AGI - "Probabilmente questa è la Mostra più politica che abbiamo avuto da molti anni a questa parte". E se lo dice Alberto Barbera, per la 19esima volta alla guida della Mostra del Cinema di Venezia, c'è da crederci.
"Non per una nostra scelta. È perché il cinema contemporaneo è una sorta di finestra sui problemi più rilevanti che dobbiamo affrontare quotidianamente, quelli che leggiamo nelle notizie, sui giornali e nei media - spiega poi - Ci sono tutti i problemi: la guerra, la Palestina, le tirannie, i conflitti sociali, la riduzione delle libertà ovunque, il problema della coppia e, soprattutto, il problema dei giovani, che si trovano ad affrontare un futuro che sembra senza speranza, con una scuola che non è in grado di prepararli ad affrontare il proprio futuro. Questo, direi, è il tema principale della Mostra del Cinema".
A Venezia un tuffo nell'attualità e nei conflitti
Saranno quindi un tuffo nell'attualità, nei conflitti e nei contrasti che attraversano popoli e nazioni le circa 200 opere che saranno proiettate dal 2 al 12 alla Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia. Non va dimenticato, inoltre, che quest'anno in giuria compare anche Kaouther Ben Hania, vincitrice lo scorso anno del Leone d'argento - Gran Premio della Giuria (e da più parti indicata come vincitrice morale del festival) con "La voce di Hind Rajab", una straziante pellicola che ha raccontato con audio originali gli ultimi istanti di vita di una bambina palestinese, trascorsi al telefono con i soccorsi mentre, in auto con zii e cugini, cercava riparo al fuoco dell'esercito israeliano nel gennaio 2024.
E poi ci sono le centinaia di firme (tra le tante quelle di Annie Ernaux, Roger Waters, Matteo Garrone, Anna Foglietta, Fabrizio Gifuni, Greta Scarano, Jasmine Trinca, Luigi Lo Cascio) di Venice4Palestine, che chiede, tra le altre cose, di esporre una bandiera palestinese durante la Mostra. E infine c'è "Naza", film inserito in extremis in Concorso che, si legge nella sinossi ufficiale, "girato di notte sui tetti di Tel Aviv, rivela in dettaglio i sistemi alla base della calcolata uccisione di massa di civili palestinesi da parte di Israele a Gaza".
Meno Hollywood
Se la presenza di tematiche legate all'attualità, alla geopolitica o alla violazione delle libertà individuali si è andata consolidando durante le ultime edizioni, c'è un altro trend sotto gli occhi di tutti: il progressivo allontanamento delle major hollywoodiane. Tra i 21 film in concorso è solo la pellicola di Martin McDonagh, "Wild Horse Nine", ad avere il sostegno di una major hollywoodiana, Searchlight Pictures, etichetta di Disney. Non si tratta di un fenomeno che interessa solo Venezia, visto che già a Cannes lo si era visto.
Ed è anche comprensibile, visto il momento complesso che Hollywood sta vivendo negli ultimi tempi. La ragione ufficiale, per molti dei titoli assenti, è che le pellicole non erano ancora pronte. È stato così per "Dune: Part Three", mentre "The Adventures of Cliff Booth" ha subito ritardi nella post-produzione. Per "Digger" di Alejandro Gonzalez Inarritu con Tom Cruise, invece, Warner Bros ha scelto di non partecipare ai festival per ragioni di marketing mentre per "Artificial" di Luca Guadagnino, infine, era già pronto, ma il distributore Neon ha deciso di rinviare la sua uscita commerciale. E non va dimenticato che l'80esima edizione del 2023 si era svolta con una presenza fortemente ridotta delle grandi star di Hollywood a causa dello storico sciopero del sindacato SAG-AFTRA.
Niente major di Hollywood, quindi, per questa edizione. Ma ciò non significa affatto niente star. Negli 11 giorni della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica calcheranno il red carpet artisti come George Clooney, Penelope Cruz, Javier Bardem, Robert Pattinson e poi Liam e Noel Gallagher, Pamela Anderson, Dakota Johnson.