AGI - Al Castello di Santa Severa, si è chiusa l'87ª edizione di Miss Italia con la tradizionale Notte della Rivelazione. Alla finale sono arrivate le ragazze selezionate tra le 215 candidate che avevano partecipato alle prefinali nazionali di Roma. Ma la vera notizia di quest'anno non è solo chi ha vinto, ma come ci si è arrivati.
"Miss Italia – La docu-serie. La sfida oltre la bellezza"
Per la prima volta nella storia del concorso, la corona non è stata l'unico punto d'arrivo di una sfilata, lo è stata di una docuserie. Dall'8 al 13 settembre le quaranta finaliste sono state ospitate in un'Academy al Castello di Santa Severa, seguite da cinque coach: Francesca Ambrosetti, Fioretta Mari, Anna Vagli, Giulia Ghiretti e Gianmarco Chieregato. Tra loro, Giulia Ghiretti porta un profilo insolito per un concorso di bellezza visto che è campionessa paralimpica di nuoto e ingegnere biomedico. Il percorso ha incluso anche una lezione di storia dell'arte con una docente dell'Università di Urbino e una collaborazione con la Polizia di Stato. Tutto questo materiale è confluito in "Miss Italia – La docu-serie. La sfida oltre la bellezza", andata in onda a episodi giornalieri dal 15 al 20 settembre su San Marino RTV e RaiPlay, con la conduzione di Giulia Salemi. Roberto Sergio, direttore generale di San Marino RTV e RaiPlay, aveva spiegato l'obiettivo dell'operazione: "raccontare la bellezza non come un modello astratto, ma come espressione autentica dell'identità" di ciascuna concorrente. Sulla stessa linea la patron Patrizia Mirigliani, che ha definito l'Academy "una svolta determinante al Concorso, per le donne e grazie alle donne”. Il cambio di passo arriva al termine di un decennio complicato.
Dalla cancellazione dal palinsesto Rai fino all'Academy
Nel 2013 la Rai, sotto la presidenza di Anna Maria Tarantola, tolse Miss Italia dal palinsesto di Rai1, dove il programma era stato per decenni un appuntamento di prima serata. Tarantola ha ricordato di recente le ragioni di quella scelta: "Dare evidenza alla sola bellezza femminile senza sottolineare i talenti non ha senso". Da lì il concorso ha cambiato più volte casa televisiva. Nel 2020, in piena pandemia, Mirigliani eliminò la classica sfilata in passerella e in costume, sostituendola con un colloquio tra le concorrenti e la giuria, proprio per allontanare il concorso dallo stereotipo della donna oggetto. Nel 2024 arrivò il "Glam video", un formato pensato per far emergere la personalità delle ragazze oltre l'immagine, con la finale condotta da Nunzia De Girolamo a Porto San Giorgio. L'Academy di quest'anno è insomma l'ultimo tassello di un processo già avviato, portato però per la prima volta fino al formato seriale.
Giulia Salemi conduttrice
Giulia Salemi, la conduttrice, ha iniziato la sua carriera passando prima da Miss Piacenza e poi da Miss Italia, prima di diventare nota al grande pubblico con il Grande Fratello Vip e Pechino Express e nell'edizione 2014 vinse la fascia di Miss Tv Sorrisi e Canzoni. A guidare il racconto di un concorso che prova a smarcarsi dalla logica della pura sfilata c'è quindi una ex concorrente diventata volto televisivo per tutt'altre ragioni, non la bellezza fissata su un palco, ma la capacità di stare dentro un reality e raccontarsi in diretta. Difficile immaginare un testimonial più coerente con l'operazione.
Il primo concorso del 1939
Vista da lontano, la trasformazione di quest'anno è meno rivoluzionaria di quanto sembri.’Il concorso partì nel 1939 come gioco fotografico ideato da Dino Villani e Cesare Zavattini, sponsorizzato da un dentifricio, con premi che andavano da una pelliccia a una cucina a gas, da un lampadario di Murano a un soggiorno a Cattolica. La prima vincitrice, la quattordicenne Isabella Verney, fu scelta da una giuria in cui sedevano Zavattini e Vittorio De Sica; il concorso riprese nel 1946 dopo lo stop bellico con il nome che conosciamo oggi. Negli anni successivi, stabilitosi a Salsomaggiore Terme, avrebbe visto sedere in giuria nomi come Totò, Mastroianni, Sordi e Claudia Cardinale. Un concorso fotografico per vendere dentifricio diventato evento nazionale, poi programma di prima serata, poi format in cerca di identità e oggi docuserie streaming. La costante, in 87 anni, non è la forma ma l'adattamento continuo.