. Vasco Rossi ha ricevuto dall'Università degli Studi di Salerno il dottorato di ricerca honoris causa in Politica e Comunicazione, un riconoscimento che mette al centro non i numeri straordinari della sua carriera, ma la sua capacità di costruire, nel tempo, un linguaggio e, soprattutto, una relazione con il suo pubblico diventata essa stessa fenomeno culturale. Politica e comunicazione "non le ho studiate sui libri. All'università ho fatto economia e commercio", ricorda Vasco durante la sua lectio magistralis. "Però, le ho vissute, le ho subite e qualche volta, lo ammetto, anche provocate. Ho scritto canzoni. Dopo quasi cinquant'anni scopro che possono diventare perfino una tesi di laurea. Che meraviglia!".
Dottorato all'unanimità
"Quando ho saputo che il conferimento di questo dottorato era stato votato all'unanimità sono rimasto davvero sorpreso. All'unanimità? A me? Io che sono sempre stato considerato divisivo. Ho pensato: possibile che non ci fosse nemmeno uno contrario?", confida il rocker, rompendo un po' il protocollo e incassando applausi anche per la sua spontaneità. "Questa unanimità, per me, è la prova concreta - sottolinea - che lo studio e la conoscenza aprono le menti e rendono davvero liberi dall'ignoranza e dai pregiudizi".
Secondo titolo ad honorem
È la seconda volta che il cantautore di Zocca entra nel mondo accademico con un titolo ad honorem. Nel 2005 era arrivata la laurea in Scienze della Comunicazione allo Iulm di Milano. Oggi, a distanza di oltre vent'anni, è l'Ateneo salernitano a riconoscere, nel suo percorso artistico, culturale e pubblico, un'esperienza di particolare rilievo per lo studio dei linguaggi e dei processi della comunicazione contemporanea. Non è soltanto una questione di canzoni. È il personaggio Vasco, con il suo lessico, le sue pose e un immaginario diventati riconoscibili immediatamente. Con i suoi testi ha parlato di fragilità, di solitudine, di desiderio, di amore, di disincanto, di voglia di vivere. E le sue canzoni sono diventate una sorta di archivio sentimentale di più generazioni.
La poetica di Vasco Rossi
"Quando una canzone entra nella vita degli altri - fa notare il cantautore - non appartiene più soltanto a chi l'ha scritta. Questa è la sua forza e anche il suo rischio. Per questo, cerco la parola giusta, quella che dice una cosa vera senza mettersi in posa. Comunicare non significa soltanto farsi capire, significa assumersi il peso di ciò che si mette nel mondo". E aggiunge: "Se esiste una 'poetica di Vasco Rossi', forse è tutta qui: dire le cose come le sento, senza trasformare la fragilità in una vergogna e senza confondere la libertà con il diritto di fregarsene degli altri. La ribellione non è soltanto dire di no. È rifiutare le parole già confezionate, le identità imposte, le risposte facili. È cercare un modo personale per stare nella realtà e, quando serve, provare a cambiarla".
Il tour e il pubblico di Fisciano
Vasco, intanto, continua a fare Vasco. E il 2026 lo ha riportato sul palco con una scaletta nella quale ha trovato posto anche 'Marea', brano del 1996 mai eseguito prima dal vivo e diventato una delle sorprese del tour. "Continuerò a fare concerti", assicura. C'è un pubblico che lo segue da decenni e ci sono nuove generazioni che 'sentono' il Blasco. E sono anche la continuità e la profondità del rapporto costruito con i diversi pubblici a rappresentare un'esperienza di grande interesse pure per la ricerca nel campo della comunicazione. Al campus di Fisciano dell'Ateneo di Salerno, tanti giovani, ma anche persone più avanti negli anni. Tutti ad attendere il cantante emiliano sulle note di 'Stupendo'. "Abbiamo dimostrato non soltanto come l'Università sappia aprirsi a saperi che si formano oltre le aule accademiche, ma anche che sia capace di accogliere grandi eventi. Questo era un grande evento. E noi siamo felicissimi", commenta il rettore Virgilio D'Antonio, al termine della cerimonia.
La parola e la responsabilità pubblica
"La parola, per me, è importantissima", sottolinea, poi, Vasco Rossi. "È un'arma potentissima, può manipolare, semplificare la realtà, creare nemici e vendere paure. Ma può anche dare voce - prosegue - a chi non riesce a farsi sentire, contrastare l'arroganza, difendere la tolleranza e l'inclusione. E qualche volta può essere una grande consolazione. Per questo chi comunica pubblicamente ha una responsabilità: deve sapere che ogni parola costruisce un clima. Può alimentare cinismo o fiducia, odio o confronto, rassegnazione o voglia di reagire".
Il silenzio e le conseguenze delle parole
"Anche il silenzio - spiega il cantautore - comunica. E anche una battuta può avere conseguenze, soprattutto quando arriva a molte persone. Questo dovrebbero sapere quelli che parlano in pubblico e parlano tanto - rimarca il rocker - Essere ascoltati non significa avere sempre ragione. Significa sapere che ciò che diciamo può essere ripreso, interpretato e trasformato. Una frase nata in una stanza - conclude - può diventare il pensiero di qualcuno, il titolo di un giornale, uno slogan, una risposta data a un amico".