AGI - Anna Wintour non sbaglia un colpo. Dopo New York, Londra, Parigi e Los Angeles, ha portato per la prima volta in Italia il suo format più ambizioso, Vogue World, e lo ha fatto scegliendo il salotto più fotografato del Paese: la Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. Il risultato è stato una macchina da 360 persone tra talent e performer, mezzo mondo dello spettacolo internazionale radunato a Milano in un colpo solo, e due milioni di euro destinati a una biblioteca a Quarto Oggiaro.
Non un semplice red carpet, ma un'operazione che tiene insieme moda, spettacolo e beneficenza con una precisione chirurgica che solo lei avrebbe potuto organizzare. Alle 20 in punto, sotto il tema "Where The Future Is Made By Hand", la Galleria si è trasformata in un palcoscenico teatrale per uno show di 45 minuti diviso in cinque atti, trasmesso in diretta streaming mondiale. Per garantire la riuscita dell'operazione, il monumento simbolo di Milano è stato chiuso al pubblico dalle 15, con traffico deviato e strade blindate per l'intera zona tra piazza Duomo e piazza della Scala. Un dispiegamento di forze che dice tutto sulla portata dell'evento che mai prima d'ora la città aveva concesso uno dei suoi luoghi più iconici a una sfilata.
Vogue World, i look delle star
Jennifer Lopez ha guidato la parata di arrivi con un abito Dolce&Gabbana Alta Moda 2026: bustier senza spalline in raso nero, corpetto trasparente ricoperto da applicazioni floreali in pizzo e ricami di paillettes, gonna ampia lunghezza tè stratificata in tulle. Guanti d'opera neri in tulle trasparente e una collana con una tormalina Paraiba da 74 carati hanno completato un look da diva d'altri tempi.
Deva Cassel ha sfilato con un abito da sposa che è un pezzo di haute couture vera: "Aurore", look 66 della collezione Dior Haute Couture Autunno/Inverno 2026-27 firmata Jonathan Anderson. Strascico in chiffon plissettato a mano su pizzo dégradé con motivi floreali, bustier strutturato e semitrasparente, scollo dritto alla Bardot.
Pamela Anderson ha scelto un abito in seta dorata di Ferragamo, con onde retrò e un trucco marcato, una scelta che stona volutamente con i suoi ultimi mesi di apparizioni struccate.
Heidi Klum ha puntato su un nude scuro semitrasparente, interamente ricamato, firmato dalla designer greca Celia Kritharioti.
Naomi Campbell è tornata sul total black firmato Matières Fécales, mentre Monica Bellucci, in prima fila per applaudire la figlia, ha confermato la sua cifra stilistica con il nero integrale.
Chiara Ferragni ha indossato un abito da sera Fendi con gonna in tulle, Dakota Johnson ha osato con giacca nera aperta e gonna trasparente. Tra le modelle, Irina Shayk ha sfilato in Versace, Vittoria Ceretti in couture Valentino, Maria Carla Boscono in Armani Privé; tra gli artisti, Ghali ha scelto un total look Gucci. Lo show ha giocato sul contrasto tra artigianato e futuro senza mai perdere ritmo. Quattro robot hanno sfilato accanto alle atlete azzurre, in una delle sequenze più discusse della serata. Roberto Bolle si è esibito in un assolo su La Traviata con sei ballerini, applauditissimo in mondovisione, mentre Alicia Keys ha chiuso cantando al pianoforte "I Feel Love" di Donna Summer e salutando la città con un "Milano, vi amo".
Il vero colpo di scena, però, porta la firma di Jennifer Lopez
Arrivata come ospite accanto a Domenico Dolce e Stefano Gabbana, si è alzata a sorpresa dalla prima fila per unirsi allo spettacolo, trasformandosi in un attimo da spettatrice a protagonista della passerella. Prima della festa in Galleria, la giornata aveva già consegnato due momenti destinati a restare. Alle 14 Prada ha aperto ufficialmente il calendario con "The Skirt": Miuccia Prada e Raf Simons hanno costruito l'intera collezione Primavera/Estate 2027 intorno a un solo capo, esplorato in oltre sessanta variazioni, con un pannello cromatico a contrasto che affiora dagli spacchi laterali come firma ricorrente.
Il pomeriggio è proseguito con Dhruv Kapoor, poi con l'appuntamento più carico di significato: Diesel. Quella del 22 settembre è stata l'ultima sfilata firmata da Glenn Martens, che lascia la direzione creativa del marchio dopo sei anni, restando al timone di Maison Margiela. Il brand ha trasformato l'addio in una festa con uno spazio allestito come un club, duecento performer mescolati al pubblico, collezione intitolata "The Party of Your Life". In prima fila, non a caso, c’era Sven Marquardt, lo storico buttafuori del Berghain di Berlino. La settimana milanese prosegue ora fino al 28 settembre, con Armani e Dolce&Gabbana attesi nel weekend di chiusura e un calendario da circa sessanta show tra fisici e digitali.