AGI - Nuovo album per i Tiromancino, che tornano con "Quando meno me lo aspetto", in arrivo il 6 febbraio, e un tour teatrale al via il prossimo 10 aprile da Roma, all'Auditorium Parco della Musica. È sempre un piacere il ritorno sul palco di chi sa fare buona musica, soprattutto se il prodotto, giocando con le parole, è "inaspettato".
"È un disco nato in maniera molto spontanea, entrando in studio senza un progetto già tutto pianificato", racconta all'AGI Federico Zampaglione, leader dei Tiromancino, ma anche regista e sceneggiatore. "Semplicemente, un po' come facevo agli inizi della mia carriera, cioè, andare in studio, registrare, incidere in libertà, ascoltare, proprio per il piacere di condividere anche con i propri amici la passione per la musica e la ricerca musicale, che parte a volte da spunti imprevisti che ti portano poi magari a una canzone o a qualcosa di nuovo e di interessante".
Le influenze musicali e la spontaneità del 14° album
Nel disco "ci sono quindi molte influenze che hanno caratterizzato la mia vita e la mia passione per la musica, soprattutto il blues: c'è molta chitarra blues che ho suonato in questo disco rispetto al passato, ma ci sono anche molte cose legate all'elettronica, a un certo tipo di cantautorato più anni '70, c'è del folk, del country. Insomma – aggiunge – è un mix delle mie passioni musicali e poi ci sono testi che spaziano un po' a 360 gradi e raccontano quello che oggi penso e sento". Si tratta del 14° album in studio dei Tiromancino e arriva trainato dal primo singolo "Gennaio 2016", una ballata intensa dalla forte impronta cantautorale, molto apprezzata da pubblico e critica, tra i brani più passati dalle radio, e dall'uscita in digitale, il 30 gennaio, di "Sto da Dio", omaggio al blues e alla libertà. In totale sono 11 brani.
Il brano più sentito: "Gennaio 2016"
Qual è il più autobiografico o il più sentito? "I brani sono tutti sentiti, perché quelli che lo erano di meno non sono finiti nell'album. Non volevo che ci fossero canzoni riempitive o cose che non erano ispirate, quindi dipende anche un po' dall'argomento trattato. Ho cercato di essere diretto, spontaneo, alcuni testi sono scritti con mio padre che è un mio collaboratore da tanti anni e anche lì, abbiamo cercato di parlare in maniera diretta e sempre molto sentita. Forse – prosegue Zampaglione – un brano molto autobiografico può essere 'Gennaio 2016' perché sembra quasi la pagina di un diario. Parto da un'esperienza molto personale, da uno stato d'animo personale. Però mi sto rendendo conto che poi in questa canzone ci si stanno rivedendo altre persone perché seguono l'onda emotiva del pezzo e non la data o le cose troppo specifiche".
Il tour teatrale: scaletta e atmosfere
C'è un tour teatrale in partenza, come sarà lo spettacolo? Cosa troveremo in scaletta? "In scaletta ci sarà una buona parte di pezzi di questo nuovo disco – dice ancora Zampaglione – e le nostre canzoni che ci rappresentano di più, in un mix molto particolare e ricercato dove ci sarà un aspetto più rock, più suonato, più blues, ci saranno anche gli archi, un quartetto d'archi. E quindi sarà un bel mix di musica. Cominciamo da aprile nei teatri e poi andremo avanti nell'estate".
La nuova generazione di cantautori e il rap
Cosa pensi della nuova generazione di cantautori che spazia tra indie, rap e canzoni d'autore? Calcutta, Fulminacci, Franco126, Blanco... "Tutti nomi molto validi – dice il cantautore – diversi tra loro, ma sicuramente artisti che stanno scrivendo pagine molto importanti della contemporaneità, artisti che hanno saputo mettersi in discussione, in gioco, rinnovarsi e trovare un linguaggio tutto loro". E a proposito di linguaggio, quest'ultimo viene spesso messo sotto accusa per via di alcuni rapper. "I rapper comunque raccontano la loro realtà spesso senza fronzoli – sostiene Zampaglione – quindi sono crudi come il linguaggio, sono diretti. Poi anche lì ci sono dei dischi eccezionali, ci sono dischi magari un po' più pretestuosi o che a me piacciono di meno, ma sicuramente, la loro è una forma d'arte che va rispettata, non bisogna fare di tutta l'erba un fascio e il rap per me è sempre stato una musica importante, ci sono cresciuto, l'ho sempre ascoltata e sento spesso che fanno un po' quello che facevano anche i cantautori in passato, cioè raccontano senza filtri la loro vita e la loro realtà".
Musica vs cinema: istinto e ragione
Cantautore, regista e sceneggiatore. Meglio il palco o la macchina da presa? "Sono due cose talmente diverse, come dire: meglio la zuppa di pesce o il cacciucco? Io, personalmente, dipendo dai momenti. Sono due lavori diversi – conclude l'artista – la musica è più istintiva, il cinema è un pochino più ragionato, però ci sono delle parti di me, quella più solare, più intima, che si sposa meglio con la musica, mentre la mia dark side sicuramente va più d'accordo con il cinema, visto che faccio film thriller horror".