AGI - Meryl Streep e Anna Wintour, sedute fianco a fianco, entrambe vestite Prada, entrambe con una sciarpa gialla, coordinate come se lo avessero pianificato, e in effetti lo avevano fatto. Annie Leibovitz ha premuto il pulsante dello scatto. E' una foto che vale più di qualsiasi trailer. Il risultato è la copertina del numero di maggio di Vogue US, e da quando è apparsa online non si parla d’altro.
Non è una copertina qualunque. È la prima volta che Anna Wintour, per oltre trent’anni direttrice di Vogue, oggi direttrice editoriale globale, condivide la copertina della sua rivista con qualcun altro in questa veste. E la persona accanto a lei è l’attrice che per vent’anni l’ha interpretata sul grande schermo, o meglio: ha interpretato Miranda Priestly, il personaggio ispirato a lei.
Due donne che incarnano la stessa figura iconica. La reale e quella di finzione, finalmente nello stesso fotogramma. Organizzare quello scatto ha richiesto mesi. La direttrice di Vogue US Chloe Malle, che ha preso il posto della Wintour alla guida della testata lo scorso settembre, ha descritto l’impresa come il risultato di una pianificazione maniacale e di insistenza fuori dal comune. La produzione del servizio ha coinvolto Grace Coddington come stylist, storica direttrice creativa della rivista, e Virginia Smith per la direzione della moda. Gli abiti sono stati selezionati, caricati e scaricati di persona. Le assistenti di Wintour erano presenti ai fitting.
Dalla riservatezza alla collaborazione totale
La riservatezza era totale. Wintour aveva imposto il silenzio a chiunque fosse coinvolto, incluse le figlie di Meryl Streep, che non sapevano nulla dello scatto fino alla pubblicazione. Il paradosso di questo momento è tutto nel confronto con il 2006, quando uscì il primo film. All’epoca, la sola idea di associarsi a una pellicola che satirizzava senza pietà il mondo di Vogue era sufficiente per perdere l’accesso alla rivista. Nessuno della moda voleva prestare gli abiti. Nessuno voleva esporsi. La stessa Wintour aveva assistito alla premiere quasi senza sapere cosa stesse per vedere, e aveva definito il personaggio di Miranda una caricatura, apprezzandola comunque, a modo suo. Vent’anni dopo, è lei stessa a sedersi accanto a quella caricatura e a posar per la copertina. Quando le prime voci sul sequel avevano iniziato a circolare, aveva chiamato direttamente Meryl Streep per chiederle se valesse la pena. L’attrice l’aveva rassicurata. Da lì, la collaborazione è diventata totale. Il servizio fotografico è accompagnato da una conversazione a due moderata dalla regista Greta Gerwig, scelta che dice già molto sul livello di questo lancio. Conversazione che è diventata già un fenomeno di costume.
Moda, potere e vita privata
Le due protagoniste parlano di moda come linguaggio del potere, e Streep osserva qualcosa che fa riflettere, le donne in posizioni di autorità continuano ad essere esposte fisicamente in modi che agli uomini non vengono mai richiesti. Completi, giacche, cravatte per loro. Braccia nude e scuse implicite per le donne. Poi entrambe si sciolgono parlando dei nipoti. Streep ne ha sei, tutti piccoli. Wintour otto. Due donne che hanno costruito carriere leggendarie e che, a settantasei anni, trovano il tempo più prezioso non nelle riunioni di redazione ma nelle partite di tennis in giardino con i bambini. “Ho sempre pensato che Vogue potesse aspettare”, dice Wintour. Una dichiarazione che, da lei, suona quasi rivoluzionaria, diciamolo.
La campagna di lancio e il ritorno di Runway
La copertina è solo uno dei tasselli di una campagna costruita con chirurgica intelligenza. Il 13 aprile arriva in edicola, vera, cartacea, un numero di Runway, la rivista fittizia che Miranda dirige nel film. Per un giorno, la finzione diventa reale. In copertina c'è Emily Blunt nel ruolo di Emily Charlton, l’ex assistente di Miranda che nel sequel guida un’azienda del lusso. Tra i titoli interni, un rimando al monologo più famoso del primo film: “Florals for spring? Groundbreaking.” Nel frattempo Meryl Streep è già apparsa a New York indossando il maglione ceruleo, quello del monologo, come se il confine tra personaggio e attrice avesse smesso di esistere.
Significato e impatto della copertina
Questa copertina c'è chi la celebra come il momento più alto della storia di Vogue. C’è chi invece la legge come il segnale definitivo che quell’epoca è finita, una rivista che deve mettere in copertina la propria ex direttrice e la sua versione hollywoodiana per fare notizia racconta qualcosa sullo stato del giornalismo patinato che va oltre il gossip. Entrambe le letture hanno senso. La verità è sempre nel mezzo. Quel che resta, al di là delle interpretazioni, è l’immagine in sé: due donne che hanno ridefinito ciascuna il proprio campo, sedute alla stessa altezza, vestite uguali, guardando nell’obiettivo di Leibovitz con la stessa calma di chi non ha più niente da dimostrare. Il Diavolo Veste Prada 2 arriva nelle sale italiane il 30 aprile. La copertina è già un successo. E nessuna delle due Miranda ha l’aria di chi ha finito di stupire.