AGI - "Avete visto come è rilassato Sandokan anche mentre combatte? Il suo personaggio mi ha insegnato tanto. Ognuno di noi è un guerriero, abbiamo tutti le nostre battaglie nella vita ma non bisogna mai dimenticare di sorridere, magari potessimo essere tutti Sandokan". Così l'attore turco Can Yaman al Taormina Film Festival, dove in mattinata era stato accolto da un autentico bagno di folla e dal delirio di centinaia di ragazzi e fan in attesa per ore pur di strappare un selfie o un autografo.
"Veramente non sono d'accordo con l'idea che la serialità oggi sia sempre veloce. Soprattutto in Italia le cose sono lente – ha spiegato Yaman che ha atteso ben 5 anni per andare sul set di Sandokan –. In Turchia non è così: giriamo un episodio di 150 minuti in sei giorni, arrivando a 50 puntate a stagione. Quando si vende all'estero e si divide in tre, diventa una marea di episodi grazie alla nostra velocità. In Europa, invece, ogni cosa è lenta. Si aspetta che un progetto abbia successo, poi le tante teste delle piattaforme devono decidere il da farsi. Nel frattempo, se un attore è gettonato, firma con un'altra produzione perché non può aspettare".
Scelte drastiche e addio alla serie
Proprio queste dinamiche hanno spinto l'attore a fare scelte drastiche: "Se è questo il motivo per cui ho lasciato 'Viola come il mare'? Certo. Dopo un anno annunci che farai la seconda stagione, ma i contratti vanno fatti subito. Io sono andato avanti, non potevo aspettare che decidessero".
Il caso Sandokan e i tempi della serialità
Per Yaman, che dovrà attendere un anno per tornare sul set della seconda stagione Sandokan rappresenta un'eccezione assoluta: "È un progetto eccezionale, ma non puoi basare l'intera carriera sull'attesa. Io avrei preferito girare tre stagioni di fila: così si evita che gli attori invecchino, sono già calati nel personaggio e pronti fisicamente. Mantenere la preparazione, le coreografie e la fisicità per un arco di dieci anni in un ruolo commerciale è difficilissimo. Se non si fa un contratto blindato di tre anni, l'attore giustamente se ne va. Spesso in Europa lo si dà per scontato, e poi le produzioni si scandalizzano".
Nuovi progetti e sperimentazioni
Un'attesa che l'attore ha colmato diversificando i suoi ruoli: "Voglio amplificare il mio ventaglio lavorativo ed essere un attore il più completo possibile. Ho girato un progetto d'azione in Spagna e ora mi metto alla prova con una commedia in cui sarò un avvocato che non ci sa fare con le donne; in futuro potrei anche tornare alla commedia romantica, sul modello della transizione artistica fatta a suo tempo da Matthew McConaughey". Poi a sorpresa spoilera: "Non posso dire nulla, ma stiamo parlando anche per un progetto al cinema".
Il messaggio ai giovani
L'incontro è stato anche l'occasione per lanciare un messaggio profondo ai tanti giovani presenti, partendo dalla sua esperienza personale e dalla laurea in giurisprudenza: "La scuola è importante perché ti dà la base per poter andar via quando le cose non ti piacciono più. Sentirsi incastrato in un Paese è un problema che capita quasi a tutti, ma ci vogliono delle capacità e io le ho ottenute grazie a mia madre che mi ha dato gli strumenti. Ho studiato per fare l'avvocato, ma una volta finiti gli studi ho fatto ciò che volevo io".
Bellezza e intelligenza artificiale
Sollecitato sul rapporto con la bellezza estetica: "Non sono cresciuto con l'idea della bellezza, ho studiato e fatto tutto come una persona normale. Poi la bellezza ha aiutato come elemento aggiuntivo, ma da sola crea problemi se dentro si è vuoti", poi sul rapporto con l'AI "Ho iniziato a usarla due settimane fa, mi ha risposto così bene a una domanda che mi ha lasciato a bocca aperta. Se usata bene può essere utile, ma non credo possa sostituire gli artisti e il loro cuore. Se arrecherà danni si vedrà, ma gli artisti serviranno sempre", ha concluso.