AGI - Raccontare il dramma delle libertà negate e la forza salvifica dell'arte, capace di sopravvivere a ogni censura: è questo il cuore di 'Balcanica', il nuovo film diretto da Nicola Sorcinelli presentato alla Giornate degli Autori che porta sul grande schermo il doloroso viaggio di chi è costretto a lasciarsi tutto alle spalle.
La storia prende le mosse dal 2021, quando in Afghanistan la musica viene messa al bando. Il divieto costringe Nazar, un direttore d'orchestra, e suo figlio Jalil, giovane suonatore di tuba, ad abbandonare il proprio Paese. Ha così inizio il loro difficile viaggio lungo la rotta balcanica verso l'Italia, portando con sé le ingombranti tube e la speranza di poter tornare a suonare. Lungo il cammino incontreranno Greta, una giovane dottoressa italiana, in un incontro destinato a cambiare per sempre le vite di tutti.
La scintilla del regista Nicola Sorcinelli
"Sono sempre stato molto vicino alle storie di libertà negate", ha spiegato il regista Nicola Sorcinelli, sottolineando come la notizia del bando della musica in Afghanistan sia stata la vera scintilla del progetto. "È un film che nasce da un'incomprensione profonda verso queste privazioni imposte agli esseri umani: storie che mi entrano nello stomaco e che inevitabilmente devono sfogarsi in un racconto".
Matilda De Angelis nel ruolo di Greta
A rappresentare il punto di vista dell'Occidente, e protagonista della pellicola, è Matilda De Angelis nel ruolo di Greta. "Il mio personaggio esprime lo sguardo occidentale, di chi vive il privilegio di potersi imbarcare in un viaggio sapendo di poter sempre tornare indietro", spiega l'attrice. "Greta vive una lotta interiore tra il limitarsi a svolgere un compito assegnato e il non poter più permettersi di ignorare gli esseri umani che ha davanti".
La critica alla narrazione sui migranti
De Angelis rivolge una critica profonda alla narrazione disumanizzante dei flussi migratori, in cui si parla spesso "solo di numeri" e non di persone, per poi allargare la riflessione al valore assoluto della libertà di espressione: "Questo film ci ricorda cosa succede quando arte e creatività vengono censurate. Ci sono tanti modi per sterminare una popolazione, per affamare un popolo: lo vediamo ogni giorno, da Cuba alla Palestina. Ma anche l'arte è emblematica, perché è metafora della libertà di espressione. Viviamo ancora in un mondo in cui possiamo fare film, portare la nostra visione, parlare, studiare, leggere. È un privilegio enorme".
De Angelis anche produttrice associata
"Balcanica" ha rappresentato per l'attrice un progetto talmente vitale da spingerla ad abbracciarlo in toto, andando oltre il suo ruolo tradizionale per diventarne anche produttrice associata: una scelta nata dalla necessità di non restare inerme. "Sentirsi impotenti è uno stato mentale molto comune di fronte a cose che ci sembrano grandissime. Spesso si ha la sensazione di essere troppo piccoli rispetto a un fenomeno troppo grande", sottolinea De Angelis. "Eppure l'impotenza è un'azione non agìta, una potenzialità mancata. L'azione è l'unica cosa che non ci rende impotenti, perché ci dà la possibilità di provare anche solo a immaginare qualcosa di diverso. In questo senso provo enorme ammirazione per le persone che scendono in campo, si sporcano le mani, si mettono al servizio degli altri e agiscono".
Il passo verso l'empatia
"Il passo verso l'empatia che Greta compie nel film", ha concluso, "è metaforicamente lo stesso passo che, se riuscissimo a compierlo come umanità, sarebbe determinante per un vero cambiamento".
Babak Karimi e la connessione personale
Al suo fianco, a prestare il volto al coraggioso direttore d'orchestra in fuga, c'è Babak Karimi, attore che vive questo ruolo con una profonda connessione personale: "L'arte è una malattia che, quando ti prende, non ti molla più", ha dichiarato. "L'ho verificato con mio padre, interdetto dalle sue attività durante la rivoluzione, che però non è mai rimasto un giorno senza creare o lavorare. L'artista non può stare senza la sua arte. Quando ho letto questo personaggio me lo sono sentito cucito addosso, perché racconta sfaccettature che ho vissuto e visto intorno a me".